venerdì 17 luglio 2026

Qualità dell’aria: la nuova roadmap OMS chiede indici più chiari, sanitari e utili contro i rischi climatici

 Tratto da https://ambientenonsolo.com/qualita-dellaria-la-nuova-roadmap-oms-chiede-indici-piu-chiari-sanitari-e-utili-contro-i-rischi-climatici/

dall'articolo di Marco Talluri: "!Gli indici di qualità dell’aria sono entrati nella vita quotidiana di miliardi di persone. App e bollettini comunicano ogni giorno se l’aria è “buona”, “moderata”, “scadente” o “pericolosa”, influenzando scelte individuali, attività sportive, decisioni scolastiche, organizzazione del lavoro e politiche locali. Ma questi strumenti sono davvero adeguati a proteggere la salute in un mondo segnato da inquinamento persistente, incendi più frequenti e crisi climatica?
A questa domanda risponde una Perspective [Nel linguaggio delle riviste scientifiche internazionali, una Perspective è un articolo breve di commento, analisi e interpretazione, scritto da esperti su un tema di particolare attualità o rilevanza scientifica, sanitaria o politica.] pubblicata sul New England Journal of Medicine da Robert D. Brook e Sanjay Rajagopalan, dedicata alla nuova roadmap dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sugli indici di qualità dell’aria.
Il punto di partenza è chiaro: l’inquinamento atmosferico resta una delle principali minacce globali per la salute. È il secondo fattore di rischio di morte nel mondo e nel 2023 è stato associato a circa 8 milioni di decessi. Quasi tutta la popolazione mondiale vive in aree dove la qualità dell’aria non raggiunge gli obiettivi dell’OMS.
Il particolato fine PM2.5 è tra gli inquinanti più pericolosi. Le particelle con diametro pari o inferiore a 2,5 micrometri penetrano in profondità nell’apparato respiratorio e possono entrare nei processi infiammatori sistemici, contribuendo a malattie cardiovascolari, respiratorie, metaboliche, neurologiche, tumori e danni alla salute materno-infantile. Anche l’ozono troposferico ha un ruolo rilevante nel carico globale di malattia attribuibile all’inquinamento.
Negli ultimi decenni le politiche di regolazione adottate in Europa, Stati Uniti e Canada hanno prodotto miglioramenti importanti della qualità dell’aria, con riduzioni di malattie, morti premature e costi economici. Tuttavia, il problema non è risolto. Livelli di inquinamento anche inferiori agli standard normativi possono provocare effetti avversi sulla salute. Inoltre, in molte aree del mondo l’aria continua a peggiorare a causa dello sviluppo basato sui combustibili fossili e dei fattori legati al cambiamento climatico.
La crisi climatica sta modificando anche il modo in cui l’inquinamento si manifesta. Gli incendi boschivi, sempre più frequenti e intensi, producono episodi acuti di cattiva qualità dell’aria, trasportando fumo e particolato fine anche a grande distanza. Negli Stati Uniti, per esempio, il miglioramento della qualità dell’aria si è in parte fermato anche per l’aumento dell’inquinamento legato agli incendi.
È in questo contesto che gli indici di qualità dell’aria assumono un ruolo nuovo. Non sono più soltanto strumenti informativi, ma possibili strumenti di adattamento: servono a ridurre l’esposizione nei giorni critici, proteggere le persone più fragili e aiutare le istituzioni a preparare risposte rapide.
La roadmap OMS distingue due grandi famiglie di strumenti. La prima è quella degli indici convenzionali, gli Air Quality Index. Questi traducono le concentrazioni di diversi inquinanti in una scala numerica o cromatica, spesso comunicando al pubblico un solo valore: quello dell’inquinante che presenta il livello più critico. È un metodo semplice e intuitivo, ma ha limiti importanti. Non comunica direttamente il rischio sanitario e non considera in modo adeguato l’esposizione simultanea a più inquinanti.
La seconda famiglia è quella degli Air Quality Health Index, indici di qualità dell’aria basati sulla salute. Questi strumenti, come quello adottato dal Canada, cercano di collegare l’esposizione a miscele di inquinanti con il rischio sanitario, per esempio il rischio di mortalità. Il vantaggio è evidente: non dicono solo “quanto è inquinata l’aria”, ma cercano di indicare “quanto può essere rischiosa per la salute”.
