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Cova – La fiamma perenne
Ma anche per i Criscuolo, un altro cognome che tiene assieme i due filoni principali della maxi-indagine. Sono una fiorente dinastia di imprenditori campani che hanno trovato il loro personale Texasin Basilicata. Pasquale Criscuolo, 57 anni e vari incarichi in Confindustria, detiene una galassia di imprese operanti nel settore (F.lli Criscuolo, Criscuolo Eco- Petrol service, ConsorzioMiva, Tesal, Outsourcing, Tecnologia & Ambiente, Cori). La stampa locale si è sbizzarrita a passare in rassegna le curiose partecipazioni in alcune delle società del gruppo, dove comparivano la moglie del direttore generale del dipartimento ambiente della Regione, quella del presidente nazionale di Assomineraria beni e servizi, e i figli del sindaco di Corleto e di un consigliere regionale del Pd. Ebbene i Criscuolo – la sorella di Pasquale, Carmela, e l’anziano Giuseppe – sono tra i 37 indagati dai pm di Potenza.
L’inchiesta bussa anche alla casa del controllore. Dove piovono nuove tegole. Molti funzionari regionali e Arpab indagati per questa vicenda sono anche rinviati a giudizio per disastro ambientale nella vicenda Fenice, inceneritore di San Nicola di Melfi, nato vent’anni fa e oltre a servizio della Fiat di Melfi. L’indagine sulla val D’Agri ipotizza anche emissioni in eccesso dell’impianto della compagnia di San Donato, in via di potenziamento anche grazie a due autorizzazioni arrivate nel giro di tre mesi. Vengono indagati tutti i vertici dell’Arpab, i vecchi (Raffaele Vita e Aldo Schiassi) e i nuovi (i funzionari Bruno Bove e Rocco Masotti). Sotto la lente i tanti pareri tecnici forniti negli anni per contenere le ansie e gli allarmi di residenti e ambientalisti sulla nocività delle emissioni dell’impianto che ora sono oggetto dell’attenzione dei magistrati. “I livelli degli inquinanti, soprattutto idrogeno solfato, sono inferiori ai limiti previsti dalle norme”, ripeteva ancora pochi mesi fa il direttore Bove. “Abbiamo a cuore i temi dell’ambiente che preserviamo con continui controlli e ammodernamenti”, gli faceva eco Roberta Angelini, responsabilie sicurezza e ambiente del Distretto Meridionale Eni (Dime). Entrambi sono indagati, proprio per quei pareri. Non a caso la mattina stessa del blitz al Centro Oli sono stati effettuati campionamenti da sottoporre ai tecnici della Procura. In altre parole: sono stati fatti ora quei controlli che la Regione Basilicata e l’Arpab avrebbero dovuto eseguire già da molto tempo per tutelare i cittadini lucani.
Il copione termina con l’ormai ex direttore dell’Arpab che in corner denuncia la Regione, cioé chi lo ha nominato, per non aver finanziato la strumentazione idonea a fare monitoraggi e campionamenti puntuali nelle aree a rischio. Gravissimo, certo, ma perché tacere per un anno e mezzo? Durante il quale, per altro, la “distrazione” del controllore ha raggiunto punte di eccellenza assoluta. Ad esempio quando Schiassi chiama ad occuparsi di rifiuti un altro indagato per “traffico e smaltimento illecito di rifiuti”. Non è uno scherzo. Il 30 aprile scorso ha nominatoGaetano Santarsia dirigente ad interim dell’ufficio Suolo e rifiuti del dipartimento di Matera nonostante fosse indagato da un mese dalla Dda di Potenza. I nomi di entrambi allungano oggi il registro stilato dagli inquirenti lucani che conta ormai una cinquantina di indagati. E più l’elenco si allunga e più l’illusione tramonta. E la notte color petrolio si mangia la val D’Agri. Ieri, poi, mentre in Comune si stava tenendo un incontro per parlare delle fiammate registrate al Centro Oli (proposto un laboratorio mobile per tenere sott’occhio l’attività), nell’impianto si è sviluppato un principio di incendio: lavoratori evacuati e fiamme spente nel giro di 15 minuti. Nessun ferito, nulla di grave. Ma nuova tensione, altra tensione.
*Immagini di Maurizio Bolognetti
Foto in home page dalla pagina Facebook del movimento No Triv Potenza
aggiornato da Redazione Web alle 10.00 del 5 dicembre 2015 http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/12/05/basilicata-e-petrolio-due-inchieste-e-quasi-cinquanta-indagati-un-affare-per-soliti-noti-ma-inquinamento-per-tutti/2277553/