lunedì 18 maggio 2015

La compravendita del bagnasciuga - diritti negati di accesso al mare e alla spiaggia - il lungomuro di Ostia

IL GOVERNO HA RIPRESO UN V ECC H I O PROGETTO DI FORZA ITALIA E LO HA GIÀ I N S E R I TO NELLA LEGGE DI STABILITÀ: È PROBABILE CHE ENTRO BREVE INIZI LA SVENDITA
BATTAGLIA PERSA. IN ITALIA ANCHE LA QUESTIONE DEGLI ACCESSI NON È MAI STATA CHIARITA DEL TUTTO: I GESTORI DEGLI STABILIMENTI FANNO IL BELLO E CATTIVO TEMPO. E SFIDANO LE SANZIONI
IL “LU N G O M U RO ”DI OSTIA. I VARCHI APERTI DI MATTINA IL 16 APRILE SCORSO A COLPI DI PICCONE DALL’EX MAGISTRATO ALFONSO SABELLA, NEO ASSESSORE CAPITOLINO ALLA LEGALITÀ, IL GIORNO DOPO ERANO GIÀ RICHIUSI
di Lavinia Bruno e Emiliano Liuzzi Il più bello non si può dire, sicuramente è uno degli angoli piùsuggestivi d’Ita - lia, Lerici. Una volta a de- stinazione basta chiedere della spiaggia diIndro Montanelli.Il vecchio del grande giornalismo era quiche venivaa rilassarsi,e poco a dire il vero. Anche in spiaggia mica riusciva a stare fermo. E quando si metteva a discorrere con gli altri villeg- gianti, davanti al mare di Lerici, diceva sempre, un po’per finta e un po’per davvero, “tra breve venite qui a cercarmi, mi trove- rete a fare il bagnino”. Non ci riuscì, tirato per la giacca, una volta a fare il direttore, un’altra a rientrare dalla porta di via Sol- ferino al Corriere della Sera, un’altra a scrivere libri. Ma fin- ché la salute glielo permise era lì, a Lerici. Che c’entra tutta questa storia? C’entra, assoluta- mente. Perché la spiaggia dove Montanelli doveva fare il ba- gnino, è a pagamento. E costa anche una discreta somma. Fi- no ai cento euro al giorno. Prez- zo che può variare. Anche per- ché l'astuto Matteo Renzi ha pensato bene di sposare una delle vecchie battaglie di Forza Italia: perché non venderle que- ste spiagge? Rendono poco le trentamila concessioni, appena 102milioniall'anno enontutti pagano, invece con la vendita le stime salirebbero. Renzi po- trebbetappare qualchebucodi bilancio. E la legge esiste già. È stata mascherata , ma c'è: “Le aree appartenenti al patrimo- nio dello Stato”, si legge al com- ma 11 dell’articolo 6, “sulle qua- li alla data del 30 settembre 2014 siano stati realizzati da privati immobili o manufatti sono alie- nate a cura dell’Agenzia del De- manio mediante vendita diretta in favore del soggetto legittima- to che ne faccia richiesta”. La lobby è salva. La Versilia La direttiva Bolkestein che vuole aprire bandi per le con- cessioni è stata arginata: tutti contenti. Perché questo è il Paese del sole, ma anche quello degli accessi al mare vietati. Una sorta di privatizzazione c’è già. La barzelletta dell’a c- cesso al mare non funziona in questo Paese. Una legge direb- be che la battigia è di tutti, ma provate voi a passare: la parte da attraversare è affittata ai ge- stori degli stabilimenti balnea- ri. In Italia le leggi si possono interpretare, spesso modifica- re a favore di una lobby, qual- che volta derogare. Nulla di quello che è scritto diventa pre- cedente. La Liguriae la Tosca- na sono sicuramente due casi emblematici.Livorno, perrac- contarne una, ha una serie di stabilimenti balneari sul lun- gomare della città. Tutti in ce- mento, attrezzati, pieni di bar, docce, ristoranti e gabbioni, chesarebbero campidicalcet- to in cemento dove la palla non esce mai. E al mare vai solo se hai l'abbonamento. Bello sa- rebbe dire al bagnino vado a farmi un bagno ed esco: quello, che di solito è un portuale in pensione, ti prende per le orec- chie e ti manda a fare un giro.
Legittimo? No, ma funziona così. È l'interpretazione labro- nica, molto originale. I ragaz- zini a volte provano a entrare via mare, a nuoto: l'epilogo è sempre quello di un bagnino che neprende tre alla voltae li rispedisce da dove sono arriva- ti.Il maresarebbedi tutti,non provatecia Livorno.Troverete un buon alleato nel sindaco a 5 Stelle, Filippo Nogarin, ma il braccio diferro perora lostra- vincono i bagnini, non i ba- gnanti. Più sfuggente la que- stione in Versilia, dove qualche spiaggia libera esiste e diventa un possibile accesso. Ma andate in qualsiasi stabili- mento balneare, per esempio il Twiga, giusto per fare un nome, e chiedete di avere accesso al mare. La legge è chiara Spiegatelo voi che esiste una legge del 2006 che dice delle co- se precise e che fino a prova contraria andrebbe rispettata. Obbliga “i concessionari di ga- rantire il libero e gratuito acces- so e transito, per il raggiungi- mento della battigia antistante l’area compresa nella conces- sione, anche al fine di balnea- zione”aggiungendo poi “il vin- colo per gli Enti Locali, nel pre-
disporre ipiani diutilizzazione deldemanio marittimo,aindi- viduare un corretto equilibrio tra le aree concesse a soggetti privati e gli arenili liberamente fruibili nonché aindividuare le modalità e la collocazione dei varchi necessari al libero tran- sito per il raggiungimento della battigia, anche ai fini della bal- neazione”.
