sabato 5 settembre 2026

Qualità dell’aria, città ancora lontane dai nuovi limiti: medici e scienziati chiedono al Governo di non rinviare

 tratto da https://ambientenonsolo.com/qualita-dellaria-citta-ancora-lontane-dai-nuovi-limiti-medici-e-scienziati-chiedono-al-governo-di-non-rinviare/

A fine luglio molte città italiane avevano già superato i livelli che la nuova direttiva europea consentirà nell’intero anno. L’ozono ha dominato l’estate, il biossido di azoto resta critico soprattutto nelle città portuali e PM10 e PM2,5 continuano a pesare sul bilancio annuale. Intanto 17 società scientifiche e associazioni mediche chiedono al Governo di recepire la Direttiva UE 2024/2881 senza ricorrere alle deroghe.
I nuovi limiti europei sulla qualità dell’aria entreranno pienamente in vigore nel 2030, ma i dati raccolti nelle città italiane mostrano che la partita è già cominciata. Il monitoraggio “Cambiamo aria. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane”, promosso dall’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e Clean Cities Campaign in collaborazione con ISDE Italia, fotografa infatti una distanza ancora considerevole tra le concentrazioni osservate oggi, i valori che saranno imposti dalla nuova Direttiva europea 2024/2881 e, ancora di più, quelli raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità. Il progetto segue dal 2025 i dati delle stazioni di monitoraggio di numerose città italiane, confrontando le concentrazioni di PM10, PM2,5, biossido di azoto e ozono con i diversi livelli di riferimento.
L’aggiornamento a fine luglio 2026 è particolarmente significativo perché mostra come l’inquinamento atmosferico cambi volto con le stagioni ma non scompaia con la fine dell’inverno. Se nei mesi freddi a dominare sono soprattutto le polveri sottili, l’estate porta in primo piano l’ozono troposferico, mentre il biossido di azoto continua a rappresentare un problema strutturale legato alle combustioni e alla mobilità, con situazioni particolarmente rilevanti in diverse città portuali.
L’estate dell’ozono
Il dato più evidente dell’estate 2026 riguarda l’ozono troposferico, un inquinante secondario che non viene emesso direttamente dalle sorgenti ma si forma nell’atmosfera attraverso reazioni fotochimiche che coinvolgono, fra gli altri, ossidi di azoto e composti organici volatili. Temperature elevate e forte radiazione solare ne favoriscono la formazione e proprio per questo il problema emerge soprattutto nei mesi estivi.
La normativa attuale stabilisce un valore obiettivo di 120 µg/m³, riferito alla massima media mobile su otto ore, da non superare per più di 25 giorni all’anno. La nuova direttiva europea riduce questo numero a 18, mentre le indicazioni OMS sono ancora più severe.
Eppure, nei soli mesi di giugno e luglio 2026, i giorni oltre 120 µg/m³ sono stati 52 a Torino Lingotto e Bergamo Meucci, 50 a Torino Rubino, 47 a Vicenza Quartiere Italia, 44 a Modena Parco Ferrari e 43 a Milano Verziere, Verona Giarol Grande, Parma Cittadella, Bologna via Chiarini e Bologna Giardini Margherita. In molte stazioni, quindi, in appena due mesi è stato superato non soltanto il livello previsto dalla normativa europea per il 2030, ma persino l’attuale valore obiettivo riferito all’intero anno.
Il confronto con il 2025 indica inoltre un peggioramento significativo in diverse località: Torino Lingotto è passata da 24 a 52 giorni sopra 120 µg/m³, Bologna Giardini Margherita da 15 a 43 e Brescia Villaggio Sereno da 9 a 34. Rispetto alle indicazioni OMS, la distanza appare ancora maggiore: in varie città la soglia raccomandata di 100 µg/m³ è stata oltrepassata praticamente durante quasi tutti i giorni di giugno e luglio.
È un dato che assume un significato particolare nel contesto del cambiamento climatico. Periodi più caldi e ondate di calore più frequenti possono infatti creare condizioni favorevoli alla formazione dell’ozono, rafforzando l’intreccio fra politiche climatiche, qualità dell’aria e tutela della salute.
