venerdì 12 giugno 2026

Greenpeace. Ecco cosa abbiamo trovato nelle profondità marine dell’Artico!

 tratto da https://www.greenpeace.org/italy/storia/31072/ecco-cosa-abbiamo-trovato-nelle-profondita-marine-dellartico/



Alla scoperta del Banana Hole

L’area che abbiamo esplorato è il “Banana Hole”, un crocevia vitale per le balene e un habitat unico per la vita sottomarina

Si trova nell’Artico norvegese, in acque internazionali, tra le Svalbard e l’isola di Jan Mayen, a est della Groenlandia, ed è una delle zone che nel 2024 il governo di Oslo aveva aperto alle attività di estrazione mineraria nei fondali marini. Ma grazie alle proteste delle organizzazioni ambientaliste (tra cui Greenpeace), della comunità scientifica, dei pescatori e dei partiti ecologisti, queste attività sono state sospese almeno fino al 2029. 

Siamo venuti qui per raccogliere prove scientifiche, studiare habitat mai osservati prima e bloccare la concessione di qualunque licenza di estrazione. Vogliamo che queste acque siano protette in modo permanente da chi vuole sfruttarle per profitto!

Italia, troppa o troppo poca acqua: la crisi climatica cambia il ciclo idrico

 tratto da https://ambientenonsolo.com/italia-troppa-o-troppo-poca-acqua-la-crisi-climatica-cambia-il-ciclo-idrico/

Italia, troppa o troppo poca acqua: la crisi climatica cambia il ciclo idrico

In Italia la crisi climatica sta trasformando il rapporto con l’acqua. Il problema non è più soltanto la siccità, né soltanto il rischio di alluvioni: è la compresenza sempre più frequente di entrambi gli estremi. Da una parte periodi prolungati di scarsità idrica, dall’altra piogge intense, grandinate, allagamenti e fenomeni estremi che colpiscono territori già resi vulnerabili da cementificazione, consumo di suolo e reti idriche inefficienti.

È questo il quadro delineato dal nuovo rapporto “Troppa o troppo poca. L’acqua in Italia in un clima che cambia”, presentato alla Venice Climate Week 2026 e realizzato da Italy for Climate, il centro studi su clima ed energia della Fondazione per lo sviluppo sostenibile. Il rapporto mette in evidenza un paradosso ormai evidente: l’Italia è uno dei Paesi europei più esposti allo stress idrico, ma è anche tra quelli più colpiti dall’aumento degli eventi estremi legati all’acqua.

Un Paese che si scalda più della media mondiale

Non solo gas serra: il pianeta soffre anche per spreco d’acqua e degrado del suolo. E noi ci ammaliamo. Renzo Rosso Idraulico insigne. Nel terzo millennio la storia della Terra ha inaugurato una epoca di emergenza continuata. Ciò che serve è un ritorno alla normalità

 tratto da https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/06/09/estrazione-mineraria-epidemie-ecosistemi-notizie/8412061/

dall'articolo di Renzo Rosso: "Sebbene ridurre i gas serra sia indispensabile, la focalizzazione sulle emissioni ha condotto l’umanità in un vicolo cieco. Abbiamo trascurato le minacce tangibili e immediate poste dall’uso sconsiderato del territorio, dal degrado del suolo e dalla gestione irresponsabile dell’acqua. I crediti finanziari di carbonio non possono ripiantare una foresta rasa al suolo da un giorno all’altro. Non possono ripristinare la barriera ecologica tra una colonia di pipistrelli portatrice di nuovi virus e una comunità mineraria che vive ai margini della foresta. I crediti del carbonio atmosferico non condizionano il bulldozer che spianerà il prossimo ettaro di giungla.
La prossima epidemia di Ebola non sarà causata solo dall’aumento delle temperature, ma sarà innescata da una ruspa che abbatte gli alberi per scavare una miniera, indispensabile a rifornire le fabbriche. E soddisfare una domanda che tutti noi alimentiamo. Riconoscere il legame tra consumi ed epidemie è il primo passo verso politiche che proteggano gli ecosistemi e la salute umana attraverso una reale cura della terra e dell’acqua. Pensare di farlo contabilizzando i crediti su un registro da partita doppia è del tutto illusorio."
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Online il rapporto “Lo stato delle bonifiche dei siti contaminati in Italia”