Il passaggio da indici ambientali a indici sanitari è la priorità indicata dalla roadmap OMS. Significa costruire strumenti multipollutante, capaci di riflettere meglio gli effetti combinati di PM2.5, ozono, biossido di azoto e altri inquinanti. Significa anche riconoscere che il rischio non è uguale per tutti: bambini, anziani, persone con asma, malattie cardiovascolari, metaboliche o respiratorie, lavoratori all’aperto e comunità esposte a traffico o fonti industriali hanno bisogni diversi.
La comunicazione del rischio deve quindi diventare più stratificata. Messaggi generici come “ridurre l’attività all’aperto” possono essere utili, ma non bastano. Per una persona con asma serve un’indicazione diversa da quella rivolta a un atleta sano. Per chi lavora all’aperto servono misure di protezione organizzativa. Per le scuole servono criteri per modulare le attività. Per i sistemi sanitari servono allerta che consentano di prepararsi a possibili aumenti di accessi per problemi respiratori o cardiovascolari.
La figura pubblicata nell’articolo sintetizza bene questo cambio di prospettiva: dalla comunicazione di un singolo valore di qualità dell’aria si passa a un sistema più complesso, che integra rischio sanitario, gruppi vulnerabili, disuguaglianze di esposizione, monitoraggio, dati satellitari, sensori a basso costo, messaggi personalizzati e interventi di adattamento.
La tecnologia può aiutare. Il monitoraggio tramite satelliti, reti di sensori e modelli di esposizione permette di estendere la copertura informativa anche in aree con poche centraline. Le piattaforme mobili possono diffondere messaggi personalizzati e tempestivi. Ma il progresso tecnologico non risolve da solo il problema: servono fiducia pubblica, trasparenza, valutazione indipendente e capacità delle istituzioni di tradurre gli allarmi in azioni concrete.
Gli autori sottolineano infatti che gli indici di qualità dell’aria, pur essendo molto diffusi, sono stati valutati in modo ancora insufficiente. Non sempre è dimostrato che inducano cambiamenti di comportamento significativi, né che producano benefici sanitari misurabili a livello di popolazione. Questo non significa che siano inutili, ma che devono essere progettati meglio e integrati in politiche pubbliche più ampie.
Un indice di qualità dell’aria efficace non deve limitarsi a dire che l’aria è cattiva. Deve indicare cosa fare, chi è più a rischio, quali servizi devono attivarsi, quali luoghi devono essere protetti e quali disuguaglianze devono essere ridotte. Deve essere accessibile anche a chi non usa app, a chi parla lingue diverse, a chi ha bassa alfabetizzazione sanitaria, a chi vive o lavora in condizioni che rendono difficile evitare l’esposizione.
La roadmap OMS riconosce anche che un indice unico e universale per tutti i Paesi potrebbe non essere realistico. Le miscele di inquinanti, le fonti emissive, la vulnerabilità della popolazione e le infrastrutture di monitoraggio cambiano molto da un’area all’altra. Tuttavia, è possibile armonizzare gli indici rispetto agli standard OMS, in particolare per il PM2.5, e costruire sistemi nazionali o locali più confrontabili, trasparenti e orientati alla salute.
Per le città e i territori, il messaggio è particolarmente importante. Gli indici di qualità dell’aria possono diventare strumenti operativi delle politiche ambientali e climatiche: aiutano a gestire gli episodi acuti, ma anche a rendere visibili i rischi legati a traffico, combustibili fossili, riscaldamento, industria, incendi e crisi climatica. Possono orientare le decisioni su scuole, sport, lavoro, trasporti e assistenza sanitaria.
Ma non devono diventare un alibi. Sapere quando l’aria è inquinata non basta se non si riducono le emissioni alla fonte. Gli indici aiutano a proteggersi nei giorni peggiori, ma la vera prevenzione resta abbassare stabilmente i livelli di inquinamento, eliminare progressivamente la dipendenza dai combustibili fossili, ridurre il traffico motorizzato, migliorare l’efficienza energetica e proteggere gli ecosistemi.
La nuova roadmap OMS indica dunque una direzione chiara: gli indici di qualità dell’aria devono diventare più sanitari, più equi, più comprensibili e più utili per l’azione. In un tempo in cui l’inquinamento si intreccia sempre più con la crisi climatica, comunicare meglio il rischio è una parte essenziale dell’adattamento.
Respirare aria pulita resta un diritto. Misurare e comunicare meglio l’inquinamento è necessario. Ma il vero obiettivo deve rimanere ridurlo."
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Tar Lombardia su formazione Pas dopo il Testo unico rinnovabili

