Tanti sono i motivi per i quali il 4 dicembre andrò a votare
NO al referendum contro la deforma costituzionale di Boschi – Verdini –
banchieri (secondo le loro autodichiarazioni). La proposta di riforma ha molti
passaggi oscuri e pericolosi, compresa la mancanza di chiarezza oppure l’esproprio
della possibilità di scelta dei candidati e di voto. Alle tante motivazioni
tecniche si aggiungono ovviamente un’incredibile e mai vista campagna di
condizionamento del voto a senso unico, con dichiarazioni e atteggiamenti poco
rispettosi della libertà, del diritto al dibattito di chi la pensa in modo
diverso. Si nota evidente se non una cattiveria un forte nervosismo e una
mancanza di serenità in tanti esponenti del sì. Quando manca la serenità questa
potrebbe anche condizionare, negativamente, l’operato del governo e delle
amministrazioni che in condizioni che definire “critiche” (da parte degli
esponenti del governo e del sì) non rende certo abbastanza il difficile stato
sociale ed economico. Questa cattiveria
e mancanza di serenità in Italia è ciclica e ritorna periodicamente dagli anni ’60
ad oggi ogni qual volta, chi gode di privilegi e vantaggi, teme di perdere
privilegi e vantaggi. In questo clima a volte di tensione, altre di paura o di
terrore oppure di semplice allarmismo, può bastare poco a condizionare la mano
di persone poco serene. Come è successo in vari attentati (o tentativi) che si
sono appunto verificati dagli anni ’60 a oggi. Avere al governo o
amministratori che offendono o disprezzano chi la pensa in modo contrario, chi
ha legittime differenti opinioni, significa già questo un attentato alla
Costituzione che invece tutela le minoranze, come la libertà di pensiero e la
sua espressione. Un capo di governo che
offende, umilia, disprezza non può rappresentarmi, ne rappresentare un Paese
libero, democratico, civile. Per colpa di questo atteggiamento aggressivo dei
fautori del sì, di questa riforma costituzionale, si è persa l’occasione di
affrontare e dibattere, serenamente, argomenti importanti. La democrazia, la
vita sociale non possono essere uno slogan (spesso falso) o peggio essere un
tweet di 140 caratteri. La cultura, i valori che hanno permesso ai padri
costituenti, a un’intera generazione che ha permesso all’Italia del dopoguerra
di risorgere dalle macerie non possono essere distrutti per garantire i diritti
acquisiti ad una casta di qualsiasi livello. Non abbiamo bisogno di 140 caratteri,
ma di sguardi, vicinanza, contatti, strette di mano, abbraccio e soprattutto di
confronto con chi la pensa in modo diverso, da chi viene con esperienze e
culture che ci permettano di crescere. La riforma costituzionale proposta
impone, tra l’altro, il pareggio di bilancio alle regioni (che saranno comunque
espropriate del potere normativo in materia urbanistica, sanitaria, ambientale)
che significherà, sicuramente, per tutte quelle regioni che non raggiungeranno
il pareggio la distruzione ambientale senza possibilità di opposizione. Certo
argomenti che questi signori nervosetti del sì non vogliono si sappia prima del
4 dicembre.
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