venerdì 31 luglio 2026

bandiere blu, mi meraviglia chi si meraviglia

 Da oltre una decina di anni mi chiedo chi legga le condizioni per il rilascio della bandiera blu (come di tutta una serie di riconoscimenti e attestazioni) e chi ne controlli le condizioni. Viste le condizioni, i servizi e soprattutto i mancati servizi, di alcune spiagge pensavo che se comuni collinari o pianeggianti (senza affaccio sul mare) avessero presentato la domanda per il rilascio della bandiera blu la avrebbero avuta anche senza il mare. Di fronte ai mancati controlli per la tutela della sicurezza e della salute pubblica, delle infrastrutture, dei presidi medici, delle scuole mi rendo conto che le verifiche per il rilascio di bandiere blu o spighe verdi, encomi, commendatori e cavalieri sono argomento da bar. Non credo che interessi alla classe dirigente, politica, agli amministratori perché, se a loro importasse qualcosa, vorrebbe dire che non si sono dimostrati capaci di gestire e prevenire. Ho fatto il rilievo, gratuitamente, di tutti gli accessi al mare nel comune di Sabaudia, da Torre Paola alla Bufolara, da Rio Martino a Foceverde nel comune di Latina, buona parte del litorale del Circeo e di viale Europa nel centro di Terracina. Sono stato il CTP di note Associazioni che hanno vinto cause contro i comuni per il mancato abbattimento delle barriere architettoniche, dopo che avevo inviato progetti gratuiti per consentire a tutte le persone con difficoltà motoria l’accesso. Quindi credo di conoscere abbastanza bene le condizioni e la mancanza di volontà politica di inclusione e di rispetto all’accesso per un diritto di tutti che in qualche caso diventa prevenzione e cura per tante categorie di persone, anche a causa dell’inquinamento atmosferico. Cambierà qualcosa dopo i recenti casi della revoca della bandiera blu? Personalmente mi meraviglia chi si meraviglia di questi casi…


Scarti delle serre agricole accatastati e bruciati nel Ragusano, tra inquinamento e problemi sanitari: “Chiediamo la presenza dello Stato” di Alan Scifo. È così che vengono "smaltiti" gli scarti dell’agricoltura ad Acate. Sono i resti della coltivazione nelle serre di pomodori e peperoni destinati a uno dei mercati ortofrutticoli tra i più grandi d’Italia

 tratto da https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/07/31/roghi-scarti-agricoli-acate-ragusano-notizie/8464910/

dall'articolo di Alan Scifo: "Contenitori di fitofarmaci, polistirolo, gancetti, fili di nylon, plastica nera da pacciamatura: cataste di materiali ammassate tra le campagne e le spiagge. Poi i roghi, le “fumarole”, con i conseguenti danni ambientali per il territorio circostante. È così che vengono “smaltiti” gli scarti dell’agricoltura ad Acate, comune del Ragusano al confine con la provincia di Caltanissetta. Sono i resti della coltivazione nelle serre di pomodori e peperoni destinati a uno dei mercati ortofrutticoli tra i più grandi d’Italia, quello di Vittoria.
Alla fine della raccolta il panorama di Acate si presenta così: fumo che si leva dai terreni e rifiuti accatastati. E non è la prima volta: il fenomeno si ripete costantemente da anni, una pericolosa prassi dura a morire. Un’illegalità diffusa che ha anche modificato la morfologia delle spiagge della cittadina con la comparsa di vere e proprio dune con sotto la plastica bruciata, uno strato nero visibile per circa sette chilometri. Senza tralasciare i gravi danni in termini di inquinamento dell’aria.
“I roghi di rifiuti sprigionano fumi neri che costringono i residenti a tenere le finestre chiuse. I controlli risultano estremamente complessi, mentre l’abusivismo e il degrado continuano a prosperare”, spiega l’ambientalista Riccardo Zingaro, autore di diverse denunce e, per questo, vittima di minacce. Una piaga, quello dello smaltimento illegalmente gli scarti dell’agricoltura, che si somma al problema dello sfruttamento dei lavoratori stranieri: “Accanto a oltre sette chilometri di serre e distese di plastica, migliaia di persone vivono in condizioni di estrema precarietà, tra baracche, marginalità sociale e gravi carenze nei servizi di assistenza. È una situazione – continua Riccardo Zingaro – che unisce problemi ambientali, sanitari e umani, oltre che di legalità. È difficile capire come un tratto di costa che potrebbe essere un fiore all’occhiello della Sicilia venga lasciato in questo stato di abbandono”
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per decisione della FEE Italia il tratto del cosiddetto lato b, quello che va da Capoportiere a Rio Martino viene penalizzato, in quanto dal terzo chiosco in poi è stata revocata la bandiera blu. LATINA PERDE LA BANDIERA BLU SU QUASI TUTTO IL TRATTO B DEL LITORALE

 tratto da https://latinatu.it/latina-perde-la-bandiera-blu-su-quasi-tutto-il-tratto-b-del-litorale/

