tratto da https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/06/25/pfas-spinetta-marengo-processo-solvay-notizie/8430453/
sabato 27 giugno 2026
Disastro ambientale colposo: ex manager Solvay a processo per la contaminazione da Pfas a Spinetta Marengo di Luisiana Gaita. Le indiscrezioni sull'accordo che il colosso avrebbe raggiunto con la Regione. Contrari i comitati: "Ministero dell'Ambiente e Piemonte respingano la monetizzazione del danno"
dall'articolo di Luisiana Gaita: "Sono stati rinviati a giudizio per disastro ambientale colposo gli ex dirigenti Solvay (oggi Syensqo), Stefano Bigini e Andrea Diotto. Lo ha stabilito il Tribunale di Alessandria al termine dell’udienza preliminare durata due anni. Inizierà il prossimo 16 novembre il processo agli ex manager accusati del disastro colposo legato alla contaminazione da Pfas, i cosiddetti inquinanti eterni, nello stabilimento chimico di Spinetta Marengo. Nel frattempo, però, proprio mentre si attendeva la decisione del gup Arianna Ciavattini, sulle pagine locali, il Corriere della Sera pubblica un’indiscrezione secondo la quale sarebbe stato raggiunto un accordo economico tra Syensqo e la Regione Piemonte, perché l’Ente si ritiri come parte civile. Massimo riserbo sulla somma, ma la cifra dovrebbe i costi sostenuti dall’Arpa per la mappatura e i monitoraggi di suolo, acqua e aria contaminati da Pfas e per l’indagine sanitaria sui residenti nel raggio di 3 chilometri. Ed è una notizia che divide, perché a queste latitudini si vuole andare fino in fondo. Lo ha ribadito, con un presidio davanti al Palazzo di giustizia il comitato ‘Ce l’ho nel sangue’, che spinge affinché il processo ora si celebri a porte aperte. “Per noi che anche oggi eravamo in presidio davanti al Tribunale di Alessandria – commentano dal Comitato Stop Solvay – il rinvio a giudizio significa che la richiesta di verità e giustizia che portiamo avanti da anni continua il suo percorso. Significa che non è più possibile nascondere o ignorare la realtà di quello che è successo e di quello che ancora oggi accade a Spinetta Marengo”.
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Allerta arancione in Emilia-Romagna per il caldo: picchi fino a 39 gradi. Livello massimo a Bari, Campania verso il weekend rovente di Redazione Cronaca. Disagio fisico anche in Veneto, criticità fino a lunedì in Campania. A Napoli chiese aperte come rifugi climatici per anziani e persone fragili. In Abruzzo 81enne si accascia in spiaggia e muore
tratto da https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/06/26/allerta-arancione-in-emilia-romagna-per-il-caldo-picchi-fino-a-39-gradi-livello-massimo-a-bari-campania-verso-il-weekend-rovente/8431221/
dall'articolo: "L’ondata di caldo che sta investendo l’Italia si intensifica e porta nuove allerte in diverse regioni. Per domani, sabato 27 giugno, è stata diramata un’allerta arancione su gran parte della pianura emiliano-romagnola, dove le temperature massime potranno raggiungere i 38-39 gradi. Le aree interessate sono la pianura e la bassa collina piacentina e parmense, la pianura reggiana, modenese, bolognese e ferrarese, oltre alla collina bolognese. Lungo i rilievi occidentali non si escludono temporali sparsi di breve durata, che potrebbero essere accompagnati da effetti e danni localizzati.
Situazione particolarmente critica anche a Bari, dove oggi è stato raggiunto il livello 3 di allerta caldo, il più elevato previsto dal sistema di monitoraggio del ministero della Salute, indicativo di condizioni di elevato rischio per la popolazione. La massima allerta resterà in vigore fino a domenica, con una temperatura massima percepita di 36 gradi. Nel capoluogo pugliese sono stati attivati i servizi sociali e sanitari a supporto delle fasce più vulnerabili."
