tratto da https://ambientenonsolo.com/ejatlas-la-mappa-mondiale-dei-conflitti-ambientali-supera-4-500-casi/ immagine tratta da https://it.ejatlas.org/
dall'articolo di Marco Talluri: "I conflitti ambientali presenti in Italia
La sezione italiana raccoglie numerose vicende che hanno segnato e continuano a segnare il Paese. Tra le schede disponibili figurano il polo industriale e la raffineria di Taranto, il petrolchimico di Mantova, le estrazioni petrolifere della Val d’Agri e di Tempa Rossa, il movimento No Tav in Val di Susa, il sistema satellitare MUOS di Niscemi, le cave delle Alpi Apuane, la gestione dell’acqua e il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina.
Sono presenti anche conflitti meno conosciuti a livello nazionale, ma rilevanti per le comunità locali, come l’espansione delle monocolture di nocciole nella Tuscia, alcune riconversioni energetiche, centri commerciali costruiti in aree sensibili e controversie nate intorno alla gestione pubblica o privata dell’acqua.
La varietà dei casi mostra che la giustizia ambientale non riguarda soltanto le grandi emergenze industriali. Può entrare in gioco ogni volta che i benefici di un’opera vengono distribuiti su una popolazione ampia, mentre i suoi costi ambientali, sanitari o sociali ricadono soprattutto su un quartiere, un piccolo Comune o una categoria di persone.
Una banca dati utile, ma non esaustiva
Gli stessi responsabili di EJAtlas sottolineano che la piattaforma è un progetto in continuo aggiornamento. L’assenza di un territorio o di una controversia dalla mappa non significa che in quel luogo non esistano conflitti ambientali. Può semplicemente indicare che il caso non è stato ancora documentato, verificato o tradotto in una scheda.
Anche per questo i dati non devono essere interpretati come una classifica assoluta dei Paesi più inquinati o conflittuali. EJAtlas costituisce una raccolta collaborativa di casi visibili e documentabili, caratterizzata da una copertura inevitabilmente disomogenea.
La forza dello strumento risiede piuttosto nella possibilità di confrontare vicende lontane, riconoscere dinamiche ricorrenti e mettere in relazione progetti economici, impatti ambientali, disuguaglianze sociali e forme di partecipazione.
I dati dell’Atlante vengono infatti utilizzati per studi comparativi, attività didattiche e analisi sulle condizioni che possono favorire soluzioni più giuste e sostenibili.
Perché questa mappa è importante
EJAtlas rende visibile una dimensione spesso trascurata nelle decisioni pubbliche: gli impatti ambientali non si distribuiscono nello stesso modo tra persone e territori.
Dietro una miniera, una discarica, una raffineria o una grande infrastruttura non ci sono soltanto dati tecnici, autorizzazioni e investimenti. Ci sono comunità che possono subire perdita di salute, accesso ridotto alle risorse naturali, svalutazione del territorio, trasformazioni del paesaggio e limitazioni delle proprie attività economiche e culturali.
Consultare l’Atlante significa quindi osservare la transizione ecologica anche dal punto di vista di chi ne sostiene concretamente i costi. Per le amministrazioni pubbliche rappresenta un invito a migliorare trasparenza, valutazioni preventive, partecipazione e controllo degli impatti. Per cittadini, giornalisti e associazioni è uno strumento utile per collegare le vertenze locali a dinamiche economiche e ambientali di dimensione globale.
La mappa non offre una soluzione automatica ai conflitti. Permette però di comprendere che la sostenibilità di un progetto non può essere misurata soltanto in termini di emissioni, produzione o convenienza economica: deve essere valutata anche sulla base di come rischi, benefici e possibilità decisionali vengono distribuiti tra le persone."
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