“Mori gli girò le spalle”. Poi Ilardo fu ucciso
Processo TrattativaUn ispettore della Dia racconta l’incontro
tra l’ufficiale e l’informatore: “Parlò delle stragi degli anni 70”
» SANDRA RIZZA
Al colonnello Mario Mori,
fissandolo negli occhi,
aveva detto: “Certi attentati
vengono da pezzi deviati dello
Stato”. Ora l’ispettore della
Dia Mario Ravidà rivela
di aver saputo che il confidente
Luigi Ilardo “si riferiva
alle stragi degli anni Settanta,
quelle riconducibili
alla strategia della tensione’’.
LA CIRCOSTANZA è emersa
ieri nell’aula del processo
sulla trattativa Stato-mafia,
dove il funzionario catanese
ha ricostruito il racconto che
gli fece il colonnello Michele
Riccio descrivendo il primo
incontro tra Mori e Ilardo,
avvenuto il 2 maggio 1996
nella sede del Ros di Roma: la
stessa dove l’informatore subito
dopo fu presentato anche
ai procuratori di Palermo
e Caltanissetta, Gian Carlo
Ca sell i e Giovanni Tinebra.
“Quandò si ritrovò davanti
a Mori, Ilardo annunciò che
non si sarebbe limitato a parlare
di mafia, ma anche dei
rapporti con le istituzioni deviate”,
ha dichiarato il secondo
teste, Francesco Arena,
anche lui ispettore alla Dia di
Catania negli anni delle rivelazioni
della fonte “Oriente”,
chiamato ieri in aula a rievocare
le confidenze ricevute
all’epoca da Riccio: “Mori restò
perplesso, contrariato.
Poi girò le spalle e andò via’’.
Otto giorni dopo Ilardo fu assassinato
a Catania in circostanze
misteriose. Chi sparò
al confidente di Riccio e perché?
E qui l’ispettore Ravidà
ha tirato fuori un dettaglio inedito,
riferendo di aver saputo
dal collaboratore catanese
Eugenio Sturiale, testimone
oculare dell’o mi cidio
Ilardo, che all’interno di
Cosa nostra quell’e s e c u z i one
“risultava strana’’: perchè
il capo del commando, il killer
Maurizio Zuccaro “era
sospettato di vicinanza con
settori delle istituzioni’’.
E alla domanda del pm Ro -
berto Tartaglia sulle ragioni
di tale sospetto, il teste ha
risposto: “Sturiale mi disse
che Zuccaro aveva fatto omicidi,
aveva trafficato in droga,
ed era rimasto sempre ai
domiciliari: la cosa faceva
pensare che godesse di qualche
beneficio’’. Ma chi è Ilardo
e perché fa tanta paura? È
l’uomo d’onore che porta
Riccio fino al casolare di
Mezzojuso dove il 31 ottobre
1995 Mori e il capitano Mau -
ro Obinu si lasciano scappare
il boss Bernardo Provenzano
(assolti in primo grado
dall’accusa di favoreggiamento
aggravato, i due ufficiali
del Ros sono tuttora sotto
processo in appello), ma è
soprattutto il picciotto che
conosce bene la massoneria e
ha avuto contatti con i servizi
segreti fin dagli anni Settanta.
L’ispettore Ravidà entra
nel dettaglio: “Riccio disse
che Ilardo voleva rivelare i
contatti che aveva avuto negli
anni Settanta con un certo
Chisena, un calabrese con il
quale prelevava esplosivo
nelle caserme militari per gli
attentati’’. II riferimento è a
Giovanni Chisena, detto
“l’i ng e gn e re ’’, che lo stesso
Riccio la settimana scorsa in
aula ha definito “componen -
te di una struttura parallela al
soldo dei servizi segreti’’. E
Arena ha chiosato: “Tramite
Chisena, Ilardo diceva di aver
avuto rapporti con ambienti
massonici e militari”.
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