Cosa è cambiato in questi venti anni? La sua morte è stata invano? O c’è stato qualcosa di positivo? Il figlio di Saro Wiwa, che si chiama anche lui Ken Wiwa scrive un editorale su The Guardian in cui si pone esattamente la stessa domanda. La sua risposta è sì e no. Intanto, ufficialmente Ken Saro Wiwa è ancora considerato un criminale nella sua terra, e il figlio si augura che quanto meno la sua memoria possa essere riabilitata anche da un punto di vista legale. Il governo militare dell’epoca non c’è più, ma quello attuale non è meno servile nei confronti dei petrolieri.
La terra degli Ogoni di oggi, all’occhio non è diversa oggi da venti anni fa. La Shell aveva promesso come parte del suo “chiedere scusa” per la morte di Ken Saro Wiwa che la pratica del gas flaringin Nigeria sarebbe finita. E invece le fiamme sono ancora lì che ardono. Il rapporto Onu del 2011 sull’inquinamento di terra, aria, acqua nel Paese testimonia l’enormità dei danni petroliferi, oggi come allora. Ci vorranno trent’anni per ripulire il tutto se mai si inizierà. In alcuni casi i livelli di benzene, un cancerogeno, sono 900 volte superiori alla norma. Non ci sono registri tumore nel Paese. E la Nigeria è ancora povera.
Ma qualcosa, ricorda il figlio, è cambiato. Vari tribunali di Londra eNew York hanno riconosciuto che la Shell è stata colpevole di inquinamento e dovrà risarcire i residenti. E il solo fatto che l’Onu abbia presentato un rapporto dettagliato e preciso della condizione ambientale della Nigeria è una piccola vittoria. Nessuno potrà dire che non è vero. La Shell ha promesso che verserà un miliardo di dollari per iniziare. Se veramente lo farà non lo sappiamo, ma il mondo sa che è sua responsabilità farlo. La voce di Ken Saro Wiwa non è stata zittita e anzi il suo messaggio è più forte che mai, con una nuova generazione di attivisti che crescono. Soprattutto il mondo oggi sa della tragedia degli Ogoni e questo è grazie a Ken Saro Wiwa.
Intanto il paradigma mondiale è cambiato. Obama ha rigettato il Keystone pipeline, la Shell è scappata dall’Artico, la Exxon rischia di essere processata per avere mentito sui cambiamenti climatici. Negli scorsi due decenni sono aumentati gli attivisti in tutto il mondo. Tutti sappiamo che i cambiamenti climatici esistano e che è colpa nostra. Tutti sappiamo che l’unico modo per salvarci è di usare tutto quello che la tecnologia e l’ingegno umano ci offrono per accelerare la transizione verso un’economia fatta per il 100% dalle rinnovabili. Tutti sappiamo che non possiamo continuare a spremere petrolio. E in Italia sappiamo che l’Eni-Agip non è una santa e che ne fa di cotte e di crude pure lei in Africa, in Nigeria.
Nessuno ridarà a Yvonne Ndege suo marito, e a Ken Wiwa suo padre, ma se siamo arrivati fin qui, un po’ e anche grazie a Ken Saro Wiwa e al suo sacrificio vent’anni fa.
Qui immagini di Ken Saro Wiwa e della Nigeria devastata. http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/11/12/ken-saro-wiwa-la-nigeria-e-la-shell-ventanni-dopo-la-sua-morte/2209486/