venerdì 13 novembre 2015

Dopo il video di Servizio Pubblico, gli animalisti in rivolta: “Non solo maltrattamenti, quei prodotti danneggiano l’uomo” Macello Italcarni la mala-morte sulle nostre tavole

La reazione Su Internet
migliaia di condivisioni
Sabato è in programma
l’occupazione
del Comune di Ghedi
» FERRUCCIO SANSA
L’Italia sta con le mucche.
E il sindaco rischia di essere
incornato. Con animalisti
e animali pronti a
occupare il Comune di Ghedi.
Mentre il suo volto rimbalza su
internet e diventa simbolo dei
maltrattamenti agli animali.
Non lo avevano scalfito le polemiche
dopo i suoi appelli a non
accogliere i profughi, ma adesso
Lorenzo Borzi (Fratelli d’Italia)
rischia di perdere la poltrona di
sindaco di questa cittadina di
ventimila abitanti nella profonda
pianura bresciana. Tutto per colpa
dell’Italcarni, il macello di suo
cognato; di quelle frasi dal sen
fuggite e catturate dall’inchiesta
tv (Servizio Pubblico-ilfattoquot
id ia no .i t) di Giulia Innocenzi.
Un reportage che d’un colpo sta
facendo crollare il “muro di Berlino”
dei maltrattamenti nei macelli
italiani: centinaia di migliaia
di visualizzazioni, like e commenti
a pioggia.
PROPRIO UNA BRUTTA s t or i a
quella del macello di Ghedi. Lo dimostrano
le immagini “r ub at e”
dalle telecamere nascoste della
Procura e proposte dall’inchiesta
tv. Fotogrammi difficili da guardare.
Ecco una mucca destinata al
macello, distesa a terra. Ma non
riesce nemmeno a camminare: ha
appena quattro anni, ma è schiantata
dai maltrattamenti subiti negli
allevamenti. Arriva allora un elevatore,
la solleva come un pacco
qualsiasi e la getta a terra dove sarà
uccisa. Tutto in spregio alle
norme che regolano l’a b ba t t imento
degli animali. Che indicano
le condizioni per garantire la
nostra salute e per evitare agli esseri
viventi sofferenze indicibili.
Perché le bestie se ne accorgono,
sentono l’odore della morte.
Guardare il video per credere:
un’altra mucca è spinta verso il
mattatoio, ma, appena si affaccia
sulla stanza dove altre appena prima
sono state uccise, scalcia impazzita.
Allora viene spinta avanti,
infilzata, con un forcone. L’in -
chiesta dei pm ha portato al sequestro
dell’impianto, al patteggiamento
del titolare dell’Italcar -
ni, mentre due veterinari sono indagati.
C’è di mezzo la tutela degli
animali, ma anche la salute delle
persone. Come sembrano dimostrare
le immagini, si assiste alla
macellazione di animali già morti.
Poi sangue ovunque, perfino mischiato
alla carne. Il risultato?
“Cariche batteriche superiori
cinquanta volte ai limiti. Con la
presenza di due salmonelle che
possono causare la morte”, racconta
Innocenzi.
NON BASTA.Le telecamere entrano
in Comune e registrano le dichiarazioni
del sindaco (riportate
qui in basso). Borzi non difende gli
animali, non parla della salute dei
suoi concittadini: “Mi sembra più
maltrattamento animale chi tratta
un cane come una persona”, esordisce.
Poi ironizza: ci vogliono
“brandine ” per gli animali paralizzati
dai maltrattamenti? Fino
alla frase sussurrata alla giornalista:
“Il proprietario è mio cognato”.
Finisce su internet. Il video diventa
virale. Ma la storia va oltre
Ghedi: “Mi chiedo – sono le domande di Innocenzi– dove sia finita
la carne delle bestie macellate
dalla Italcarni. Chi, in Italia, se la
sia mangiata. Il ministro della Salute,
Beatrice Lorenzin finora non
ha risposto alle interrogazioni su
questa storia”. Già, la tutela degli
animali che va insieme con quella
degli uomini. E quel video spalanca
le porte su una questione mai
affrontata adeguatamente: le condizioni
dei macelli italiani. “Sono
circa 2.000, il 90 per cento gestiti
dai privati”, racconta Claudio Pomo
di Essere Animali. Così ogni
anno in Italia muoiono 3,5 milioni
di bovini, 10,9 milioni di suini, 29,8
milioni di tacchini, 22,6 milioni di
conigli, 55mila cavalli. E 580 milioni
di polli. “Esistono stabilimenti
dove vengono uccisi fino a
20mila polli l’ora”, racconta Roberto
Bennati della Lav. Ma qui il
discorso non è se uccidere o meno
gli animali. Il punto è in che condizioni
vivano prima di essere
portati al mattatoio, come vengano
abbattuti e che cosa mangiamo.
È la storia delle “mucche a terra”
denunciata da Essere Animali e
Lav. “Una mucca in condizioni
normali vive vent’anni. Ma negli
allevamenti intensivi quando arrivano
a quattro anni non riescono
nemmeno a stare in piedi, sono
schiantate. Muoiono”, racconta
Pomo. Proprio come le mucche
dell’Italcarni: “Animali che dovrebbero
produrre 15 litri di latte
al giorno e arrivano a 60. Esseri viventi
cui stravolgiamo il metabolismo
per fargli bere 200 litri d’ac -
qua al giorno”, spiega Bennati.
Sono le mucche che arrivavano
alla Italcarni e in chissà quanti altri
mattatoi: scheletri incapaci
perfino di muoversi. Nonostante i
calci, le scosse elettriche dei dipendenti
del macello.
SABATO a Ghedi è prevista l’occu -
pazione del Comune. Su internet
ogni ora arrivano centinaia di
commenti. “Questa –spiegano alla
Lav – non è solo una storia di
animali. E nemmeno di un sindaco
e suo cognato. Quella carne di
animali morti, con il metabolismo
devastato, arriva sulla nostra tavola”.
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