 tratto da https://www.nextville.it/news/64215/tar-lombardia-su-formazione-pas-dopo-il-testo-unico-rinnovabili

dall'articolo di Tiziana Giacalone https://www.nextville.it/.../tar-lombardia-su-formazione... La disciplina della Pas introdott…
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Biometano Artena e Paliano: sull'appello al Consiglio di Stato

 ricevo e pubblico il comunicato

16.7.2026

 
Biometano Artena e Paliano: sull'appello al Consiglio di Stato
 
Informiamo la cittadinanza che il 25 giugno si sono svolte, in separate udienze, la discussione degli appelli relativi agli impianti di biometano di Artena (Roma) e Paliano (Fr) dinanzi al Consiglio di Stato.
 
Per maggiori informazioni, rimandiamo ai nostri precedenti comunicati.
 
IMPIANTO DI ARTENA
 
Con riferimento all'impianto di Artena, all'esito della discussione, il Consiglio di Stato ha trattenuto il ricorso in decisione. Questo significa che i giudici emetteranno la sentenza in tempi brevi.
 
L'impianto, in località Colubro, al confine tra Valmontone, Colleferro, Giulianello e Lariano, è proposto dalla società Green Park Ambiente S.r.l.
 
In qualità di ricorrenti – Associazione genitori di Artena, Comitato residenti Colleferro e cittadini attivi – abbiamo contestato l'Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), rilasciata nel 2023, e la successiva Determinazione regionale di ottemperanza del 2024, chiedendone l'annullamento e la sospensione dell'esecutività. Per accelerare l'iter, avevamo anche presentato un'istanza di prelievo.
 
Ricordiamo che la decisione di impugnare la sentenza del TAR a noi sfavorevole si fonda sulla omessa pronuncia e carenza di motivazione, su cui attendiamo la decisione del Consiglio di Stato.
 
IMPIANTO DI PALIANO
 
L'impianto di produzione di biometano nel territorio di Paliano è proposto dalla società Ingegneria Sostenibile srl (progetto volturato alla società Retina Op Nove srl), da realizzare in località Contrada Colle Carcavella, in Via Casilina, al Km 56,00, in un'area residenziale, compresa tra Amasona, Castellaccio e San Bartolomeo (Anagni).
 
Come ricorrenti - proprietari e Comitato residenti Colleferro - al Consiglio di Stato abbiamo impugnato la sentenza n. 683/2025, con la quale il TAR aveva accolto il ricorso della proponente, annullando due atti del Comune di Paliano: la nota che disponeva l'annullamento della PAS (procedura abilitativa semplificata) relativa all'impianto e l'ordine di non dare corso all'intervento. Con l'appello, chiediamo quindi al Collegio di riformare la decisione del TAR. Il Comune di Paliano non ha ritenuto di continuare sulla via della giustizia amministrativa.
 
