Che cos’è l’IRD (Indice di Respirazione Dinamico)? In ambito dei rifiuti è un dato fondamentale in quanto ci dice tutto sulla stabilità del rifiuto conferito in discarica e il suo grado di decadimento attraverso dei parametri che calcolano la presenza di frazioni “putrescibili” causa di odori nell’aria (che non solo puzzano, ma sono anche dannosi in molti casi) e il percolare di sostanze pericolose per la falda acquifera. Più alto è questo indice e più sono potenzialmente nocivi i rifiuti che vengono conferiti in discarica. La legge stabilisce che il limite entro il quale l’IRD deve essere riscontrabile negli impianti è non superiore a 1.000 mgO2/kgSVh, e questo vale per tutti gli impianti e per tutte le tipologie di combustibili da rifiuti da convertire negli inceneritori o per gli scarti da sversare in discarica. Se l’indice è troppo alto, il grado di decadimento dei componenti contenuti in questo rifiuto violerà la legge. A meno che, come abbiamo visto, non intervenga una deroga e indovinate un po’, la Regione Lazio nonostante le sanzioni europee, ha delle discariche in deroga. Ecco tutta la storia...

Nel 2014 scoppiava un caso dal quale il Lazio a quanto pare non si è del tutto ripreso. Perché l’Unione Europea multava l’Italia in merito al ciclo dei rifiuti e in particolare indicava il Lazio come responsabile di una violazione piuttosto grave di direttive europee sancite nel 1999 e nel 2008: il trattamento di rifiuti (e non solo il mero tritamento) prima del conferimento in discarica. Praticamente in tutta Europa era finita l’era del tal quale, ovvero del rifiuto privo di trattamento che così come veniva caricato nei camion dei netturbini viene sversato in discarica. In tutta Europa meno che nel Lazio a quanto pare, perché il deficit di trattamento meccanico e biologico contestato all’Italia dall’Ue veniva rilevato tanto nel SubATO (sub-ambito territoriale ottimale) di Roma, in cui si trova la discarica di Malagrotta, quanto nel SubATO di Latina, presso la discarica di Borgo Montello. Questo fatto era emerso anche grazie all’impegno del piccolo ma agguerrito comitato dei residenti di via Monfalcone a Borgo Montello (le ormai famose “case sparse” dell’ex podere Piovesan e al loro pignolissimo consulente tecnico di Pontinia Giorgio Libralato) che erano arrivati fino al Parlamento Europeo per contestare queste ed altre irregolarità. In passato - per farla breva - i rifiuti ricevevano una sommaria tritata e poi venivano mandati “tal quale” in discarica dove poi venivano coperti da altri rifiuti e questa procedura era irregolare. Oggi il “setaccio” potrebbe essere stato cambiato, ma cosa è migliorato esattamente da allora? e le leggi sui conferimenti vengono rispettate allo stesso modo da tutte le discariche del Lazio? A quanto pare no.
“L’eccezione” ciociara