 tratto da https://www.snpambiente.it/notizie/temi/suolo/bonifiche/online-il-rapporto-lo-stato-delle-bonifiche-dei-siti-contaminati-in-italia/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=online-il-rapporto-lo-stato-delle-bonifiche-dei-siti-contaminati-in-italiadall'articolo: "È disponibile il quarto rapporto sui dati regionali sulle bonifiche dei siti contaminati, realizzato da Ispra. Il rapporto fornisce il quadro aggiornato al 1 gennaio 2024 dei procedimenti di bonifica sulla base dei dati trasmessi dalle Regioni/Province autonome/Agenzie per la protezione dell’ambiente nell’ambito del popolamento 2024 di Mosaico, la banca dati nazionale sui procedimenti di bonifica.

https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/lo-stato-delle-bonifiche-dei-siti-contaminati-in-italia-quarto-rapporto-sui-dati-regionali

Il rapporto contiene alcune elaborazioni di carattere generale effettuate sui 16.365 procedimenti in corso e i 22.191 conclusi censiti in Mosaico focalizzandosi, poi, sull’analisi di un subset più significativo dal punto di vista ambientale: i 17.406 procedimenti che hanno superato l’approvazione del piano di caratterizzazione.
Nel rapporto sono analizzati gli stati di avanzamento e di contaminazione dei procedimenti in corso, le modalità di chiusura di quelli conclusi, l’età dei procedimenti e la loro durata. Sono esaminate altresì le superfici interessate da procedimenti di bonifica, le procedure adottate, i soggetti titolari e la distribuzione territoriale dei procedimenti oltre che i siti orfani. Infine, rispetto ai popolamenti degli anni passati, vengono illustrate un’analisi preliminare dei dati sulle tecnologie di intervento oltre che una sezione “ad hoc” con focus relativi a specificità regionali, sia di carattere tecnico che amministrativo."
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Ancora un’aggressione al Parco delle Foreste Casentinesi. E la politica plaude. Oltre 100 litri al minuto sottratti al fiume e trasferiti in un grande acquedotto o in un invaso. Possibile? I Parchi stanno vivendo, ormai da molti anni, una crisi di sopravvivenza

 tratto da https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/06/10/parco-foreste-casentinesi-derivazione-idrica-notizie/8413725/

dall'articolo: di Enza Plotino. "Un Pichetto Fratin al giorno leva il Parco di torno. Una boutade? Macché! Una desolante constatazione quando si entra nel merito di decisioni che stanno smantellando il sistema delle aree protette, anziché migliorarlo. Ogni giorno una spina. Oggi è il turno del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, già aggredito pesantemente e snaturato progressivamente da una destra negazionista ambientale assetata di poltrone, che è al centro di proposte di interventi radicali, in contrasto con il Piano del Parco, che modificherebbero profondamente un’area naturale già gravemente compromessa dagli appetiti locali.
C’è già una diga, dagli anni 70, quella di Ridracoli, nella parte romagnola del Parco di cui si ignorano le criticità, mentre si insiste sul beneficio economico dell’opera. Ma oggi, a causa della crisi idrica che sta preoccupando tante amministrazioni, arriva, da parte di Romagna Acque – l’ente che fornisce il 60% dell’acqua per soddisfare il fabbisogno idropotabile della Romagna – una nuova richiesta di intervento straordinario che coinvolgerebbe un’altra parte del territorio protetto del Parco. “Opere di grande derivazione” per realizzare nuovi attingimenti di acqua dai corsi d’acqua del Parco e condotte di grande derivazione per alimentare il fabbisogno dei Comuni che non siano territorialmente interessati dai vari Parchi. Opere idrogeologiche gigantesche che deformerebbero irrimediabilmente l’ecosistema dei fiumi interessati."
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Ennesimo allevamento crudele: Essere Animali con Selvaggia Lucarelli per una proposta di legge contro le gabbie Essere Animali Essere Animali Organizzazione no profit Siamo tornati a denunciare non solo i maltrattamenti sugli animali, ma anche una crudeltà che in Italia è ancora legale: l'allevamento in gabbia

