martedì 6 gennaio 2026

Polveri sottili nelle città europee: perché agire a livello locale è decisivo, dall'articolo di Marco Talluri ambiente e non solo

 tratto da https://ambientenonsolo.com/polveri-sottili-nelle-citta-europee-perche-agire-a-livello-locale-e-decisivo/


Polveri sottili nelle città europee: perché agire a livello locale è decisivo

Nonostante decenni di politiche per la qualità dell’aria, le città europee continuano a essere esposte a livelli di inquinamento da polveri sottili incompatibili con la tutela della salute. È quanto emerge dall’Urban PM2.5 Atlas – Air Quality in European Cities, 2025 Report, pubblicato dal Joint Research Centre della Commissione europea, che analizza in modo sistematico le origini spaziali e settoriali del particolato fine (PM2.5) in 150 aree urbane dell’Unione europea.

Il rapporto parte da un dato chiave: nel 2023 il 94% della popolazione urbana europea è stato esposto a concentrazioni di PM2.5 superiori ai valori guida dell’Organizzazione mondiale della sanità, fissati a 5 µg/m³ come media annua. Anche rispetto ai nuovi limiti europei al 2030 (10 µg/m³), oltre il 40% delle stazioni di monitoraggio non è ancora in linea. Le conseguenze sanitarie restano pesantissime: 239.000 morti premature nel 2022 nell’Unione europea sono attribuibili all’esposizione cronica al PM2.5.

Da dove arriva il PM2.5 che respiriamo in città

Il valore aggiunto dell’Atlante sta nell’andare oltre la semplice misurazione delle concentrazioni, per rispondere a una domanda cruciale per le politiche pubbliche: a quale scala conviene intervenire e su quali settori.

L’analisi mostra che, in media, circa il 24% del PM2.5 urbano deriva dalle emissioni della città stessa, mentre salendo alla “grande città” (area urbana più cintura dei pendolari) la quota sale al 38%. In oltre due terzi delle città analizzate, almeno il 30% dell’inquinamento da PM2.5 potrebbe quindi essere ridotto con azioni locali, senza attendere interventi nazionali o europei.


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