sabato 17 gennaio 2026

Pendolari d’Italia, il trasporto pubblico e le infrastrutture urbane restano l’anello debole della transizione

 tratto da https://ambientenonsolo.com/pendolari-ditalia-il-trasporto-pubblico-e-le-infrastrutture-urbane-restano-lanello-debole-della-transizione/

Pendolari d’Italia, il trasporto pubblico e le infrastrutture urbane restano l’anello debole della transizione

Il Rapporto Pendolaria 2025 di Legambiente restituisce una fotografia nitida dello stato del trasporto pubblico italiano: un sistema che mostra timidi segnali di ripresa dopo la crisi pandemica, ma che continua a essere frenato da carenze strutturali, profonde disuguaglianze territoriali e da una persistente sottovalutazione delle infrastrutture di mobilità urbana. Proprio quelle infrastrutture che dovrebbero rappresentare la spina dorsale della transizione ecologica nelle città.

Una ripresa dei passeggeri ancora incompleta

Nel 2023 i viaggiatori giornalieri dei treni regionali sono tornati a crescere, raggiungendo circa 2,47 milioni al giorno. Un dato positivo, ma ancora lontano sia dai livelli del 2019 sia, ancor più, da quelli del 2009. Questo significa che in quindici anni il trasporto ferroviario regionale non è riuscito a conquistare una quota stabile e crescente di domanda.

Il recupero, inoltre, non è omogeneo. Alcune regioni del Centro-Nord – come Veneto, Emilia-Romagna e Toscana – mostrano dinamiche incoraggianti, mentre ampie aree del Mezzogiorno restano in forte ritardo. Campania, Lazio e Molise continuano a registrare valori inferiori alla media nazionale, segno di un’offerta spesso insufficiente in termini di frequenze, puntualità e qualità del servizio.

La mobilità quotidiana è urbana, ma le città restano indietro

Uno dei dati più rilevanti messi in evidenza dal rapporto riguarda la natura degli spostamenti: tre su quattro avvengono entro i 10 chilometri e due su tre restano all’interno delle aree urbane. La mobilità italiana è quindi, prima di tutto, mobilità cittadina.

Eppure, proprio nelle città, il trasporto pubblico continua a essere il grande assente delle politiche infrastrutturali. Le aree metropolitane concentrano oltre il 40% della popolazione nazionale in meno del 20% del territorio, ma soffrono di una carenza cronica di sistemi di trasporto rapido di massa, di integrazione tariffaria e di intermodalità efficace. Il risultato è un ricorso ancora massiccio all’auto privata, con effetti diretti su traffico, inquinamento atmosferico e salute pubblica.

Nord e sud, un divario infrastrutturale che persiste

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