lunedì 18 maggio 2015

“Se non vi fanno entrare chiamate noi o i carabinieri” accessi negati al mare e alla spiaggia

di Andrea Valdambrini L’ammiraglio Pietro Verna è dal 2012 ca- po del reparto affari giuridici del co- mando generale Guardia Costiera. Il dipar- timento da lui diretto si occupa di seguire tutto il versante della giurisdizione del mare così come gli atti parlamentari italiani ed eu- ropei in proposito. Ogni anno all’inizio della stagione balneare, le domande sono sempre le stesse: quali sono le norme che stabiliscono il libero accesso alla spiaggia? In che misura un bagnante può ar- rivare fino al mare? Ma soprattutto, abbiamo delle leggi chiare in proposito? La norma è molto chiara, non c’è margine di interpretazione.Si trattadiun principiosta- bilito da anni, per esempio con la legge fi- nanziaria del 2007, anche se reso ancora più forte con la legislazione adesso in vigore. La legge n 217 del 2011 che all’articolo 11 af- ferma “in assoluto il diritto libero e gratuito di accesso e di fruizione della battigia”da par- tedeiproprietari deglistabilimentibalneari, precisando inoltre “anche a titolo di balnea- zione”. L’obbligo c’era già, poi è stata anche aggiunta l’espressione “in assoluto”. Le regole saranno anche chiare , ma forse non tutti se ne sono accorti. Immaginiamo –e non ci vuole neppure troppa fantasia –che il pro- prietario dello stabilimento mi impedisca di arrivare in spiaggia, di restare, di mettere il mio ombrellone. A quel punto, che cosa devo fa re? Intanto, un buon gestore dello stabilimento deve sapere che il diritto è libero e gratuito in assoluto. Seperò nonè così e si viene fermati, la soluzio- ne è chiamare la guardia co- stiera o i carabinieri in mo- do da far rispettare la legge. Sono previste multe e san- zioni per chi impedisce il mio “libero accesso”? Il codice della navigazione (all’articolo 1164) è abba- stanza stringente. Chi viene riconosciuto colpevole do- vrà pagare fra i 1000 e i 3000 euro circa. Oltretutto le sanzioni recentemente au- mentate, anche in relazione alle aree marine protette,
dove per i trasgressori si possono aggiungere fino ad altri mille euro di multa. Stato, regioni, comuni: chi si occupa concreta- mente delle concessioni agli stabilimenti? Ov- vero: se quando vogliamo andare a farci il ba- gno qualcosa va storto, con chi ce la dobbia- mo prendere noi cittadini? Su questo c’è da fare un quadro completo. Le questioni riguardanti la sicurezza della bal- neazione sono di competenza della capita- neria di porto locale (ad esempio: la disci- plina sui bagnini o sul posizionamento delle boe). Invece, l’aspetto della fruibilità e aper- tura dei lidi è di competenza delle regioni, che poi di solito delegano ai comuni. Con qual- che eccezione evidente, come nel caso della Regione Sicilia che, legittimamente, non de- lega ad altri enti locali. Insomma, la viola- zione della norma può richiedere un inter- vento della guardia costiera, ma a stabilire l’applicazione della norma ci devono pensare regione e comuni. Che però devono scrupolosamente applicare le regole, giusto? Gli enti locali emanano ordinanze annuali che devono rigorosamente richiamarsi alla legge del 2011. I comuni di Ostia e Fiumicino - per parlare di luoghi dove molti romani tra- dizionalmente vanno nei mesi estivi –e per fare solo un caso sui tanti che si potrebbero citare, hanno già fatto la loro ordinanza in materia di “libero accesso”. Qualche anno fa la regione Campania aveva previsto biglietto di entrata, la Corte Costituzionale bocciò chiaramente questa opzione. A livello europeo esiste la Direttiva Bolken- stein –una norma in materia di liberalizzazio- ne dei servizi che in passato è stata al centro di controversie soprattutto in Francia. Cosa prevede e come incide sulle spiagge italiane? Sulla Bolkenstein l’Italia si è presa tempo fino al 2020. La legge europea prevede che i beni pubblici dati in concessioni debbano essere attribuiti tramite una gara pubblica. La situa- zione al momento è quella dell’automatico rinnovo delle concessioni date dagli enti lo- cali. Quello che avverrà invece tra cinque an- ni è che avremo gare pubbliche per l’asse- gnazione delle concessioni ai gestori degli stabilimenti balneari.Più concorrenzaquin- di che dovrebbe portare vantaggi per tutti i cittadini. @andreavaldambri
il fatto quotidiano 18 maggio 2015

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