tratto da https://www.greenpeace.org/italy/storia/31897/il-continuo-rinvio-della-plastic-tax-ci-e-costato-almeno-2-miliardi-di-euro/
Immagina una tassa che avrebbe potuto far arrivare un’enorme quantità di denaro nelle casse pubbliche: è la Plastic Tax, l’imposta sulla plastica monouso.Introdotta in Italia nel 2020 con la Legge di bilancio, l’imposta avrebbe permesso di raccogliere un gettito fiscale di almeno 2 miliardi tra il 2020 e il 2026, ma non è mai entrata in vigore. Ogni governo infatti l’ha posticipata e – indovina un po’? – Il Governo Meloni non ha fatto eccezione. hhttps://www.greenpeace.org/italy/storia/31897/il-continuo-rinvio-della-plastic-tax-ci-e-costato-almeno-2-miliardi-di-euro/ . Cos’è la Plastic TaxLa Plastic Tax nasce come imposta da applicare agli imballaggi in plastica monouso delle merci e dei prodotti alimentari (i cosiddetti MACSI, ovvero i Manufatti con Singolo Impiego). Nello specifico, l’Italia avrebbe dovuto imporre una tassa di 0,45 centesimi per ogni chilogrammo di prodotti in plastica monouso venduti.L’obiettivo era semplice: incentivare una progressiva riduzione della produzione e, di conseguenza, dell’uso di imballaggi in plastica monouso. Eppure, nonostante la Plastic Tax sia stata introdotta in Italia con La legge di bilancio 2020, l’imposta non è mai entrata in vigore: ogni governo in carica l’ha rimandata, complice la pressione dei settori industriali maggiormente coinvolti dalla nuova tassazione secondo i quali la Plastic Tax sarebbe stata un peso insostenibile per un settore ritenuto già in crisi. Un’affermazione piuttosto strana, dato che l’industria della plastica continua tuttora a fare enormi profitti: parliamo infatti di un settore che solo nel 2023 ha fatturato 58,4 miliardi di euro.1 https://www.greenpeace.org/.../il-continuo-rinvio-della.../Intanto però, governo dopo governo, l’imposta è stata rimandata, e così anche quest’anno: prevista per luglio 2026, la Plastic Tax è stata rinviata a gennaio 2027.Cos’è la Plastic TaxLa Plastic Tax nasce come imposta da applicare agli imballaggi in plastica monouso delle merci e dei prodotti alimentari (i cosiddetti MACSI, ovvero i Manufatti con Singolo Impiego). Nello specifico, l’Italia avrebbe dovuto imporre una tassa di 0,45 centesimi per ogni chilogrammo di prodotti in plastica monouso venduti.L’obiettivo era semplice: incentivare una progressiva riduzione della produzione e, di conseguenza, dell’uso di imballaggi in plastica monouso. Eppure, nonostante la Plastic Tax sia stata introdotta in Italia con La legge di bilancio 2020, l’imposta non è mai entrata in vigore: ogni governo in carica l’ha rimandata, complice la pressione dei settori industriali maggiormente coinvolti dalla nuova tassazione secondo i quali la Plastic Tax sarebbe stata un peso insostenibile per un settore ritenuto già in crisi. Un’affermazione piuttosto strana, dato che l’industria della plastica continua tuttora a fare enormi profitti: parliamo infatti di un settore che solo nel 2023 ha fatturato 58,4 miliardi di euro.1Intanto però, governo dopo governo, l’imposta è stata rimandata, e così anche quest’anno: prevista per luglio 2026, la Plastic Tax è stata rinviata a gennaio 2027.… e un’occasione mancata per incentivare il ricicloA pagare il prezzo della mancata applicazione della Plastic Tax non sono solo le casse pubbliche: anche il settore del riciclo avrebbe potuto giovarne.La tassa infatti non si applica sui materiali realizzati con plastica riciclata, così come sugli imballaggi compostabili e per uso farmaceutico: una sua corretta applicazione avrebbe permesso di far decollare il mercato dei prodotti riciclati, invece il suo rinvio ha continuato a incentivare la produzione di imballaggi in plastica vergine. In poche parole, le scelte dei governi in questi anni hanno continuato a favorire un settore industDobbiamo produrre meno plastica e introdurre un Trattato globale vincolanteLa mancata applicazione della Plastic Tax è l’ennesimo tassello di un quadro di per sé già problematico: la sovrapproduzione di plastica. Ne produciamo tanta, troppa: secondo le stime, la produzione attuale raddoppierà i volumi tra il 2020 e il 2050.Servono strumenti legislativi vincolanti per aziende e governi che coprano l’intero ciclo di vita della plastica, ma non solo: dobbiamo vincolare le grandi multinazionali a vendere sempre più prodotti sfusi o con packaging riutilizzabile, e fare in modo che ogni paese sia responsabile della gestione dei propri rifiuti. Per ottenere tutto questo è più che mai urgente sviluppare un Trattato globale sulla plastica sotto l’egida delle Nazioni Unite.Dopo anni di negoziati e speranze, il percorso verso un Trattato globale contro l’inquinamento da plastica riprenderà nel 2027: chiediamo che il nostro Governo faccia la sua parte affinché si raggiunga al più presto un accordo efficace che riduca davvero la produzione di plastica e tuteli l’ambiente una volta per tutte.Vedi meno












