Versalis è la società Eni attiva nel campo della chimica: in Italia ha otto siti produttivi con circa 4.400 dipendenti, mentre all’estero conta cinque impianti e circa mille lavoratori. Il cuore di queste attività, dunque, batte nel nostro Paese. Ma secondo i sindacati, “obiettivo dell’Eni è quello di concentrare le sue attività solo su esplorazione ed estrazione di gas e petrolio”, svolte all’estero, mentre la cessione di parte di Versalis “comporterà un ulteriore, radicale disimpegno dell’Eni dall’Italia, (…) insieme al rischio della scomparsa di due settori importanti per l’Eni e per l’industria di questo paese: la chimica e la raffinazione”.
Secondo indiscrezioni di stampa, Eni sta trattando per la cessione di quote fino al 70% di Versalis al fondo americano Sk Capital.In pericolo, secondo le sigle sindacali, sono gli investimenti promessi dal Cane a sei zampe. Si parla di 1,2 miliardi di euro di investimenti, previsti dal piano industriale di Versalis 2015-18, cui si aggiungono altri 400 milioni stanziati nel 2012. I principali interventi erano previsti negli stabilimenti di Porto Marghera (Venezia), Porto Torres (Sassari) e Priolo (Palermo). Oltre al piano di riconversione per l’impianto petrolchimico di Gela (Agrigento). Ma i sindacati temono un disimpegno in questo senso: “Il riassetto di Versalis e la ‘riscoperta’ della chimica tradizionalecomporteranno l’abbandono della “chimica verde” e dunque degli interventi previsti a Porto Torres e Marghera, oltre a mettere sostanzialmente in discussione la credibilità dell’accordo su Gela”. “La strategia di Eni sulla chimica è sempre stata quella di attuare un piano di ristrutturazione in grado di riportarla nel breve termine ad avere risultati positivi – fa sapere il portavoce di Eni – Siamo nella fase in cui stiamo cercando per Versalis un partner specializzato nella chimica, un compagno di viaggio che possa garantire gli investimenti, lo sviluppo della chimica in Italia e i livelli occupazionali”. Ma le rassicurazioni non bastano a tranquillizzare i lavoratori. Anche perché Versalis non è l’unica società del gruppo dove si registra un passo indietro di Eni. Nel 2012 il gruppo ha venduto alla Cassa depositi e prestiti il 30% diSnam, che si occupa di stoccaggio, trasporto e distribuzione di gas.A ottobre 2015, il gruppo ha ufficializzato la cessione del 12,5% di Saipem, la società che costruisce oleodotti, gasdotti, piattaforme petrolifere, al Fondo strategico italiano, controllato ancora dalla Cdp.
Da mesi, poi, sui media si rincorrono le voci di uno scorporo della divisione Gas&Power, che si occupa della vendita di gas ed energia elettrica, anche in questo caso attraverso le cessione una quota di minoranza. Stesso discorso: i sindacati temono che un disimpegno di Eni possa avere conseguenze negative in termini di posti di lavoro: “Abbandonare alcune attività di Saipem o la vendita del gas per usi civili e commerciali vuol dire determinare gravi problemi occupazionali, perdere contatto con il corpo vivo del Paese e non coglierne per intero il valore industriale e sociale”. http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/12/05/eni-sindacati-abbandona-litalia-per-concentrarsi-su-estrazione-gas-e-petrolio-allestero-sciopero-il-20-gennaio/2280427/
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