domenica 20 novembre 2016

referendum costituzionale, anch'io il 4 dicembre voterò no

Tanti sono i motivi per i quali il 4 dicembre andrò a votare NO al referendum contro la deforma costituzionale di Boschi – Verdini – banchieri (secondo le loro autodichiarazioni). La proposta di riforma ha molti passaggi oscuri e pericolosi, compresa la mancanza di chiarezza oppure l’esproprio della possibilità di scelta dei candidati e di voto. Alle tante motivazioni tecniche si aggiungono ovviamente un’incredibile e mai vista campagna di condizionamento del voto a senso unico, con dichiarazioni e atteggiamenti poco rispettosi della libertà, del diritto al dibattito di chi la pensa in modo diverso. Si nota evidente se non una cattiveria un forte nervosismo e una mancanza di serenità in tanti esponenti del sì. Quando manca la serenità questa potrebbe anche condizionare, negativamente, l’operato del governo e delle amministrazioni che in condizioni che definire “critiche” (da parte degli esponenti del governo e del sì) non rende certo abbastanza il difficile stato sociale ed economico.  Questa cattiveria e mancanza di serenità in Italia è ciclica e ritorna periodicamente dagli anni ’60 ad oggi ogni qual volta, chi gode di privilegi e vantaggi, teme di perdere privilegi e vantaggi. In questo clima a volte di tensione, altre di paura o di terrore oppure di semplice allarmismo, può bastare poco a condizionare la mano di persone poco serene. Come è successo in vari attentati (o tentativi) che si sono appunto verificati dagli anni ’60 a oggi. Avere al governo o amministratori che offendono o disprezzano chi la pensa in modo contrario, chi ha legittime differenti opinioni, significa già questo un attentato alla Costituzione che invece tutela le minoranze, come la libertà di pensiero e la sua espressione.  Un capo di governo che offende, umilia, disprezza non può rappresentarmi, ne rappresentare un Paese libero, democratico, civile. Per colpa di questo atteggiamento aggressivo dei fautori del sì, di questa riforma costituzionale, si è persa l’occasione di affrontare e dibattere, serenamente, argomenti importanti. La democrazia, la vita sociale non possono essere uno slogan (spesso falso) o peggio essere un tweet di 140 caratteri. La cultura, i valori che hanno permesso ai padri costituenti, a un’intera generazione che ha permesso all’Italia del dopoguerra di risorgere dalle macerie non possono essere distrutti per garantire i diritti acquisiti ad una casta di qualsiasi livello. Non abbiamo bisogno di 140 caratteri, ma di sguardi, vicinanza, contatti, strette di mano, abbraccio e soprattutto di confronto con chi la pensa in modo diverso, da chi viene con esperienze e culture che ci permettano di crescere. La riforma costituzionale proposta impone, tra l’altro, il pareggio di bilancio alle regioni (che saranno comunque espropriate del potere normativo in materia urbanistica, sanitaria, ambientale) che significherà, sicuramente, per tutte quelle regioni che non raggiungeranno il pareggio la distruzione ambientale senza possibilità di opposizione. Certo argomenti che questi signori nervosetti del sì non vogliono si sappia prima del 4 dicembre.

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