martedì 8 settembre 2026

Dopo l’incendio, la terra deve ricordare: a cosa serve il Catasto delle aree percorse dal fuoco

 tratto da https://ambientenonsolo.com/dopo-lincendio-la-terra-deve-ricordare-a-cosa-serve-il-catasto-delle-aree-percorse-dal-fuoco/

dall'articolo di Marco Talluri: "Quando le fiamme sono spente e l’emergenza scompare dalle cronache, comincia una fase meno visibile ma decisiva per la tutela del territorio. Le aree attraversate dagli incendi devono essere individuate, cartografate e conservate nella memoria amministrativa dei Comuni. Non è un semplice adempimento burocratico: serve soprattutto a evitare che il fuoco possa diventare, direttamente o indirettamente, uno strumento per modificare l’uso dei terreni o produrre vantaggi economici.
È questo il principio alla base del Catasto delle aree percorse dal fuoco, previsto dalla legge quadro sugli incendi boschivi, la legge 353 del 2000.
Un esempio recente arriva da Bari, dove il Comune ha aggiornato nell’agosto 2026 il proprio Catasto comunale con gli incendi verificatisi nel corso del 2025. Le nuove aree censite si trovano a Lama Balice e interessano complessivamente 61 particelle catastali. Il provvedimento comunale indica una superficie complessiva percorsa dal fuoco pari a circa 10,55 ettari, cioè oltre 105 mila metri quadrati.
Il Comune ricostruisce inoltre una vera e propria storia territoriale degli incendi: il Catasto viene aggiornato annualmente e contiene le perimetrazioni delle aree interessate dagli eventi degli anni precedenti. Nel caso barese la documentazione comprende elenchi catastali e una cartografia che sovrappone le aree percorse dal fuoco al catasto e agli strumenti urbanistici comunali. La grande tavola cartografica allegata al provvedimento mostra visivamente quanto questa memoria possa diventare uno strumento di pianificazione, e non soltanto un archivio amministrativo.
Perché registrare un terreno bruciato
La logica della legge 353/2000 è molto chiara: un incendio non deve poter aprire la strada a utilizzazioni del territorio che prima del fuoco non erano possibili. Per questo nelle zone boscate e nei pascoli percorsi dalle fiamme scattano vincoli di durata diversa.
Per quindici anni non è possibile assegnare alle aree una destinazione diversa da quella precedente all’incendio. Negli atti di compravendita il vincolo deve essere espressamente richiamato.
Per dieci anni sono vietate, con le eccezioni previste dalla normativa, nuove costruzioni e infrastrutture destinate a insediamenti civili o produttivi; nelle aree boschive interessate sono inoltre vietati pascolo e caccia.
Per cinque anni, infine, sono vietate attività di rimboschimento e ingegneria ambientale finanziate con risorse pubbliche, salvo deroghe motivate, ad esempio per situazioni di dissesto idrogeologico o per la tutela urgente di particolari valori ambientali e paesaggistici.
È un meccanismo che crea una sorta di memoria giuridica dell’incendio: il territorio continua a portare per anni le conseguenze amministrative dell’evento anche quando la vegetazione comincia a ricrescere.
Bari: dal rilievo territoriale alla pianificazione urbana
Il procedimento utilizzato a Bari mostra anche come sta cambiando tecnicamente questo lavoro. Le informazioni vengono ricavate dal Sistema Informativo della Montagna (SIM), collegato al Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari dei Carabinieri. I dati comprendono localizzazione dell’incendio, particelle catastali, superfici interessate e perimetrazioni geografiche. Il Comune integra poi queste informazioni nei propri strumenti territoriali.
Il materiale viene pubblicato per trenta giorni per consentire la presentazione di osservazioni; successivamente gli uffici esaminano quanto eventualmente ricevuto e approvano l’elenco definitivo e le relative perimetrazioni. A Bari i dati confluiscono anche nel Sistema Informativo Territoriale comunale, liberamente consultabile, che raccoglie le particelle interessate dagli incendi verificatisi a partire dal 2007.
È un aspetto particolarmente interessante: il Catasto incendi non resta confinato in una determina amministrativa, ma può diventare una componente dell’informazione geografica pubblica della città.
Non solo Bari: i Catasti degli incendi diventano digitali
Bari non è un caso isolato. Numerosi Comuni stanno aggiornando in questi mesi gli elenchi relativi agli incendi del 2025 e alcune esperienze mostrano come il Catasto possa evolvere verso strumenti di conoscenza territoriale più accessibili.
A Siena il Catasto degli incendi boschivi è gestito attraverso il Sistema Informativo Territoriale comunale. È possibile consultare sulla mappa le aree percorse dal fuoco e scaricarne liberamente i perimetri dal portale Open Data. Il servizio, gestito in forma associata con Monteriggioni, mostra bene come un obbligo amministrativo possa trasformarsi in un patrimonio informativo utilizzabile anche da cittadini e professionisti. Catasto degli incendi boschivi del Comune di Siena
