All’ipocrita concetto di efficienza energetica va dunque tempestivamente sostituito quello di “sufficienza”. Qui gli studi in materia sono ovviamente assai meno numerosi e certamente meno citati (sicuramente non alla COP21), se non altro perché inquadrano senza barare il problema nella sua unica e vera prospettiva salvifica. Cito, su tutti, il pionieristico contributo di Wolfgang Sachs “L’economia dell’abbastanza” (della cui segnalazione ringrazio l’amico Marco M.), che spiega con un’efficace metafora come insistere esclusivamente sull’efficienza rappresenti soltanto un grave depistaggio. Che però rassicura noi occidentali, in quanto ci garantisce surrettiziamente sulla possibilità di mantenere il nostro attuale stile di vita, semplicemente “finanziandolo” con un minor dispendio energetico. L’evidenza dimostra purtroppo però come una maggiore efficienza energetica non si traduce tanto in unadiminuzione dei consumi complessivi di energia, quanto piuttosto – proprio per la sua maggior economicità e per una conseguente espansione dell’attività economica – in un aumento del fabbisogno energetico (effetto rebound). Dati alla mano, negli ultimi trent’anni gli americani hanno consumato in modo sempre più efficiente sempre più energia: anche un bambino capirebbe quindi che l’efficienza, da sola, non basta.
Considerando quindi il pochissimo tempo che ci resta, l’unica soluzione sarebbe allora incidere sulla variabile originaria di tutto il processo, che è l’attività economica. A sua volta sostenuta – udite udite – dai nostri standard di consumo. Dunque, se alla fin fine ci pensiamo: chi è che ha davvero nelle proprie mani il destino del pianeta? I luminari e professoroni riuniti alla Cop21, oppure ciascuno di noi, già da domattina? http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/12/06/cop21-a-parigi-dallefficienza-alla-sufficienza-energetica/2281141/