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crisi idrica e siccità, 20.ma autorizzazione nel 2026 in provincia di Latina per un pozzo nel comune di Aprilia
tratto da https://albopretorio.provincia.latina.it/jalbopretorio/AlboPretorio?servizio=dettaglio&idPratica=73327&
R.D. 1775/33 e s.m.i. CONCESSIONE per la derivazione di acqua pubblica sotterranea in Comune di Aprilia (LT)Fasc_7648 – Pozzo 1 ID 42843 – Pozzo 2 ID 42844
- Registro
- 2026/1246
- Tipologia
- Provvedimenti dirigenziali
- In pubblicazione
- 24/06/2026 al 10/07/2026
- Ente Proponente
- Settore Tutela del Territorio e Sviluppo Sostenibile - Provvedimenti Dirigenziali 2026/515
Allegati
Ondate di calore, la sottovalutazione del governo rischia di far perdere vite. WWF In tutta questa situazione, stupisce l’assenza del Ministro Pichetto Fratin, che ormai pare dichiarare solo sul nucleare
tratto da https://www.wwf.it/pandanews/clima/ondate-di-calore-la-sottovalutazione-del-governo-rischia-di-far-perdere-vite/
Dall'articolo del WWF: "L’urgenza di una campagna di informazione seria
Occorre invece prevedere provvedimenti strutturali e meccanismi automatici per mettere in atto le misure di emergenza.
Per il WWF è importantissimo prevedere una massiccia e seria campagna di informazione per mettere i cittadini nella condizione di sapere quando e come intervenire, sia nella quotidianità (prescrizione o revisione delle terapie in atto) sia in presenza dei primi sintomi di patologie serie legate al caldo (esaurimento e colpo di calore, tra le altre) o dell’aggravamento di patologie preesistenti. Per esempio, l’esaurimento da calore di solito non richiede un intervento medico d’urgenza se si riesce a rinfrescarsi entro 30 minuti.
Se si trasforma in colpo di calore, deve essere trattato come un’emergenza. Inoltre, occorre suggerire i modi per far fronte alle criticità e prevedere strutture di aiuto per i più deboli. Mettere domande e risposte, peraltro parziali, sul sito non basta: bisogna raggiungere tutti i cittadini, anche quelli che non consulterebbero spontaneamente la pagina internet del Ministero della Salute e che magari non conoscono la gravità del problema.
Il Paese con più alto rischio di mortalità
Nel contesto internazionale dei paesi di più antica industrializzazione, l’Italia è il Paese che già oggi presenta il più alto rischio di mortalità aggiuntiva legato alle ondate di calore e all’aumento complessivo delle temperature. Nell’estate del 2024, in Europa si sono registrati più di 620.00 decessi legati al caldo in Europa, di cui circa 19000 in Italia. Secondo stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, in Italia i giorni di ondata di calore potrebbero aumentare drasticamente entro il 2100, passando dai 10 giorni del 1990 fino a 250 giorni all’anno, secondo lo scenario di maggiore aumento delle emissioni. Il rischio di mortalità per queste cause interessa, e interesserà, soprattutto le persone più anziane e malate, ma studi recenti hanno dimostrato una associazione anche tra eccesso di calore durante la gravidanza e rischio di natimortalità, spostando l’attenzione anche su queste fasce della popolazione.
Tra le misure struttura da adottare, da sottolineare anche la necessità di rafforzare il SSN, attualmente in sofferenza nonostante i fondi del PNRR che però paiono aver colmato solo la carenza di fondi ordinari. In Italia, come in altri Paesi europei colpiti dalla cupola di calore in atto, le strutture sanitarie, in alcune regioni, fanno fatica a star dietro all’aumento della domanda.
L’assenza del ministro Pichetto Fratin
“In tutta questa situazione, stupisce l’assenza del Ministro Pichetto Fratin, che ormai pare dichiarare solo sul nucleare -ha detto Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia-. E l’Italia continua ad assumere posizioni molto di retroguardia in ambito europeo, impedendo di imboccare con decisione la strada della decarbonizzazione. Dobbiamo abbattere le emissioni climalteranti, quindi dobbiamo smettere di bruciare combustibili fossili: solo gli sciocchi non vedono che se la crisi climatica dovesse continuare a galoppare, potremmo presto avere serie difficoltà ad affrontarne gli impatti”.
