tratto da https://ambientenonsolo.com/restoration-economy-le-imprese-protagoniste-della-riqualificazione-dei-territori/
Restoration Economy: le imprese protagoniste della riqualificazione dei territori

Investire nel ripristino della natura non è solo un dovere etico, ma anche una scelta strategica ed economicamente vantaggiosa. È questo il messaggio che emerge dal convegno “Restoration Economy: le imprese protagoniste della riqualificazione dei territori”, promosso dal Nature Positive Network – la rete che riunisce imprese e organizzazioni impegnate nella tutela del capitale naturale – insieme all’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po e alla Fondazione Sviluppo Sostenibile.
Una crisi che pesa sull’economia
La perdita di biodiversità e il degrado degli ecosistemi stanno generando costi crescenti. Secondo le stime, lasciare le cose come stanno significherebbe una perdita di 57 miliardi di euro l’anno in Europa e di 2,2 miliardi per l’Italia, con un valore cumulato al 2050 di oltre 1.700 miliardi per l’UE e circa 60 miliardi per il nostro Paese. In Italia, 58 ecosistemi su 85 sono in uno stato di conservazione sfavorevole e quasi la metà delle aree naturali (46,3%) è considerata a rischio. Solo il 9,9% degli habitat comunitari presenti nel nostro territorio gode di uno stato “favorevole”.
Eppure, i dati dimostrano che investire nella restoration economy conviene: ogni euro speso in ripristino degli ecosistemi genera un ritorno tra i 4 e i 38 euro.
Le voci dal convegno
“Rigenerare la natura – ha spiegato Edo Ronchi, presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile – è imprescindibile per contrastare la crisi climatica ed ecologica. Non muoversi rischia di compromettere la stabilità economica e sociale, mentre gli investimenti sono economicamente fattibili e portano benefici superiori ai costi”.
Particolarmente critica la situazione del bacino padano, dove consumo di suolo, inquinamento delle acque e perdita di habitat naturali minano la resilienza del territorio. Per Andrea Colombo, segretario generale facente funzione dell’Autorità di Bacino del Po, serve un nuovo modello di governance pubblico-privato capace di integrare ambiente, economia e società, con una gestione condivisa delle risorse idriche.
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