tratto da https://www.wwf.it/pandanews/ambiente/costi-della-crisi-climatica-report/
dall'articolo del WWF: "Occorre ridurre il rischio prima che il danno si produca. È una scelta che deve entrare stabilmente nelle politiche economiche del Paese.
WWF Italia
I numeri mostrano che il rischio climatico sta già producendo un costo economico concreto. Nel 2024 la raccolta premi per le coperture dei rischi climatici ha raggiunto 2,7 miliardi di euro, 347 milioni in più rispetto al 2023, pari al 5,8% dei premi danni lordi complessivi. Le coperture riguardano soprattutto grandine (67,8%), tempeste (19,6%) e inondazioni (11%), che insieme rappresentano la quasi totalità dei premi relativi ai rischi climatici.
The effects of climate change in Bangladesh – foto ANSA
Per il WWF questa situazione pone una questione di equità oltre che di sicurezza. Non è accettabile che la risposta alla crisi climatica si traduca prevalentemente in un aumento dei costi a carico dei singoli, mentre gli investimenti pubblici nella prevenzione restano insufficienti. Le assicurazioni sono uno strumento importante di gestione del rischio, ma non possono diventare il sostituto delle politiche di mitigazione (abbattimento delle emissioni), adattamento al clima già cambiato e tutela del territorio. Il dato è quindi politico, prima ancora che assicurativo: l’Italia è sempre più esposta ai rischi climatici, mentre resta ampio il divario tra perdite economiche e coperture assicurative. L’IVASS sottolinea che la quota non assicurata delle perdite da eventi catastrofali e ambientali rimane significativa, anche a causa della crescente frequenza e severità degli eventi estremi.
Per il WWF, occorre ridurre il rischio prima che il danno si produca. È una scelta che deve entrare stabilmente nelle politiche economiche del Paese e, anche in vista delle prossime elezioni, nei programmi delle forze politiche. La Legge di Bilancio 2027-2029 può rappresentare un primo banco di prova per rendere questa scelta strutturale.
Il Rapporto evidenzia che oltre l’80% delle compagnie considera materiali i rischi climatici e che la rilevanza dei rischi fisici è salita all’84,7%. Il protection gap, cioè il divario tra le perdite economiche provocate dagli eventi catastrofali e la quota di tali perdite coperta dalle assicurazioni, resta inoltre particolarmente ampio nel comparto residenziale. Un divario che lascia famiglie e imprese maggiormente esposte alle conseguenze economiche delle catastrofi e che, in caso di eventi particolarmente gravi, può tradursi anche in una maggiore pressione sull’intervento pubblico.
L’Italia spende solo dopo i disastri
Il WWF sottolinea che non si può continuare a spendere risorse pubbliche soltanto dopo alluvioni, frane, incendi e siccità. La prevenzione deve entrare nel cuore della politica economica del Paese. La Legge di Bilancio 2027-2029 deve essere un primo passo, destinando risorse certe e pluriennali alle politiche per abbattere le emissioni climalteranti, perché bisogna evitare che il riscaldamento globale vada avanti, all’adattamento e al ripristino degli ecosistemi: dall’impulso reale a rinnovabili, elettrificazione ed efficienza energetica, all’attuazione del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici al contrasto al dissesto idrogeologico, rinaturalizzazione dei fiumi, dalla tutela delle zone umide alla riduzione del consumo di suolo e ripristino degli ecosistemi degradati.
Ma serve una prospettiva che vada oltre una singola manovra: anche in vista delle prossime elezioni politiche chiediamo alle forze politiche di assumere nei propri programmi impegni chiari e verificabili per fare della prevenzione e della resilienza climatica una priorità della prossima legislatura.
Anche il settore assicurativo sta progressivamente integrando il rischio climatico nei propri modelli: secondo IVASS, la quota delle imprese danni che utilizza tecniche di modellizzazione e pricing più coerenti con i rischi climatici è passata dal 7% nel 2024 al 33% nel 2025.
Rischio climatico deve entrare nelle priorità della finanza pubblica
Se il rischio climatico è già entrato nei bilanci delle imprese e nelle valutazioni del sistema finanziario, il WWF ritiene che tanto più debba entrare anche nelle priorità della finanza pubblica e nelle scelte di chi si candida a governare il Paese. Investire nella transizione energetica, nella natura, nell’adattamento e nella prevenzione oggi significa spendere meno per le emergenze domani.
Per il WWF, la Manovra 2027 deve segnare il primo passo di cambio di paradigma che la prossima legislatura dovrà rendere strutturale: passare dalla politica del risarcimento alla politica della prevenzione e della riduzione del rischio, riconoscendo alla resilienza degli ecosistemi il valore di un investimento strategico per la sicurezza ambientale, economica e sociale del Paese.
L’indagine WWF
Sul rischio climatico visto dalla parte dei cittadini, il WWF Italia ha lanciato una indagine dal titolo: “La crisi climatica è già qui: cosa sta cambiando per te?”. L’iniziativa punta a comprendere la percezione degli italiani dei fenomeni estremi causati dalla crisi climatica e la loro reale possibilità di affrontarli, ricevendo un aiuto adeguato. L’indagine è realizzata con il sostegno del Movimento Laudato Si’ e altre realtà civiche, si avvale della partnership scientifica del CMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici) e della collaborazione di Green&Blue come principale media partner. La raccolta dei dati durerà fino a metà settembre."
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