Estensione di vita dei vecchi reattori: Una nuova era di rischi http://www.progettohumus.it/public/forum/index.php?topic=2200
Traduzione di ProgettoHumus da http://out-of-age.eu
Quasi tre anni dopo il disastro nucleare di Fukushima, 25 reattori nuclear in Europa hanno quasi passato i 35 anni di funzionamento.
Più dei due terzi dei reattori atomici degli Stati Uniti hanno ricevuto un’estensione di licenze che li porteranno a funzionare per almeno 60 anni; ben al dì del loro periodo di vita ottimale. Stiamo entrando in una nuova era del rischio atomico.
Al gennaio 2014, l’età media dei reattori nucleari europei ha raggiunto i 29 anni. Un numero crescente di questi stanno raggiungendo età pari a 30 – 40 anni.
I progetti di costruzione di nuovi reattori nell’UE non sono in grado di realizzare sistemi capaci di sostituire quelli che si stanno avvicinando alla fine della loro operatività. A sua volta poi, il disastro di Fukushima ha messo freno a tutti i nuovi programmi di questo settore.
L’attuale strategia degli operatori nucleari, in gran parte dell’Europa, tra cui Svizzera, Ucraina e Russia, si rivolge ad una combinazione di prolungamento della vita dei reattori (chiamata anche Long Term Operation) ed ad un aumento della loro potenza.
Questi fattori, considerati insieme, possono avere un impatto importante sulla sicurezza della flotta nucleare europea.
Tuttavia stiamo assistendo ad una crescente domanda di nuove strategie, per evitare un fase-out dell’energia nucleare, in particolare nei paesi che non hanno sviluppato progetti energetici alternativi e praticabili.
La durata di vita è il periodo in cui si prevede che tutti i componenti dell’impianto possano operare secondo le specifiche tecniche per cui questi sono stati prodotti. I limiti del processo vitale includono anche un il tempo della loro dismissione.
L’invecchiamento fisico dei sistemi, strutture e componenti è parallelo a quello tecnologico, in quanto i reattori esistenti fanno riferimento a concetti di sicurezza datati. Ciò costituisce il fattore di rischio più importante.
Misure finalizzate ad aumentare la potenza dei reattori possono ulteriormente compromettere i margini di sicurezza. Una maggiore produttività genera un aumento di energia termica, di vapore e la necessità di acqua di raffreddamento. Di conseguenza, i sistemi di scambio termico e le tubazioni sono soggetti a maggiori sollecitazioni aggravando lo stato di meccanismi obsoleti.
L’introduzione di nuovi meccanismi inoltre, porterebbe a problemi legati alla compatibilità.
Sia l’estensione di vita e l’incremento della potenza, diminuiscono i margini di sicurezza originariamente progettati aumentando il rischio di incidenti.
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