 tratto da https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/06/10/allevamento-gabbia-essere-animali-proposta-legge-notizie/8413415/

dall'articolo a firma di Chiara Caprio: "Per molti consumatori la denominazione DOP sull’etichetta dei prodotti che acquistano al supermercato è sinonimo di garanzia di qualità e, nel caso di prodotti animali come salumi e affettati, di pratiche di allevamento rispettose del benessere animale. Eppure, se il disciplinare non lo vieta espressamente, anche un prodotto etichettato come DOP può provenire da allevamenti in cui gli animali trascorrono parte o l’intera vita in gabbia. È il caso di mille scrofe allevate in una grande struttura in provincia di Treviso, di cui nelle scorse settimane Essere Animali ha mostrato immagini a dir poco scioccanti.
Il 28 maggio l’associazione ha diffuso, in collaborazione con Selvaggia Lucarelli, video inediti consegnati all’associazione da un ex dipendente dell’azienda. Nei filmati venivano documentate gravi violenze nei confronti degli animali da parte dell’allevatore e di altri operai, dolorose mutilazioni per i suinetti maschi, centinaia di cuccioli senza vita nelle gabbie parto, l’utilizzo massiccio di farmaci, decine di carcasse abbandonate all’esterno dell’allevamento e gabbie parto fatiscenti e pericolose per gli animali. Le immagini hanno raggiunto milioni di persone indignate per le condizioni dell’allevamento."
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Giustizia ambientale a Berlino: dove rumore, inquinamento e caldo colpiscono di più (e chi paga il prezzo più alto)

 tratto da https://ambientenonsolo.com/giustizia-ambientale-a-berlino-dove-rumore-inquinamento-e-caldo-colpiscono-di-piu-e-chi-paga-il-prezzo-piu-alto/


Giustizia ambientale a Berlino: dove rumore, inquinamento e caldo colpiscono di più (e chi paga il prezzo più alto)

Le condizioni ambientali nelle città non colpiscono tutte e tutti allo stesso modo. Rumore, inquinamento dell’aria, ondate di calore e carenza di spazi verdi tendono a concentrarsi in specifiche aree urbane, spesso le stesse in cui vivono le fasce sociali più fragili. È quanto emerge con chiarezza dall’analisi condotta dalla città di Berlino, che da oltre un decennio monitora la distribuzione delle pressioni ambientali e sociali sul proprio territorio.

Quattro fattori ambientali, una mappa delle disuguaglianze

Nel rapporto sulla giustizia ambientale, pubblicato per la prima volta nel 2013 e aggiornato nel 2024, Berlino ha analizzato quattro fattori ambientali chiave:

  • rumore, legato soprattutto al traffico stradale e ferroviario;
  • qualità dell’aria, considerando PM10, PM2.5 e biossido di azoto;
  • bioclima, con particolare attenzione allo stress da calore nelle aree urbane;
  • disponibilità di parchi e spazi verdi, valutata anche in rapporto al numero di residenti.

La città è stata suddivisa in 542 aree di pianificazione, unità territoriali relativamente omogenee dal punto di vista sociale. Per ciascun fattore, ogni area è stata classificata in tre livelli: bassa, media o alta pressione ambientale. Le zone classificate come ad “alta pressione” sono quelle dove l’impatto sull’ambiente e sulla salute è più marcato.

Dove si sommano gli impatti peggiori