L’indagine WWF
Proprio su questi temi, il WWF Italia, con il sostegno del Movimento Laudato Si’ ed altre realtà civiche ha promosso un’indagine partecipata per analizzare l’impatto concreto e già in atto della crisi climatica sulla vita quotidiana della popolazione, il grado di preparazione familiare e di comunità, nonché l’efficacia degli aiuti pubblici e privati (istituzioni e assicurazioni). "
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Il #caldo estremo di questi giorni non può essere minimizzato come sta facendo il governo italiano.
Sottovalutare e non agire ora significa mettere a rischio le vite dei cittadini, a iniziare dai più fragili.
Per questo chiediamo provvedimenti concreti
https://wwf.it/pandanews/clima/ondate-di-calore-la-sottovalutazione-del-governo-rischia-di-far-perdere-vite/
a proposito di cambiamenti climatici. Perché la conoscenza non basta a cambiare i comportamenti
tratto da https://ambientenonsolo.com/il-problema-non-e-capire-ma-decidere/
dall'articolo di Antonio Disi. "Non decidiamo in base ai fatti, ma in base a chi siamo
Lee McIntyre, filosofo della scienza e autore di Come parlare a chi nega la scienza, di cui ho avuto il piacere di curare l’edizione italiana per FrancoAngeli, ha trascorso anni parlando con negazionisti climatici, terrapiattisti e sostenitori delle teorie del complotto.
Chi immagina che abbia trascorso quel tempo semplicemente bombardandoli di dati rimarrà deluso. La conclusione a cui arriva è molto diversa, ed è tanto semplice quanto destabilizzante. Le persone non cambiano idea perché ricevono più informazioni, ma quando si crea uno spazio di fiducia nel quale quelle informazioni possono finalmente essere ascoltate.
Quando una convinzione è profondamente radicata, la questione centrale non è stabilire se un fatto sia vero oppure no. La domanda diventa un’altra. Che cosa mi succede se accetto quel fatto?
Prendiamo un esempio molto concreto. Se dico a una persona che una pompa di calore può essere più efficiente di una caldaia tradizionale, sto fornendo un’informazione tecnica.
Ma se quella stessa persona vive la transizione energetica come una minaccia alla propria autonomia, al proprio modo di vivere o ai valori del gruppo a cui sente di appartenere, la conversazione cambia completamente natura. A quel punto non stiamo più discutendo di efficienza energetica, ma di identità.
E quando una conversazione diventa identitaria, i dati iniziano a perdere forza. Non perché diventino meno veri, ma perché si trovano a competere con qualcosa di immensamente più potente e cioè il bisogno umano di appartenere a un gruppo e di continuare a riconoscersi nella propria storia.
Da tempo la ricerca ci mostra che tendiamo ad attribuire maggiore credibilità alle informazioni provenienti da persone che percepiamo simili a noi. Al contrario, guardiamo con maggiore sospetto quelle che arrivano da gruppi che consideriamo lontani, anche quando i dati sono identici. È un meccanismo profondamente umano.
In fondo, non decidiamo soltanto in base a ciò che sappiamo. Decidiamo anche in base a chi siamo, a chi pensiamo di essere e, qualche volta, persino a chi vorremmo essere agli occhi degli altri.
Può sembrare una conclusione scoraggiante ma, in realtà, è una buona notizia. Perché significa che una parte importante della comunicazione ambientale sta probabilmente cercando le risposte nel posto sbagliato.
Da anni investiamo enormi energie nel perfezionare i messaggi. Discutiamo su quale grafico funzioni meglio, quale slogan sia più efficace, quale dato colpisca maggiormente l’attenzione. Tutto questo è utile, naturalmente.
