domenica 9 marzo 2014

Acqua regionale, ispezione su condutture in amianto sotto controllo l'arsenico sopra i limiti di legge

«Sì, avete capito bene: l’acqua della rete Arsial che arriva nelle nostre case, passa attraverso condutture in cemento-amianto». Non hanno dubbi i residenti e allevatori nati e cresciuti nelle zone di Malborghetto e Camuccini. Le stesse aree coinvolte nell’ordinanza del Campidoglio sull’arsenico, pubblicata con ritardo rispetto alla data in cui i tecnici della Asl ne avevano comunicato la tossicità. «Già nel 2009 i Nas e i tecnici dell’Asl dichiararono l’acqua “avvelenata”. E non solo di arsenico - denunciano - Noi le condotte durante gli allacci le abbiamo viste e da allora nessuno le ha mai cambiate». Insomma lo spettro dell’amianto con il quale sarebbe ancora costruita gran parte della rete idrica dell’Arsial, l’Agenzia della Regione Lazio, il «carrozzone» usato come un bancomat dalla politica e finito sotto inchiesta della Procura di Roma è sempre più reale. «L’eternit c’è, ma non si vede - si sfogano abitanti e lavoratori - Qui nessuno ha mai fatto interventi e noi siamo andati avanti così». Da tempo i cittadini avevano denunciato lo stato di degrado e la cattiva manutenzione delle tubature costruite in amianto, sollecitando una verifica della situazione manutentiva, delle condizioni di messa in sicurezza del pozzo, nonché di quelle igienico sanitarie all’interno del pozzo stesso, dove avviene la captazione dell’acqua dell’Arsial. Ma l’Arsial, l’ente ritenuto superfluo e fonte di sprechi, oggi guidato da Antonio Rosati, un fedelissimo di Zingaretti, ha sempre ignorato quelle sollecitazioni.

LA DENUNCIA
Ad accendere i riflettori sulla presenza di arsenico e sulle fibre di amianto nell’acquedotto regionale, con particolare attenzione per la zona di Malborghetto e Camuccini è anche l’Osservatorio Nazionale Amianto (Ona). «È da tempo che abbiamo segnalato a Marino - spiega il presidente dell’Ona, Ezio Bonanni - la drammatica situazione legata alla presenza di arsenico e di tubature in amianto a Roma». E aggiunge: «Rivolgo un appello al Comune, affinché intervenga su tutti quei presidi tecnici e sanitari utili per evitare che nell’acqua degli acquedotti in questione ci sia presenza di arsenico e di amianto altamente tossico e cancerogeno». Tra il 1950 e il 1980 il fibrocemento, grazie alle buone caratteristiche fisico-meccaniche e di resistenza alla corrosione chimica, ha riscontrato un notevole successo di mercato. Per molti anni, anche per via dell’assenza di altri materiali competitivi per qualità e costo, sono state diffusamente realizzate reti idriche in fibrocemento «le stesse utilizzate per gli acquedotti mai cambiati dell’Arsial», si sfogano i residenti. «In Italia, la Legge (numero 257) ha posto il divieto di produrre e commercializzare i prodotti in cemento-amianto, non vietando l’utilizzo delle condotte già in esercizio e così capitano situazioni come queste dell’Arsial», spiegano gli esperti dell’Osservatorio, che puntano il dito contro l’agenzia della Regione.

LE INTERROGAZIONI
L’acqua “avvelenata” nella rete regionale arriva in Parlamento. Con la seconda interrogazione presentata in commissione Ambiente (dopo quella di Sammarco, Ncd) da Paola Binetti (Udc) «per avere chiarezza sulla vicenda». «L’auspicio è - aggiunge Binetti - che i nove mesi previsti dall’ordinanza Marino siano ridotti, ricorrendo tempestivamente a tutte le misure alternative possibili». E in Regione, Luca Gramazio capogruppo di Forza Italia ha depositato un’interrogazione e chiesto l’audizione dei vertici dell’Arsial «servono risposte chiare da parte del presidente della Regione e del sindaco». Intanto, ieri, in Comune si è tenuto un vertice per stabilire il cronoprogramma dei lavori sugli acquedotti: «Alcune situazioni potranno essere risolte in due-tre mesi», è stato comunicato.
Sabato 08 Marzo 2014 - 13:22
© RIPRODUZIONE RISERVATA di Elena Panarella http://www.ilmessaggero.it/ROMA/CRONACA/acqua_roma_arsenico_amianto/notizie/562234.shtml

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