lunedì 5 ottobre 2015

Realacci, ambientalista di governo a favore di caccia, pesca e delle lobby - RITRATTI NONAUTORIZZATI Si batte per un nuovo modello di sviluppo citando il “filosofo sociale”Montezemolo

GIORGIO MELETTI
Esattamente un anno fa, quanto Matteo
Renzi stupì il mondo con il decreto
Sblocca Italia, il presidente di Legambiente
Vittorio Cogliati Dezza protestò: “E' la
misura anti-ambientale mai apparsa nella storia
della Repubblica”. Il presidente onorario di
Legambiente Ermete Realacci si unì alla protesta
alla sua maniera: “E' un provvedimento
molto complesso che va letto con attenzione”.
Realacci, 60enne di Sora (Frosinone), personaggio
non banale né improvvisato, incarna
perfettamente un'imprescindibile figura dell'epoca
renziana: l'ambientalista di governo.
La settimana scorsa, nella veste di presidente
della commissione Ambiente della Camera,
Realacci ha dispiegato la sua abilità lobbistica
facendo esplodere la contraddizione
autostradale in seno al renzismo. Stefano Esposito,
senatore torinese diventato celebre
prima come Sì-Tav scatenato e poi come assessore
alla Mobilità al Comune di Roma, aveva
fatto passare a palazzo Madama l'obbligo
di gara per tutti i lavori che le concessionarie
autostradali fino a oggi possono affidare
direttamente, in buona parte, alle proprie aziende
di costruzioni. Realacci, in nome dei
posti di lavoro in pericolo nelle aziende di casa
dei Benetton e dei Gavio, ha portato dalla
sua parte il ministro delle Infrastrutture Graziano
Delrio e ha ottenuto di ripristinare una
riserva di lavori senza gara pari al 20 per cento.
“Non sopporto l’idea dell’ambientalismo
come cultura morta”, è il motto che ha guidato
la parabola di Realacci. Presidente di Legambiente
a 32 anni al posto del suo scopritore
Chicco Testa, Realacci ha dispiegato la sua
filosofia nel 2004 lasciando dopo 19 anni la
costola ecologista dell'Arci e creando la sua
fondazione Symbola. Obiettivo, promuovere
la “soft economy: un’economia della qualità
in grado di coniugare competitività e rispetto
dell’ambiente”. Tra i promotori c'è subito la
provincia di Firenze dell'allora neoeletto presidente
Renzi, nel comitato scientifico si notano
il lobbista di Autostrade per l'Italia Francesco
Delzio e la presidente della Rai Monica
Maggioni. E naturalmente subito
in campo ci sono Eni ed
Enel, testimonianze del “ma
an che ” ante litteram di Realacci.
Ambientalista ma pescatore
subacqueo (“però in apnea”) e favorevole
alla caccia (“ma ben regolamentata”),
romanista ma anche contento se vince la Lazio,
ostile alla corrida ma non al Palio di Siena,
si batte per “un nuovo modello di sviluppo”
citando il filosofo sociale Luca di Montezemolo
che nel 2004, quando diventò presidente
di Confindustria, lo abbagliò: “Scommette
sulla qualità, sull’innovazione, sul made in Italy,
anziché sui condoni, sulla sanatoria, sul
falso in bilancio, sull’articolo 18”. Il fatato
mondo di Realacci è perfetto per arricchire lo
storytelling renziano di un cotè ecologista
che fa fine e non impegna.
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