Anche Altopascio, in Toscana, collega il Catasto delle aree percorse dal fuoco al proprio Sistema Informativo Territoriale. La pagina comunale, aggiornata nel giugno 2026, rende disponibili i riferimenti normativi e il collegamento alla cartografia del SIT, offrendo un altro esempio di integrazione tra vincoli antincendio e strumenti urbanistici digitali. Catasto incendi boschivi e aree percorse dal fuoco di Altopascio
A Rende, in Calabria, nel luglio 2026 è stato pubblicato l’aggiornamento del Catasto relativo agli incendi del 2025. Insieme all’avviso sono disponibili una relazione tecnica, una tavola generale, una cartografia catastale, l’elenco degli incendi e quello delle particelle sottoposte a vincolo. Anche qui è prevista una fase di pubblicazione di trenta giorni nella quale gli interessati possono presentare osservazioni. Aggiornamento del Catasto incendi del Comune di Rende
Particolarmente recente è il caso di Butera, in Sicilia. Il 27 agosto 2026 il Comune ha pubblicato l’elenco provvisorio delle aree percorse dal fuoco nel 2025, accompagnandolo con relazione, delibera e numerosi elaborati grafici riferiti ai singoli incendi. I documenti riguardano, tra le altre, aree come Comunelli, Lago Telai, Diga Comunelli e contrada Bombara. Il termine per presentare osservazioni è fissato al 27 settembre. Aggiornamento 2025 del Catasto incendi del Comune di Butera
Persino l’assenza di incendi diventa un’informazione da registrare. A Calitri, in provincia di Avellino, l’aggiornamento pubblicato nel maggio 2026 certifica che nel corso del 2025 non si sono verificati incendi boschivi o incendi su pascoli nel territorio comunale. La verifica è stata effettuata utilizzando i dati del Geoportale Incendi Boschivi e del Sistema Informativo della Montagna. Aggiornamento Catasto incendi 2025 del Comune di Calitri
Dal Catasto alla prevenzione
Il passo ulteriore è mettere in relazione la memoria degli incendi con le attività di prevenzione. Un’esperienza interessante arriva dalla provincia di Frosinone, dove nel luglio 2026 Prefettura, Provincia e Carabinieri Forestali hanno definito un’intesa per rafforzare il contrasto agli incendi dolosi e colposi.
Accanto al personale della Polizia provinciale, della Protezione civile e dell’Ufficio SIT, è previsto l’utilizzo di fototrappole, telecamere e droni per individuare i responsabili degli incendi. Nella stessa occasione è stato espressamente ricordato ai sindaci l’obbligo di aggiornare puntualmente il Catasto degli incendi boschivi e di applicare i relativi vincoli. L’intesa della Prefettura di Frosinone contro gli incendi boschivi
È una connessione importante. Catasto, controllo del territorio, prevenzione e pianificazione non dovrebbero essere attività separate. Sapere dove il fuoco è passato negli anni precedenti permette infatti di individuare aree colpite ripetutamente, verificare l’evoluzione della vegetazione, programmare interventi di manutenzione, incrociare gli incendi con aree protette, infrastrutture e insediamenti e, soprattutto, controllare che le trasformazioni successive siano compatibili con i vincoli previsti dalla legge.
Una memoria pubblica del fuoco
Di incendi si parla inevitabilmente soprattutto mentre bruciano boschi, campagne e abitazioni. Ma una politica efficace comincia prima dell’incendio e continua molto dopo. Il Catasto delle aree percorse dal fuoco appartiene proprio a questa seconda parte, meno spettacolare, della prevenzione. La sua funzione originaria rimane fondamentale: impedire che dalla distruzione di un bosco possano derivare cambiamenti di destinazione dei terreni o vantaggi economici. Ma oggi, grazie alla cartografia digitale, ai sistemi informativi territoriali e agli open data, questo strumento può assumere un significato più ampio.
Può diventare la memoria territoriale degli incendi. Non soltanto un elenco di particelle catastali, quindi, ma una base di conoscenza attraverso la quale ricostruire dove il territorio ha bruciato, quante volte è accaduto, quali ecosistemi e insediamenti sono stati coinvolti e dove può essere necessario concentrare prevenzione, sorveglianza e capacità di adattamento. In un Mediterraneo nel quale caldo estremo, siccità e condizioni meteorologiche favorevoli alla propagazione del fuoco stanno aumentando il rischio di incendi estremi, anche conservare la memoria delle fiamme diventa una politica di adattamento.
Ed è probabilmente questa la prospettiva nella quale i Catasti comunali dovrebbero essere sempre più considerati: non soltanto un obbligo previsto da una legge di oltre venticinque anni fa, ma un’infrastruttura pubblica di conoscenza del territorio nell’era degli incendi.
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