Questo se si considera che alcune autorizzazioni per impianti di discarica avrebbero solo cambiato le regole, derogando però in alcuni casi con conseguenze di difficile prevedibilità. Il dettaglio sul quale bisogna soffermarsi per comprendere se le linee di indirizzo sono state rispettate è “l’indice respirometrico” (o indice di respirazione dinamico). Il limite di questo indice importantissimo per valutare la qualità dei rifiuti conferiti in discarica è di 1.000 mgO2/kgSVh. Ma questo non accade in tutte le discariche del Lazio. Perché ce n’è sarebbero alcune esentate da questo limite, avendo la potenzialità di superarlo di ben 3 volte passando da 1000 a 3000 ml O2, il tutto attraverso una procedura che in realtà non si può nemmeno definire una deroga, ma è una “autorizzazione ad hoc”, che si decide caso per caso. Dal 2010, per esempio, la Mad di Roccasecca (Frosinone) ha fatto richiesta (regolarmente) di questa concessione ottenendola sempre puntualmente, anche di recente (la scorsa estate) dalla Regione Lazio. Perché questa deroga del triplo rispetto a quanto consentito dalla legge riguarda Latina e la sua provincia? Difficile a dirsi, ma il percorso di questi rifiuti non è estraneo alla nostra provincia, poiché la Mad riceve i sovvalli di un impianto di “Trattamento Meccanico” (privo quindi del trattamento biologico) sito in Castelforte (denominato “Csa”), nel sud della provincia di Latina. E in questo impianto, a sua volta, conferiscono diversi comuni del sud pontino che in breve termine sono passati ad altissimi livelli di differenziata. Ora, il combinato disposto dell’assenza si frazione biologica e la possibilità di abbancare rifiuti dall’alto indice respirometrico potrebbero allargare non di poco la maglia che si è stretta sulla nostra Regione in termini di rifiuti dopo l’intervento dei commissari europei. Naturalmente l’avallo di tutte queste attività passa dall’Arpa Lazio che ha dato parere favorevole a questa “deroga” (anche se lo ripetiamo, il termine semplifica ma non è del tutto corretto). Ma quali potrebbero essere gli effetti di un eccessivo utilizzo di queste deroga ambientali per i rifiuti conferiti in discarica? Il primo effetto potrebbe essere ambientale, ovviamente. Ma questo, sebbene ci siano delle serie contestazioni di parte politica nel Comune in cui è sita la discarica in questione non possiamo essere noi a dimostrarlo né ad argomentarlo, visto che servirebbero delle evidenze scientifiche. Ciò però non ci deve impedire di porci la domanda. Ma un eccesso di licenza nel permettere a rifiuti dall’alto indice di decadimento di essere conferiti in discarica potrebbe anche avere delle conseguenze in caso di nuova visita dell’Europa al nostro ciclo integrato (e da quel che era stato detto in Commissione parlamentare contro le Ecomafie, l’UE avrebbe dovuto visitare questo inverno il Lazio per verificare lo stato dell’arte) ci potrebbero essere dei problemi? Difficile a dirsi, ma se un’alta concentrazione di frazioni biologiche “putrescibili” venisse decretato come inadeguato allora si potrebbe configurare un peggioramento della nostra posizione di “multati”. Insomma, il rischio è che il problema (senza fare accuse che sarebbero inappropriate, ma invitando invece alla riflessione su questo tema) della concessione di deroghe ai limiti per le tipologie di rifiuti che vengono conferiti in discarica potrebbero rappresentare un problema fatto uscire dalla porta dall’Unione Europea quando multava il Lazio per il “tal quale” e che rientra dalla finestra con questi indici elevati che dal 2010 ad oggi sono sempre stati concessi. E tutto questo parte da un impianto che, pur evidentemente operando nei parametri delle leggi regionali in materia di trattamento, non esegue lavorazione di frazione biologica. È presumibile pensare che la concessione di una deroga dei limiti dell’indice respirometrico e della presenza di frazioni “putrescibili” in discarica sia collegato intimamente al fatto che a Castelforte non si tratta per niente la frazione organica dei rifiuti? E poi ancora: se per qualche motivo la Mad di Roccasecca dovesse fermare i conferimenti da parte della Csa presso i suoi impianti (per un motivo qualsiasi, è solo un’ipotesi), potrebbe la Csa conferire il suo sovvallo fuori regione o presso un qualsiasi impianto di discarica sprovvisto della speciale deroga conferita alla Mad? Se così non fosse, avremmo creato una specie di ciclo “speciale” dei rifiuti nel quale, per merito sicuramente, ad una azienda sono stati conferiti dei “superpoteri” che se venissero a mancare anche solo temporaneamente, potrebbero creare una crisi da cui sarebbe molto difficile uscire.
Il caso Csa a Castelforte, il “tesoretto” in Provincia e il tandem “Coletta-Bartolomeo” per “Rifiuti Zero”

Il sindaco di Formia Bartolomeo e quello di Latina Coletta
E’ ancora in alto mare la vicenda del benefit ambientale che sarebbe risultato “mancante” a seguito della denuncia di un giornale online (Temporeale.info) che dalla fine dell’anno scorso si domandava dove fosse finito il benefit ambientale della Csa, una società che fa trattamento meccanico dei rifiuti urbani di diversi comuni del sud pontino e che, proprio in virtù di questa “servitù” che grava sul territorio comunale di Castelforte avrebbe dovuto corrispondere diverse quote del benefit ambientale, dovuto per legge. Ma non secondo la Csa, che ha invece contestato l’impostazione di questo benefit ed è arrivato a fare opposizione al pagamento. Durante il periodo commissariale, il commissario straordinario Ilaria Tortorelli che amministrava il Comune prima delle elezioni aveva preso tempo per analizzare le carte e il 17 febbraio aveva diffuso una nota stampa nella quale, molto chiaramente, esponeva all’azienda di “quantificare il dovuto” e procedere al pagamento. Un milione di euro, secondo i conteggi fatti dalla stampa locale, ma numeri precisi non sono ancora emersi, per cui vanno presi con le molle. La società aveva chiesto una sospensiva per il benefit ma il Tar si era opposto. Il neo sindaco Cardillo (del Pd) aveva tuonato in campagna elettorale su questa vicenda ma da tempo nessun dice nulla in merito. Il sud pontino è soggetto attivo nel difficile riordino che si sta cercando di operare tra Provincia e Regione (che al momento sono ai ferri corti) sulla gestione dell’ato locale. In questo impianto vengono conferiti i rifiuti del Comune di Formia attraverso la società “Fomria Rifiuti Zero”, nella quale il sindaco Bartolomeo (Pd) e il sindaco Damiano Coletta (Lbc) stanno prendendo accordi per consorziare i due comuni all’interno della stessa società. Secondo quanto asserito da Bartolomeo in Provincia (è il delegato ai rifiuti) sembra che sia pronto un “tesoretto” da spendere per fare un impianto di trattamento dell’umido. Un po’ come dire che il pubblico sopperirà alle mancanze del privato investendo circa 5milioni di euro. E poi dicono che la Provincia non ha più fondi. https://www.facebook.com/notes/ivan-eotvos/le-discariche-in-deroga-della-regione-lazio-quando-le-sanzioni-europee-a-volte-n/894195600715830
Nessun commento:
Posta un commento