tratto da https://ambientenonsolo.com/lavoro-da-remoto-citta-globali-e-sostenibilita-il-contributo-enea-al-rapporto-ispi/
Lavoro da remoto, città globali e sostenibilità: il contributo ENEA al rapporto ISPI

Il lavoro da remoto è diventato, negli ultimi anni, uno dei simboli dei profondi cambiamenti urbani e sociali innescati dalla pandemia. Ma quali sono gli impatti reali su città, mobilità, ambiente e qualità della vita? A questa domanda risponde il rapporto “Lonely in the Crowd: Plugged or Remote? Global Cities and the Challenge of Hybrid Work”, pubblicato da ISPI nel 2025, che analizza a 360 gradi le conseguenze del telelavoro sul futuro delle città globali.
Tra i contributi più rilevanti c’è quello dei ricercatori ENEA Roberta Roberto e Alessandro Zini, dedicato a mobilità, consumi ed emissioni.
Il nodo ambientale: tra riduzioni e rimbalzi
Secondo ENEA, il lavoro da remoto può ridurre traffico, emissioni e consumi di carburante, ma i benefici dipendono da molte variabili: numero di giorni lavorati da casa, efficienza energetica di edifici e dispositivi, abitudini di consumo. Non mancano gli effetti rimbalzo, come il maggior consumo di energia domestica quando gli uffici restano comunque attivi.
L’indagine condotta da ENEA su 2.000 dipendenti pubblici a Bologna, Roma, Torino e Trento dimostra che il telelavoro (in media 2,1 giorni a settimana) ha comportato un risparmio annuo di 600 kg di CO₂ per persona e circa 260 litri di benzina equivalenti. Un risultato significativo, soprattutto in città congestionate come Roma. Ma lo studio avverte: senza politiche di riqualificazione energetica e di ripensamento della mobilità urbana, questi vantaggi rischiano di restare parziali.
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