Sono qua
per
difendere
due
elementi
vitali per
ognuno
di noi, non
solo per
i nativi:
l’acqua e la
spiritualità
WESLEY
CLARK JR.
La partita
non è
chiusa:
sulla sua
realizzazione
si dovrà
pronunciare
l’amministrazione
che si
insedierà
il 20
gennaio
JASON
MILLER
3000
I partecipanti alla marcia
dei veterani in sostegno
ai nativi americani
ROBERTA ZUNINI
Dopo 8 mesi di protesta
pacifica, gli indiani
hanno sconfitto i cow
boy, ma solo quelli
cattivi, perché con gli altri hanno
formato un’alleanza. Non è
il finale di una favola ma, per
una volta, la realtà. Che però è,
si sa, ben più complessa delle
fiabe e può spesso riservare
nuove sgradite sorprese. La
conclusione della disputa tra i
nativi Sioux della riserva di
Standing rock, nello stato americano
del Nord Dakota, e la Energy
Transfer Partners - una
ricchissima e assai potente
compagnia energetica texana -
però difficilmente potrà essere
ribaltata dal presidente
Trump, una volta insediatosi
alla Casa Bianca a partire dal 20
gennaio.
Non sarebbe saggio nè proficuo
per il neo-presidente,
l’unica autorità con la facoltà
di sovvertire la decisione del
genio militare statunitense
(protettore dei territori federali)
tramutare la vittoria
Sioux in sconfitta per almeno
tre ragioni: innanzitutto perché
a opporsi alla costruzione
de ll ’ultimo tratto dell’ol eodotto
Dakota Access in questi
lunghi mesi nel campo allestito
dalla tribù non c’erano solo i
nativi americani, ma anche migliaia
di ambientalisti e giovani
della minoranza afroamericana
che hanno spontaneamente
aderito alla protesta
percorrendo migliaia di chilometri
attraverso gli Stati Uniti
per portare viveri e solidarietà
ai nativi, affrontando, una volta
arrivati, arresti e la violenza
della polizia.
L’altra ragio
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