tratto da https://ambientenonsolo.com/italia-sostenibile-tra-progressi-e-ritardi/
Italia sostenibile: tra progressi e ritardi

Il profilo sull’Italia contenuto nel rapporto Europe’s environment 2025 dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) – che abbiamo recentemente visto in Europa 2025: ambiente, clima e resilienza – offre una fotografia aggiornata dei progressi e delle criticità nella transizione ecologica e sociale del nostro Paese. L’analisi, curata dagli esperti nazionali della rete Eionet, incrocia indicatori ambientali, socio-economici e di sistema, restituendo un quadro complesso: l’Italia mostra punti di forza notevoli, ma affronta ancora nodi strutturali profondi.
Sviluppo umano e pressioni planetarie
Un dato sorprendente emerge dal confronto europeo: se l’Indice di sviluppo umano (HDI) viene corretto per le pressioni ambientali, l’Italia guadagna 20 posizioni, collocandosi tra i Paesi più virtuosi d’Europa.
Tuttavia, l’impronta ambientale dei nostri consumi resta significativa: tra 2010 e 2023, le emissioni di CO₂ e il consumo di materiali basati sui consumi sono stati costantemente circa un quarto più alti rispetto a quelli basati sulla produzione interna. Ciò evidenzia come, per valutare la sostenibilità, sia necessario guardare non solo alla produzione nazionale, ma all’intera catena del valore dei beni che consumiamo.
Finanza pubblica e imprese: tra green e fossili
Nel 2022 la spesa per la protezione ambientale ha rappresentato il 2,6% del PIL, in gran parte sostenuta dal settore privato. Le imprese italiane hanno speso da sole l’1,4% del PIL in attività ambientali e si collocano al secondo posto in Europa per esportazioni nette di beni e tecnologie low-carbon: un segnale di readiness industriale alla transizione.
Il quadro resta però ambivalente: gli incentivi dannosi per l’ambiente, soprattutto legati ai combustibili fossili, continuano a bilanciare – e in parte annullare – il peso dei sussidi favorevoli (energie rinnovabili, agricoltura sostenibile, economia circolare). L’EEA sottolinea la necessità di una riforma fiscale ecologica, che sposti il carico dalle attività produttive all’inquinamento.

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