tratto da https://ambientenonsolo.com/lago-di-garda-una-dichiarazione-chiede-di-riconoscerlo-come-soggetto-di-diritto/

Una Federazione di associazioni propone di attribuire al più grande lago italiano diritti propri e una rappresentanza capace di tutelarli. Il documento non ha ancora valore giuridico: costituisce la base culturale e politica per una futura proposta di legge. Il riferimento europeo è il Mar Menor in Spagna.
Non considerare più il Lago di Garda soltanto come una risorsa da utilizzare o un bene da amministrare, ma come un ecosistema dotato di un proprio valore e di diritti da tutelare.
È l’obiettivo della Dichiarazione dei diritti del Lago di Garda, promossa dalla Federazione per il riconoscimento dei diritti del Lago di Garda e presentata a Desenzano il 13 settembre 2024.
Il documento afferma che il Garda dovrebbe godere di soggettività giuridica e del diritto alla conservazione del proprio ecosistema. Chiede inoltre di proteggere paesaggio, biodiversità, patrimonio culturale e bellezza dei territori gardesani, riconoscendo ai cittadini il diritto di partecipare alle decisioni pubbliche capaci di produrre modifiche ambientali irreversibili.
La Dichiarazione non attribuisce oggi una personalità giuridica al lago e non modifica le competenze delle amministrazioni. Rappresenta un insieme di principi destinato ad alimentare il confronto pubblico e a preparare una futura proposta normativa.
Dall’antropocentrismo all’ecocentrismo
La Federazione è nata dall’incontro tra associazioni già impegnate sui diversi problemi ambientali del Garda. Il percorso comune ha preso forma dopo un convegno organizzato nell’aprile 2024 sul superamento dell’antropocentrismo attraverso un nuovo paradigma definito “ecocentrismo etico”.
Secondo questa impostazione, la natura non deve essere protetta soltanto perché utile agli esseri umani. Animali, vegetali, acque, suoli, montagne e altri elementi naturali possiedono un valore intrinseco legato alla loro stessa esistenza.
«Riteniamo che sia ormai necessaria un’alleanza fra gli esseri umani e gli enti naturali, per rafforzare reciprocamente la biodiversità di cui sono portatori», spiega la Federazione.
Il riconoscimento dei diritti della natura punta quindi a trasformare il rapporto tra persone ed ecosistemi: non una relazione esclusivamente verticale, nella quale l’essere umano dispone delle risorse, ma una condizione di interdipendenza accompagnata da obblighi di tutela.