Ma forse la domanda davvero importante è un’altra. Non dovremmo chiederci soltanto come spiegare meglio il cambiamento climatico. Dovremmo chiederci come rendere più facile decidere.
È una differenza sottile, ma cambia completamente il punto di vista. La prima domanda appartiene al mondo dell’informazione. La seconda appartiene al mondo del comportamento. E le risposte che emergono sono profondamente diverse.
Se il problema fosse davvero una semplice mancanza di conoscenze, la soluzione sarebbe relativamente semplice. Basterebbe produrre più contenuti, diffondere più dati e comunicare meglio. Se invece entrano in gioco l’identità, le norme sociali, la fiducia e i meccanismi decisionali, allora il lavoro cambia radicalmente.
Occorre costruire relazioni di fiducia. Rendere visibili i comportamenti desiderati. Mostrare esempi concreti. Ridurre gli ostacoli pratici. Raccontare la transizione ecologica come qualcosa di cui le persone possano sentirsi protagoniste e non semplicemente destinatarie.
Perché cambiare comportamento non significa soltanto modificare una scelta. Molto spesso significa modificare il modo in cui raccontiamo a noi stessi chi siamo.
Forse è proprio qui che si trova uno dei limiti più profondi della comunicazione ambientale contemporanea. Abbiamo dedicato enormi energie a comprendere il problema climatico. Molte meno a comprendere il decisore. Abbiamo studiato il clima con una precisione straordinaria. Molto meno il comportamento umano.
Eppure, il successo della transizione ecologica dipenderà probabilmente più da quest’ultimo che dal primo.
La battaglia per dimostrare che il cambiamento climatico esiste è stata, sostanzialmente, vinta dalla scienza. Quella che abbiamo davanti è diversa. È aiutare milioni di persone perfettamente normali a fare cose perfettamente normali in un mondo che sta cambiando.
Perché la transizione ecologica non si giocherà soltanto nei laboratori, nei parlamenti o nei vertici internazionali. Si giocherà soprattutto nelle migliaia di piccole decisioni quotidiane che ciascuno di noi prende senza quasi accorgersene.
Insomma, il problema alla fine non è capire, ma decidere. "
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DDL caccia, la maggioranza prepara il blitz alla Camera per approvare subito il testo. WWF Voci insistenti parlano di una manovra in atto, tra le forze della maggioranza, per portare a casa la riforma sulla caccia entro l'estate
tratto da https://www.wwf.it/pandanews/societa/politica/ddl-caccia-la-maggioranza-prepara-il-blitz-alla-camera-per-approvare-subito-il-testo/
https://www.wwf.it/.../ddl-caccia-la-maggioranza-prepara.../ “Già l’iter del testo al Senato ha presentato gravi storture, con audizioni fake, taglio degli emendamenti, mancata valutazione dei seri problemi presentati dal testo fino alla clamorosa situazione della lettera di contestazione della Commissione europea tenuta nascosta. Ciò che sembra prospettarsi alla Camera va persino oltre: un iter super accelerato del testo, con il fine di portarlo in aula entro l’estate se non addirittura entro il mese di luglio e approvarlo definitivamente”.
“Va tenuto presente – proseguono le associazioni – che in gioco con il DDL 1552 non c’è una singola norma ma una legge quadro, ampia e complessa, che coinvolge la conservazione della biodiversità, il diritto comunitario, le convenzioni internazionali, aspetti gestionali e di sicurezza dei cittadini e non ultimi, valori nobili della Costituzione. Qualcosa che non può essere trattato in questo modo.
“Se confermate, le manovre della maggioranza prefigurerebbero un quadro che va oltre le pur fondamentali questioni di tutela della natura per toccare i cardini stessi della democrazia. A rischio, insomma, non c’è solo la biodiversità italiana ma l’Italia. Lo denunciamo con forza ed estrema preoccupazione – concludono le associazioni – e invitiamo tutti i deputati e le deputate di maggioranza e opposizione che non condividono questo stravolgimento normativo incostituzionale, a impedire che abbia luogo”.
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