Biossido di azoto, il problema delle città portuali
Un secondo elemento che emerge chiaramente dal monitoraggio riguarda il biossido di azoto (NO₂). Nei primi sette mesi del 2026 le medie più elevate sono state registrate nella stazione Palermo Di Blasi, con 47 µg/m³, e a Genova via Buozzi e Venezia Sacca Fisola, entrambe con 46 µg/m³. Seguono Brescia Villaggio Sereno con 43, Catania viale Vittorio Veneto con 40 e Napoli Ente Ferrovie e Genova Corso Europa con 39 µg/m³.
Oggi il limite medio annuale è di 40 µg/m³, mentre dal 2030 scenderà a 20 µg/m³. La nuova direttiva introdurrà inoltre un limite giornaliero di 50 µg/m³, da non superare più di 18 volte nell’anno.
Applicando già oggi questo futuro parametro, alla fine di luglio erano stati registrati 85 superamenti a Palermo Di Blasi, 83 a Genova via Buozzi, 53 a Napoli Ente Ferrovie, 43 a Genova Corso Europa e 36 a Catania viale Vittorio Veneto. Il valore raccomandato dall’OMS, ancora più rigoroso, mostra una distanza persino maggiore.
La presenza ai primi posti di Palermo, Genova, Venezia, Napoli e Catania richiama inevitabilmente il tema delle emissioni nelle città portuali. Le singole centraline non consentono naturalmente di attribuire direttamente le concentrazioni osservate a una determinata sorgente, ma il quadro rende necessario approfondire il contributo delle navi, delle attività portuali, della movimentazione delle merci e del traffico pesante connesso ai porti, accanto al traffico urbano e alle altre combustioni.
PM10 e PM2,5: l’inverno pesa già sull’intero 2026
Anche se nei mesi estivi le concentrazioni di particolato tendono generalmente a diminuire, il bilancio dei primi sette mesi conserva le conseguenze degli episodi invernali.
Per il PM10, il limite attuale di 50 µg/m³, che può essere superato per non più di 35 giorni nell’anno, risultava già oltrepassato a fine luglio a Milano Marche, con 41 giorni, e Verona Corso Milano, con 40, mentre Modena Giardini aveva raggiunto quota 35. Guardando invece al limite che entrerà in vigore nel 2030 – 45 µg/m³ per non più di 18 giorni – risultavano già 49 superamenti a Milano Marche, 43 a Verona Corso Milano, 40 a Modena Giardini e 36 a Milano Pascal.
Una situazione analoga riguarda il PM2,5. Il valore giornaliero di 25 µg/m³, che dal 2030 potrà essere superato soltanto 18 volte in un anno, alla fine di luglio era già stato oltrepassato 52 volte a Padova Mandria, 50 a Milano Marche, 49 a Milano Pascal, 48 a Torino Rebaudengo e Torino Rubino e 44 a Modena Parco Ferrari. Se il confronto viene fatto con il livello raccomandato dall’OMS, pari a 15 µg/m³, i giorni di superamento arrivano addirittura a 115 a Torino Rebaudengo e 104 a Verona Giarol Grande.
Il messaggio complessivo di Cambiamo aria è quindi piuttosto netto: essere oggi formalmente entro alcuni limiti di legge non significa necessariamente trovarsi su una traiettoria sufficiente per rispettare gli standard europei del 2030, né tantomeno respirare concentrazioni compatibili con i livelli raccomandati per la tutela della salute.
Diciassette società scientifiche al Governo: «Niente deroghe»
È in questo contesto che il 31 agosto 2026 diciassette società scientifiche e associazioni mediche, fra cui ISDE Italia, hanno inviato una lettera al ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin e, per conoscenza, al ministro della Salute Orazio Schillaci e alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
La richiesta è precisa: recepire entro l’11 dicembre 2026 la Direttiva europea 2024/2881 e non chiedere deroghe rispetto ai nuovi limiti. Le organizzazioni ricordano che l’inquinamento atmosferico rappresenta il principale rischio ambientale per la salute in Europa e sottolineano che, pur essendo migliorata negli ultimi anni la qualità dell’aria italiana, la velocità di riduzione delle concentrazioni non appare ancora sufficiente per raggiungere i nuovi standard senza politiche più incisive.
Proprio i dati di Cambiamo aria vengono richiamati come una delle evidenze che mostrano la dimensione del problema. Secondo i firmatari, occorre iniziare subito a predisporre politiche, programmi e investimenti capaci di ridurre le emissioni, evitando che le possibilità di proroga previste dalla normativa europea diventino uno strumento per rinviare interventi già necessari.
