giovedì 28 dicembre 2023

anticipazioni de Il fatto quotidiano domani in edicola. LEGGE COSTA: IL FRONTE DEI PROCURATORI OBIETTORI DI COSCIENZA SPAVENTA IL GOVERNO. LA PROTESTA DELLA FEDERAZIONE DEI GIORNALISTI.

 tratto da https://www.ilfattoquotidiano.it/fq-newsletter/il-fatto-di-domani-del-28-dicembre-2023/

La giornata in cinque minuti

 Ascolta il podcast del Fatto di domani

LEGGE COSTA: IL FRONTE DEI PROCURATORI OBIETTORI DI COSCIENZA SPAVENTA IL GOVERNO. LA PROTESTA DELLA FEDERAZIONE DEI GIORNALISTI. Anche Raffaele Cantone, ex capo dell’authority anticorruzione e procuratore di Perugia, ha fatto sapere al governo che non negherà gli atti pubblici di custodia cautelare ai giornalisti. Lo ha detto oggi in un’intervista al nostro giornale, in cui valuta anche che “questa legge non è né utile né opportuna. Nessuna emergenza la giustifica in questo momento storico”. Per questo la campagna aperta dal Fatto contro la legge bavaglio firmata da Enrico Costa di Azione e votata dal centrodestra spaventa il governo: perché le prese di posizione di personalità autorevoli e influenti del sistema giudiziario potrebbero convincere altri magistrati a disobbedire alla norma (che, ricordiamo, è ancora in fase di approvazione) e finire per rendere nulle, nella prassi, le nuove disposizioni. Come ha scritto Giacomo Salvini sul Fatto di oggi, Carlo Nordio non ha gradito le parole dei procuratori contro la legge. Sul Fatto di domani vedremo che questo timore si sta trasformando in realtà: leggerete infatti le prese di posizione di altri pm di mezza Italia. Oggi intanto la Federazione della stampa (Fnsi) ha protestato sotto Palazzo Chigi contro una norma che, è la valutazione, limita la libertà di informazione dei cittadini.


FORZA ITALIA LA SPUNTA SUL SUPERBONUS: C’È LA MINI-PROROGA. IL GOVERNO PREPARA L’ENNESIMA RETROMARCIA. La premier è bloccata “al letto e al buio” da una sindrome otolitica (infiammazione dei timpani) e per questo ha rimandato la conferenza stampa di fine anno al 4 gennaio. In Parlamento però procede a tappe serrate l’iter della manovra di bilancio. Alla Camera si esaminano gli emendamenti delle opposizioni: circa una settantina, tutti con il parere contrario del relatore e del governo e quindi con pochissime chance di passare. La modifica che più agita la maggioranza, però, è quella sul superbonus 110%: secondo i piani dell’esecutivo, da gennaio doveva essere archiviato e ridotto a un bonus del 70% per i condomìni, per poi scomparire nel 2025. Forza Italia non era d’accordo. Per questo ha proposto quella che ha definito “non una proroga ma un’uscita ordinata” dall’agevolazione. L’idea è di permettere a tutti quelli che hanno completato almeno il 70% dei lavori entro il 2023 di usufruire dell’agevolazione del 110% per la parte ultimata. Di fatto, una proroga a tutti gli effetti. Su questa soluzione alla fine si è trovata la convergenza, ma con un decreto separato dal Milleproroghe approvato oggi in Consiglio dei ministri, per limitare i danni di immagine dell’ennesima retromarcia. “Grazie all’impegno di Forza Italia saranno tutelati imprese e cittadini, soprattutto quelli più deboli che non dovranno restituire soldi per i lavori non conclusi e verranno sostenuti per completarli. Passa la linea del buongoverno di Forza Italia”, si legge sul profilo X del partito (post-)berlusconiano. Sul Fatto di domani approfondiremo il peso politico di questo accordo strappato dai forzisti. Nel frattempo, procede la composizione del decreto Milleproroghe, con alcuni nuovi regali agli “amici”. La norma più discussa è la proroga di due mesi del regime fiscale di vantaggio per il mondo dello sport per i nuovi contratti sottoscritti fino a febbraio, serie A del calcio inclusa. Un’idea del senatore Claudio Lotito. Intanto il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha confermato che il giurì d’onore chiesto da Giuseppe Conte per le parole di Meloni sul Mes si farà entro il 9 febbraio.


I SIGNORI DELLA TV (CHE PERDE SPETTATORI). COME CAMBIA IL BUSINESS DEGLI AGENTI DI SPETTACOLO DOPO IL DIVORZIO PRESTA-AMADEUS. 70 ANNI DI RAI, UN BILANCIO. Da cinque giorni, e a poco più di un mese dal festival di Sanremo, sul portfolio degli artisti dell’agenzia Arcobaleno Tre, che fa capo alla famiglia di Lucio Presta, la faccia telegenica di Amadeus non c’è più. Il divorzio è stato annunciato poco prima di Natale, per “divergenze” che, secondo i retroscena più informati, sarebbero nate già durante l’ultima edizione del festival della canzone. Quello tra Presta e Amadeus è il divorzio più clamoroso dello spettacolo italiano degli ultimi anni. Ma è anche un segnale di equilibri che stanno cambiando nello star system della televisione italiana, che quest’anno ha assistito a numerosi traslochi tra una rete e l’altra. La Rai di stampo meloniano ha perso Bianca Berlinguer, sbarcata a Mediaset, spostato la punta di diamante del giornalismo televisivo d’inchiesta come Report alla domenica e imbarcato una nuova batteria di conduttori, tra cui Nunzia De Girolamo, che però non convincono i telespettatori. Del resto, l’emorragia di utenti dal vecchio teleschermo continua in maniera costante. Secondo i dati di ascolto dei primi nove mesi del 2023, pubblicati dall’Agcom, gli ascolti medi sono scesi del 2,8% rispetto all’anno scorso. Mediaset ormai ha superato la Rai (3,03 milioni di telespettatori contro 3,01) nelle medie giornaliere, ma ha più canali della concessionaria pubblica, che comunque vince sul prime time serale. Di fatto, tutti gli editori tv stanno solo contenendo più o meno le perdite, conseguenza di un declino incessante del mezzo televisivo. E la crisi produce nuovi equilibri. Potrebbero beneficiarne i concorrenti di Presta, come lo storico rivale Beppe Caschetto, agente di Fabio Fazio e di altri volti “di sinistra”, ma anche di Bruno Vespa. Caschetto ormai è orientato per lo più su La7. Oppure della situazione potrebbe avvantaggiarsi lo studio del sottosegretario di FdI Gianmarco Mazzi, ex sodale di Presta. Anche Sanremo potrebbe risentire di questi spostamenti. Sul Fatto di domani leggerete la nostra analisi di questa House of cards della tv italiana. Leggerete anche un bilancio di Nanni Delbecchi dei 70 anni di televisione pubblica (la prima trasmissione Rai è del 3 gennaio 1954).


