domenica 13 settembre 2026

La stagione della caccia apre in anticipo e gli animali selvatici ne pagano il prezzo. Greenpeace

 tratto da https://www.greenpeace.org/italy/storia/31634/la-stagione-della-caccia-apre-in-anticipo/

La fauna selvatica è di nuovo nel mirino. In 16 Regioni italiane è stata autorizzata la preapertura della stagione di caccia, che potrà iniziare già i primi giorni di settembre. E c’è un’altra cattiva notizia: a essere inclusa tra le specie cacciabili ci sarà anche la quaglia, una specie la cui sopravvivenza già è messa in seria difficoltà dal bracconaggio e dalla perdita degli habitat.
Questo è l’ennesimo attacco alla natura. Non possiamo restare a guardare mentre le regole che dovrebbero proteggere la fauna selvatica vengono riscritte e indebolite, invece che rafforzate! 16 regioni hanno autorizzato le preaperture della stagione di caccia
Sono Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Trentino e Veneto le regioni dove la caccia potrà cominciare in anticipo: già a inizio settembre.
Una scelta particolarmente grave dato che nell’ultimo anno la sopravvivenza della fauna selvatica è già stata messa a dura prova da eventi climatici estremi come siccità, alluvioni e incendi. Senza contare che la caccia può avere sugli animali anche conseguenze indirette: gli spari e la presenza dei cacciatori potrebbero disturbare anche le specie non cacciabili e gli animali ancora impegnati nella fase riproduttiva. Il parere della scienza sempre più ignorato
Anticipare la stagione della caccia significa ignorare ancora una volta le indicazioni della comunità scientifica. A stabilire tempi e modalità dell’attività venatoria dovrebbe essere l’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ma negli ultimi anni il suo ruolo è stato progressivamente indebolito.
Sempre più spazio viene invece riconosciuto al Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Nazionale, i cui pareri vengono utilizzati per sostenere decisioni che possono discostarsi dalle valutazioni dell’ISPRA. E una recente pronuncia del Consiglio di Stato ha ulteriormente ampliato il margine di discrezionalità delle Regioni nel discostarsi dai pareri dell’Istituto. Il risultato è preoccupante: mentre servirebbero decisioni fondate sui dati scientifici, la tutela della fauna è sempre più condizionata da interessi politici e venatori.
E non è tutto. Dal 2022 la normativa che disciplina la tutela della fauna selvatica e l’attività venatoria è stata modificata in 23 parti diverse attraverso 8 interventi legislativi, con azioni che hanno progressivamente ridotto le garanzie di protezione.
Tutto questo è inaccettabile: la fauna selvatica ha bisogno di più tutele, non meno!
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