E se è stata approvata Ombrina quando una regione intera le diceva no, le porte sono adesso stra-aperte per mille altre concessioni, in terra ed in mare in tutta Italia. Se non ci fermiamo davanti a un mostro Fpso di trecento metri di lunghezza che emetterà inquinanti tutti i santi giorni, e che quasi la si potrà toccare da riva, non ci si fermerà davanti a niente altro, temo. Chi verrà dopo? Il golfo di Taranto, la Sardegna, la Sicilia, Ostuni, Monopoli, le Marche, il Veneto? E’ questa l’Italia che vogliamo? Nel 2015? Possibile che non abbiamo ancora capito che petrolizzando l’Italia ci diamo la zappa sui piedi da soli?
Che fine fanno adesso tutte le piccole e medie attività turistichelungo la costa d’Abruzzo? Il Parco Nazionale della Costa Teatina che attende da 15 anni di essere perimetrato? I soldi spesi per losmantellamento della ferrovia adriatica e per costruire nuovi tracciati all’interno per incentivare il turismo?
Certo, ci sono ancora ricorsi al Tar e altri procedimenti legali davanti, ma lo scollamento fra quello che vorremmo essere e quello che ci viene imposto di essere  è disarmante e ingiusto.
Non succederà domani, ma tutto l’assetto dell’Abruzzo costiero cambierà con Ombrina. Ci vorrà infrastruttura industriale, ci saranno viavai di petroliere, oleodotti da costruire, perdite eventuali, porti attrezzati, zolfo da stoccare, rifiuti tossici speciali pericolosi da smaltire. Non sarà più lo stesso. Gela, Falconara, Ravenna avrebbero dovuto farci aprire gli occhi. E invece. E non ci si venga a dire che turismo e petrolio possono coesistere, perché non è vero.
Chissà se quelli del ministero si sono posti queste domande. Ma tutto questo è tipico dell’Italia, un paese in cui tutto viene fatto a casaccio, senza un master plan intellettivo per il futuro, un paese in cui gli amici sono sempre più forti del bene comune. Vorrei vederlo adesso Matteo Renzi ai summit sul clima di Parigi cosa dirà, o cosa diremo ai croati con queste fantomatiche consultazioni transfrontaliere.
I petrolieri pensano di avere vinto. Invece è l’Italia che ci perde.
Qui immagini di Fpso incendiatesi nel 2015. Sono tutte a più di 100 chilometri da riva e non a nove.  http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/11/10/trivellazioni-abruzzo-il-petrolio-sporca-lambiente-e-le-democrazie/2207389/