Il Consiglio di Stato nel frattempo ha disposto una verificazione, affidata alla Direzione Provinciale di Frosinone, su alcune questioni giuridiche contrastanti sollevate dai ricorrenti, dando facoltà a tutte le parti di nominare propri tecnici di fiducia. L'iter prevede che i consulenti possano assistere, unitamente ai difensori, ai sopralluoghi e far inserire le loro osservazioni agli atti. Si tratta di una procedura non breve, che richiede ulteriori passaggi, oltre al pagamento del compenso al verificatore.
 
Pur in pendenza di giudizio, la società è stata ammessa alla proroga degli incentivi pubblici erogati dal Gestore dei servizi energetici (GSE).
 
LA SALUTE SI DIFENDE
 
Continueremo a seguire con attenzione l'evolversi di queste due contenziosi e informeremo tempestivamente la cittadinanza non appena sarà pubblicato l'esito ufficiale.
 
Un ringraziamento va a tutti coloro che, in difesa della salute pubblica e del territorio, continuano a seguire e sostenere questo percorso con attenzione e senso civico. In particolare ringraziamo chi contribuisce alla raccolta fondi, tuttora attiva, per far fronte ai costi del giudizio amministrativo relativo all'impianto di biometano di Artena.
 

RIFIUTI RACCOLTI SOTTO IL SOLE COCENTE MA STIPENDI AZZERATI A SABAUDIA, INSORGONO I SINDACATI

 tratto da https://latinatu.it/rifiuti-raccolti-sotto-il-sole-cocente-ma-stipendi-azzerati-a-sabaudia-insorgono-i-sindacati/

RIFIUTI RACCOLTI SOTTO IL SOLE COCENTE MA STIPENDI AZZERATI A SABAUDIA, INSORGONO I SINDACATI

  
 

I lavoratori dell’igiene urbana di Sabaudia sono allo stremo delle forze e della pazienza. Le Organizzazioni Sindacali lanciano un duro atto di

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DDL caccia, anche l’Ispra boccia la riforma. WWF Nel corso di una audizione in Commissione Agricoltura della Camera il 14 luglio. Le associazioni: “Riforma stroncata. Governo e maggioranza ritirino subito il provvedimento”