Budelli privata Il paradosso si può vivere in uno degli arcipelaghi più belli del mondo, quello della Maddale- na. Spiagge rosa, deserte fino agli anni Ottanta, sono diven- tate proprietà dei privati. Come Budelli, posto che vale qualsiasi pena. Bene: l'isola se l'è acqui- stata un privato, il neozelandese Michael Harte. È sua. Se volete andare a buttarvi in mare, alme- no per educazione, andrebbe chiesto il suo permesso. Il più democratico, sempre dalle parti della Costa Smeralda, è sempre stato l'Aga Khan. C'è una spiag- gia, a Cala di Volpe, che si chia- ma spiaggia del principe perché si trova proprio sotto casa del principe ismailita. Raggiungi- bile,macon unacamminatadi tre chilometri che, sotto il sole d'agosto, non sono il massimo. Un deterrente. Ma è tutta la Co- sta Smeralda che è proprietà privata. Se non sono ville sono
alberghi a cinque stelle. E per i sardi è quasi incomprensibile anche perché nel resto dell'iso- la, gli stabilimenti balneari non esistono. Male che vada tocca pagare il parcheggio. Il “l u n go m u ro” Lo chiamano il lungomuro. Il sindaco di Roma Ignazio Mari- no quest'anno ha iniziato col pugno di ferro: divieto di osta- colare i varchi di libero accesso alla spiaggia, valido anche di notte, e obbligo per gli stabili- menti di consentire il passaggio per raggiungere la battigia an- che per fare il bagno, pena una multa fino a 500 euro. L'ordi- nanza esiste, l'hafirmata Mari- no stesso, e hanno già iniziato a fare qualche multa. Vediamo chi molla per primo. Ma i varchi aperti di mattina il 16 aprile scorso a colpi di piccone, dall’ex magistrato Alfonso Sabella neo
Assessore capitolino alla Lega- lità, il giorno dopo erano già stati richiusi. Congelati da una sospensiva del TAR presentata da alcuni concessionari degli stabilimenti.Mai muripiùdif- ficili da abbattere non sono solo quelli di cemento o meglio delle cabinein cementochediventa- no B&B alla bisogna. Per quan- to l’allarme mafia a Ostia sia og- getto d’indagine della Procura diRoma,per quanto la Capita- neria di Portoabbia rilevato ir- regolarità in nove stabilimenti su dieci, Alfonso Sabella, che conduce un’inchiesta ammini- strativa sugli abusi e la cemen- tificazione sul litorale, procede non senza ostacoli. Un incen- dio doloso, secondogli investi- gatori, scoppiato a novembre nell’ufficio del demanio marit- timo in via Martin Pescatore all’Infernetto, ha distrutto le pratiche amministrative delle spiagge del X Municipio. Tanto che il Tar nel pronunciarsi con- tro l’apertura dei varchi voluta da Marino, ha potuto visionare planimetrie parziali. Docu- mentiin pienoconflittod’inte - ressesecondo StefanoEsposito commissario del Pd a Ostia, dal momento che si è trattato di carte firmate dall’ingegner Re- nato Papagni presidente di Fe- derbalneari, proprietario lui
stesso distabilimenti sullitora- le. Marino avrebbe annunciato di voler abbattere il lungomuro, per vederci chiaro e rendere ai romani finalmente la vista del mare.E cheilclima siarovente lo dimostra il fatto che nei gior- ni caldi delle ruspe il senatore Esposito avrebbe detto: se il cli- ma non cambia, consiglio a Ma- rino di azzeraretutte le conces-
sioni afine stagionee rimettere tutto in gioco, con un nuovo bando e prezzi aggiornati. Già, le concessioni, l’oggettodel de- siderio e del contendere a Bru- xelles che vorrebbe imporre all’Italia l’applicazionedella di- rettiva Bolkenstein, ma non ci riesce. Contro la liberalizzazio- ne, capofila è proprio quel Re- nato Papagni che con il suo sin- dacato rappresenta 28mila im- prese. Questione di lavoro che sfumerebbe e di investimenti per il futuro, perché con il via libera alla sdemanializzazione chi compra spiagge, compra oro. Soprattutto a Ostia dove 17 chilometri di lungomuro, senza soluzione di continuità, tra l’ae - roporto e ilporto di Fiumicino potrebbero cambiare il volto della città. L’unico affaccio della Capitale d’Italia sul Mediterra- neo, la sola capitale europea, ol- tre Atene, adagiata sul mare. Un valore inestimabile, economico
ma anche culturale, finora in- compreso. C’è chi dice che le fa- miglie mafiose locali che con- trollano da sempre il territorio, abbiano grandi progetti. Le in- chieste Anco Marzio e Nuova Alba le hannoappena scalfite, i santi in paradiso sono tutti lì a guardare. I giovani di Ostia spe- rano nella rinascita artistica di questo territorio da quando è apparsa la Venere delle Corde. Una statua misteriosamente approdata un anno fa sul pon- tile di fronte allo stabilimento preso in sub-concessione dall’erede di uno storico pre- giudicato locale. Corde come speranze, quelle colorate della Venere ogni tanto spuntano sui muri, una forma virale d’arte fi- nita sulla copertina di un gior- nale di Dubai e, chissà perché, non da noi. Forse gli arabi han- no fiutato l’affare milionario per chi comprerà la costa di Ro- ma.
il fatto quotidiano 18 maggio 2015


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