La lettera richiama inoltre la necessità di considerare il miglioramento della qualità dell’aria non semplicemente come un obbligo derivante dalla normativa europea, ma come una vera politica di prevenzione sanitaria. Ridurre l’esposizione della popolazione significa infatti diminuire il rischio di malattie respiratorie e cardiovascolari, aggravamenti delle patologie croniche, ricoveri e morti premature.
Leggi su ISDEnews la lettera delle 17 società scientifiche e associazioni mediche
Il decreto italiano e la partita delle deroghe
La richiesta del mondo medico-scientifico arriva mentre è in corso l’esame dello schema di decreto legislativo italiano di recepimento della Direttiva UE 2024/2881.
Il Consiglio dei ministri ha approvato lo schema in esame preliminare il 4 agosto 2026; il testo è stato successivamente trasmesso alle Camere come Atto del Governo n. 435. La nuova disciplina porterà dal 2030 limiti molto più rigorosi: tra quelli più rilevanti, 10 µg/m³ come valore medio annuale per il PM2,5 e 20 µg/m³ per PM10 e NO₂.
Ma i limiti numerici rappresentano soltanto una parte della riforma. Cambiano anche il modo di valutare l’esposizione della popolazione, gli obblighi di pianificazione e i meccanismi con cui Regioni e Stato dovranno dimostrare di essere sulla traiettoria necessaria per raggiungere gli obiettivi del 2030.
Lo schema prevede infatti la possibilità, in determinate condizioni e per specifiche zone, di posticipare il rispetto di alcuni valori limite, in alcuni casi fino al 2040. Le proroghe non sono automatiche: devono essere motivate, accompagnate da specifiche tabelle di marcia e sottoposte alle verifiche previste dalla normativa europea. È proprio su questo punto che si concentra una parte importante del confronto politico e scientifico: capire se il tempo aggiuntivo previsto dalla direttiva sarà utilizzato per completare percorsi di risanamento realmente avviati oppure rischierà di tradursi in un rinvio delle misure necessarie.
Il 2030 comincia molto prima del 2030
Uno degli aspetti più innovativi della nuova normativa è proprio quello di non attendere il 2030 per verificare se gli obiettivi saranno stati raggiunti. Tra il 2026 e il 2029, quando i dati mostreranno il rischio di non rispettare i futuri limiti, le autorità competenti dovranno predisporre tabelle di marcia che indichino misure, tempi ed effetti attesi.
In altre parole, diventerà progressivamente necessario valutare non soltanto se una città rispetta i limiti vigenti oggi, ma anche quanto dista dai valori del 2030 e se le concentrazioni stanno diminuendo con una velocità sufficiente. È una prospettiva che rende particolarmente utili monitoraggi come Cambiamo aria: i dati raccolti oggi diventano anche uno strumento per misurare la traiettoria verso i nuovi standard.
Le rilevazioni dei primi sette mesi del 2026 mostrano che in numerose realtà italiane questa traiettoria resta impegnativa. L’ozono costituisce ormai una criticità estiva di primo piano, il biossido di azoto mantiene livelli elevati soprattutto nelle aree urbane maggiormente interessate dal traffico e dalle combustioni, mentre PM10 e PM2,5 continuano a rappresentare un problema particolarmente rilevante nei mesi freddi.
La questione centrale diventa quindi non se intervenire, ma quanto rapidamente ridurre le emissioni. Mobilità urbana, trasporto pubblico, elettrificazione, efficienza energetica degli edifici, produzione energetica, industria, agricoltura, porti e logistica sono parti della stessa strategia. Perché il 2030, guardando i dati delle centraline, è molto più vicino di quanto possa sembrare.
Per approfondire su Ambientenonsolo
Qualità dell’aria in Italia: inquinanti, salute, limiti e dati
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Il punto sulle condizioni previste per le deroghe e sul rischio che il tempo aggiuntivo diventi un rinvio delle politiche di risanamento.
Tutta la serie sulla Direttiva 2024/2881 e sul decreto italiano
Fonti
ISDE Italia – Cambiamo aria: l’ozono domina l’estate, nelle città portuali resta critico il biossido di azoto
ISDE Italia – Qualità dell’aria, 17 società scientifiche e associazioni mediche al Governo: «Recepire la direttiva UE senza chiedere deroghe»
ISDE Italia – Cambiamo aria. Progetto nazionale “Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane”

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