UCRAINA E GAZA: LE STRADE DIFFICILI DEI PACIFISTI. 21.300 morti palestinesi e circa 200 soldati israeliani caduti. Questo finora il bilancio dell’operazione militare lanciata dallo Stato ebraico nella Striscia di Gaza in risposta al massacro del 7 ottobre di Hamas. L’Idf ha intensificato l’offensiva di terra e continua lentamente a guadagnare posizioni a nord e sud. Oggi ha annunciato che il figlio di Marwan Issa, vicecomandante dell’ala militare di Hamas, è rimasto ucciso in un bombardamento a Khan Yunis, nel settore meridionale. Le forze israeliane hanno espresso rammarico per le decine di vittime civili provocate dall’attacco di domenica scorsa sul campo profughi al-Maghazi, nel centro della Striscia, in cui è stato usato un tipo di armi di portata eccessiva, che ha provocato “ingenti danni collaterali” che si sarebbero potuti evitare. La Cnn ha pubblicato un video dove si vedono donne e giovani tenuti prigionieri in mutande dai soldati israeliani dentro uno stadio di Gaza. La prospettiva di raggiungere un accordo per una nuova tregua temporanea si allontana. L’Egitto ha confermato di aver presentato a Hamas e a Israele un piano in tre fasi per arrivare a un cessate il fuoco, ma al momento nessuna delle parti ha risposto. L’organizzazione islamista che governa a Gaza intanto ha lanciato un appello a manifestare in tutto il mondo dal 29 al 31 dicembre contro l’aggressione israeliana. Sul Fatto di domani parleremo dei giovani che rifiutano il servizio militare. Non solo in Israele, ma anche in Ucraina, l’altro grande conflitto con cui si chiude il 2023. Qui, a differenza che nel Medio oriente, la controffensiva Ucraina è fallita, la Russia tiene le posizioni e sta ottenendo qualche guadagno territoriale e, soprattutto, l’occidente sostiene Kiev con sempre meno entusiasmo. Lo dimostra il caso americano, dove i repubblicani tengono ancora in ostaggio il prossimo pacchetto di aiuti militari. Dal lato opposto, il presidente russo Vladimir Putin oggi ha detto che secondo lui la guerra durerà altri 5 anni. Sul giornale di domani leggerete anche una “biografia critica” di Gaston Glock, fondatore dell’azienda che produce l’omonima pistola simbolo delle forze armate o di polizia occidentali. L’estremo successo dell’arma si deve all’estrema leggerezza, economicità e affidabilità rispetto ai modelli concorrenti all’epoca della sua creazione.


LE ALTRE NOTIZIE CHE TROVERETE

Il figlio di Denis Verdini ai domiciliari. Il figlio dell’ex senatore, Tommaso, è stato posto agli arresti domiciliari nell’ambito di un’indagine su commesse Anas in cui si ipotizza anche il reato di corruzione. La stessa misura cautelare nei confronti di altre quattro persone oltre a due misure interdittive. Nel luglio dello scorso anno Verdini era già stato indagato dalla procura di Roma riguardo a un sistema di consulenze e appalti pubblici banditi dalla società di Stato che gestisce le arterie stradali del Paese, i cui vertici sono del tutto estranei alle indagini.

Clima, aumentano gli eventi estremi. L’ultimo report di Legambiente ricorda che in Italia sono 378 gli eventi estremi registrati nel 2023, un aumento del 22% rispetto all’anno precedente. Le alluvioni e le esondazioni sono cresciute del 170%. I danni? 11 miliardi finora, e il nostro Paese è ancora senza piano di adattamento climatico.

Ex Ilva, nuova fumata nera: il governo temporeggia. La riunione del Cda di Acciaierie d’Italia si è conclusa con un nuovo nulla di fatto dopo circa tre ore di confronto. Non essendo stato trovato un accordo tra i soci su aumento di capitale e acquisto degli asset aziendali, si è deciso di attendere un incontro tra i vertici degli azionisti, governo, Invitalia e ArcelolMittal, che dovrebbe tenersi i primi di gennaio. Domani alle 16, intanto, i sindacati metalmeccanici sono stati convocati a Palazzo Chigi. Il polo siderurgico va verso il collasso e il commissariamento.

Visibilia presenta il piano di ristutturazione del debito. Visibilia, quotata su Euronext Growth Milan, ha depositato l’istanza di apertura della composizione negoziata per la soluzione della crisi del gruppo.

Nessun commento: