di Vittoria Garrone (blog il fatto quotidiano) “Arrivava l’amianto dai piani di sotto, spostato su con l’aria, e noi dovevamo pesarlo e poi con dei forconi speciali buttarlo all’interno di vasconi dove veniva trattato. Il polverone d’amianto che si sollevava durante queste operazioni era qualcosa di pauroso. A ripensarci oggi, ci muovevamo dentro una nuvola permanente di quelle fibre mortali. Ricordo benissimo che aspetto avevamo la sera, quando si usciva alla fine del turno, completamente bianchi in viso e in tutto il resto del corpo, con il rischio evidente che comportava tutto ciò anche per i nostri familiari”. Questa è una delle tante testimonianze di un ex operaio della Eternit di Casale Monferrato, città al centro della tragedia bianca che si è trovata a dover compiere una scelta: salute e ambiente o lavoro?
venerdì 8 maggio 2020
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