 tratto da https://www.wwf.it/area-stampa/ddl-caccia-ispra-boccia-riforma/

“Una bocciatura netta e senza appello delle modifiche e integrazioni introdotte dal Ddl 1552 alla legge 157/92 sulla tutela della fauna selvatica e il prelievo venatorio”.
Lo affermano le associazioni Enpa, Lac, Lav, Legambiente , Lipu-BirdLife Italia e WWF Italia a proposito dell’audizione che l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) ha tenuto martedì scorso, 14 luglio, in Commissione Agricoltura della Camera dei deputati sulla proposta di riforma della legge 157/92.
Se nella prima parte introduttiva l’audizione di Ispra è sembrata fin troppo generosa nel riconoscere un ruolo ai cacciatori nella gestione faunistica, quando si è entrati nel merito dell’esame della norma, è stata una vera e propria batosta per i promotori della legge.
Non in linea con gli obiettivi di conservazione
Secondo l’Ispra le modiche sostanziali proposte dalla riforma alla legge 157 non appaiono, dal punto di vista tecnico-scientifico, “in linea con gli obiettivi generali di tutela della biodiversità e dell’ecosistema e quindi non del tutto aderenti alla nuova visione di un evolutivo e qualificato esercizio venatorio che sia rispettoso di criteri scientifici e coscientemente coerente con i principi della conservazione della natura nonché alla tutela delle specie selvatiche”.
Associazioni: una bocciatura a tutto campo
Un’affermazione netta che esprime una bocciatura a tutto campo, declinata nei passaggi di dettaglio dell’analisi del testo. Nello specifico, l’Ispra denuncia come la riforma non limiti in alcun modo l’impatto della pressione venatoria su specie in cattivo stato di conservazione, come per esempio la pernice bianca e l’allodola, che dovrebbero invece essere escluse dal prelievo venatorio.
L’Ispra sottolinea altresì la riapertura della possibilità di cattura di uccelli selvatici da utilizzare come richiami vivi, una pratica vietata dalla Direttiva Uccelli e che ha già comportato all’Italia diverse condanne da parte dell’Alta Corte di Giustizia europea.
Richiami vivi e calendario venatorio
Gravi inoltre, secondo l’Ispra, le previsioni di riforma sull’estensione dell’attività venatoria alle specie migratrici oltre il termine del 10 febbraio che, sottolinea l’Istituto, “rischia di portare a contrasti con la Commissione europea poiché la Direttiva Uccelli esclude il prelievo venatorio durante la migrazione prenuziale e la riproduzione”.
Piena è anche la bocciatura sul fronte cacciatore-territorio da parte di Ispra: “Le modifiche introdotte all’articolo 14 tendono a indebolire il legame tra cacciatori e territorio ed appaiono pertanto non in linea con i principi della caccia sostenibile”.
“L’audizione dell’Ispra – affermano le associazioni – ha elencato una lunga serie di critiche che toccano i punti nevralgici della proposta di legge e, letteralmente, la demoliscono. Una bocciatura netta e senza appello della riforma, nonostante il goffo tentativo dei cacciatori di oscurarla e capovolgerne il senso”.
Cacciatori bioregolatori ?
“Pur proponendosi come bioregolatori della fauna selvatica, i cacciatori non si sono minimamente preoccupati di stabilire della priorità di azioni volte anzitutto alla conservazione della fauna, reinserendo al contrario pratiche vietate dalla Direttiva Uccelli, estendendo la caccia oltre i limiti tollerabili, promuovendo altre improprie concessioni ai cacciatori”.
“Dopo le associazioni, la cittadinanza, il mondo scientifico, il mondo della cultura, la Commissione europea, anche l’autorità scientifica statale boccia drasticamente il testo. Si prenda atto del fallimento – concludono le associazioni – e si ritiri subito la riforma”.
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Greenpeace. Lavoratori a rischio per le ondate di calore

 tratto da https://www.greenpeace.org/italy/rapporto/31431/lavoratori-a-rischio-per-le-ondate-di-calore/

Il rapporto “Lavoratori a rischio per le ondate di calore”, redatto con le previsioni del progetto Worklimate e il contributo della Cgil, denuncia l’impatto delle onda…
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Lavoratori a rischio per le ondate di calore - Greenpeace Italia
greenpeace.org
Lavoratori a rischio per le ondate di calore - Greenpeace Italia
Le elaborazioni dati fatte da Greenpeace Italia mostrano come il caldo estremo stia assumendo un peso crescente per il mondo del lavoro, soprattutto per alcuni settori.

Il rapporto “Lavoratori a rischio  per le ondate di calore”, redatto con le previsioni del progetto Worklimate e il contributo della Cgil, denuncia l’impatto delle ondate di calore sui lavoratori italiani nell’arco degli ultimi cinque anni. La frequenza delle giornate caratterizzate da un rischio caldo alto è aumentata del 60% tra il 2021 e il 2025, arrivando al 38% di tutte le giornate estive analizzate. Negli ultimi cinque anni, inoltre, durante l’estate una media di 670 mila lavoratori al giorno (con picchi di 1,5 milioni) si è trovata potenzialmente esposta a rischio caldo alto: si tratta del 9% degli occupati (ossia quasi un lavoratore su dieci) nei soli territori provinciali e metropolitani dei capoluoghi di Regione oggetto dell’analisi.

I risultati dell’analisi di Greenpeace vengono pubblicati nel report dal titolo “Lavoratori a rischio per le ondate di calore”.

Leggi QUI il report completo.