Secondo Italiasicura in Veneto sono in tutto 288 gli interventi aperti, per un impegno economico da 152 milioni di euro: 191 i cantieri conclusi (per 71 milioni di euro), 23 quelli in corso (per 34 milioni) e 74  gli “altri interventi”, già finanziati per 46 milioni di euro. Molti di questi si trovano nelle zone colpite dal disastro dell’autunno 2010: finirono sott’acqua le province di Vicenza,Padova e Verona, ma non solo. Esondarono i torrentiTramigna, a Soave, e Alpone, nella zona di San Bonifacio e Montecchia Crosara, i fiumi Tesina, MedunaLivenza eBacchiglione. E poi le frane e gli smottamenti. Quell’alluvione fece 3 morti, 2mila sfollati, mezzo miliardo di euro di danni. Fu dichiarato lo stato di emergenza, il governo Berlusconi approvò subito oltre 300 milioni di euro per il ritorno alle normali condizioni di vita di cittadini e imprese. Due giorni prima di Natale ministero dell’Ambiente e Regione firmarono un’intesa per 66 milioni di euro destinati a 63 interventi sul territorio.
Alcuni di questi progetti, soprattutto quelli minori, sono partiti subito e i lavori sono già terminati, altri ancora oggi rimangono in progettazione. E tra questi – non pochi e per non pochi soldi – ci sono i cantieri sul Tesina e per ristabilire l’argine delBacchiglione. Un elenco di interventi in progettazione, in attesa di appalto, bloccati dalle maglie della burocrazia.
Poi più che la burocrazia fa l’uomo, quando fa troppo o troppo poco. Per l’alluvione di Refrontolo, in provincia di Treviso, tra gli imputati finì il prosecco: le cause del disastro furono indicate nell’impianto massiccio di vigneti al posto del bosco e la scarsa manutenzione dei corsi d’acqua. Era il 3 agosto 2014 e a Refrontolo c’era una festa con un centinaio di persone, la Festa degli Omeni, la festa degli uomini. La pioggia provocò frane e smottamenti e così il torrente Lierza cominciò a gonfiarsi, diventando un catino, fino ad esondare. Nel canale finirono anche alcune rotoballe che fecero da tappo all’altezza di un ponte. L’onda di piena travolse la festa alMolinetto della Croda e 4 persone (un artigiano, due impiegati e un piccolo imprenditore) persero la vita. Lo hanno chiamato il Piccolo Vajont. http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/10/07/alluvione-veneto-e-le-frane-lunghe-300-anni-in-16-anni-decisi-6-interventi-tutti-in-progettazione/2081936/