LATINA PERDE LA BANDIERA BLU SU QUASI TUTTO IL TRATTO B DEL LITORALE

  
 

Bandiera Blu, Il Comune di Latina perde un tratto del lato b del lungomare per via del deficitario servizio salvamento Al termine

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Nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria, l’Italia parte in ritardo e senza consultazione pubblica

 tratto da https://ambientenonsolo.com/nuova-direttiva-europea-sulla-qualita-dellaria-litalia-parte-in-ritardo-e-senza-consultazione-pubblica/

Il nuovo tracker dell’European Environmental Bureau segue il recepimento delle norme nei Paesi UE. Per l’Italia segnala scarsa trasparenza, limitata ambizione e un elevato rischio di ritardi
Come stanno traducendo gli Stati membri nella propria legislazione la nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria? A rispondere è l’AAQD Transposition Tracker, il nuovo strumento interattivo realizzato dall’European Environmental Bureau (EEB) insieme alle organizzazioni nazionali della società civile.
Il tracker permette di seguire l’avanzamento del recepimento della direttiva europea 2024/2881 sulla qualità dell’aria ambiente, valutando per ciascun Paese lo stato dei lavori, il livello di ambizione, la partecipazione pubblica e la preparazione degli strumenti necessari alla sua applicazione.
L’analisi, aggiornata al 15 giugno 2026, non si limita a verificare se il procedimento legislativo sia iniziato, ma cerca di capire se gli Stati stiano sfruttando il recepimento per rafforzare realmente la protezione della salute e dell’ambiente.
Una direttiva decisiva per la salute
La direttiva europea 2024/2881, approvata il 23 ottobre 2024, rappresenta uno dei principali risultati del Piano d’azione europeo “Inquinamento zero”. Gli Stati membri devono recepirla entro l’11 dicembre 2026.
La normativa introduce limiti più severi da rispettare entro il 2030, avvicinandoli, pur senza raggiungerli completamente, alle linee guida sulla qualità dell’aria pubblicate dall’Organizzazione mondiale della sanità nel 2021.
Per il particolato fine PM2,5 il valore limite medio annuale scenderà dagli attuali 25 a 10 microgrammi per metro cubo, mentre per il biossido di azoto passerà da 40 a 20 microgrammi. Anche il limite annuale del PM10 sarà ridotto da 40 a 20 microgrammi per metro cubo.
La direttiva rafforza inoltre il monitoraggio degli inquinanti, la qualità e l’accessibilità delle informazioni, la predisposizione dei piani per la qualità dell’aria e i diritti delle persone danneggiate. Sono previste nuove disposizioni in materia di accesso alla giustizia e risarcimento dei danni alla salute provocati dalla violazione intenzionale o gravemente negligente delle norme nazionali di recepimento.
Proprio perché molte disposizioni richiedono scelte legislative, reti di monitoraggio adeguate e una programmazione anticipata, il recepimento non può essere considerato un mero adempimento formale.
Che cosa misura il tracker dell’EEB
Per ogni Paese il tracker esamina quattro aree principali:
avanzamento del procedimento legislativo;
livello di ambizione rispetto ai requisiti minimi europei;
partecipazione pubblica e tutela dei diritti;
strumenti predisposti per l’attuazione, come modellistica, supersiti e aggiornamento delle reti di monitoraggio.
Vengono inoltre evidenziati i rischi di ritardo, le lacune normative, le opportunità di partecipazione e le eventuali buone pratiche. Le informazioni sono raccolte dall’EEB insieme alle organizzazioni ambientaliste e sanitarie dei diversi Stati.
Lo strumento intende così favorire il confronto tra amministrazioni, istituzioni europee, società civile e cittadini, rendendo visibili processi legislativi che spesso procedono senza un’adeguata informazione pubblica.
Italia, un quadro fortemente critico
La scheda dedicata all’Italia, aggiornata al 10 giugno 2026 e realizzata con il contributo di Cittadini per l’Aria, assegna al nostro Paese appena un punto su cinque per l’avanzamento del recepimento.
Il procedimento è stato avviato sotto la responsabilità del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. Una bozza di decreto legislativo sarebbe stata predisposta e trasmessa agli uffici legislativi, ma i tempi restano incerti.
A complicare il quadro è il ricorso alla Corte costituzionale presentato da tre Regioni del bacino padano contro la legge n. 91 del 2025, contenente la delega al Governo per il recepimento. Secondo il tracker, l’esito del contenzioso potrebbe incidere sull’intero iter e, nello scenario più problematico, rendere necessario riavviare il procedimento.
Ancora più severa è la valutazione sul livello di ambizione, che ottiene zero punti su cinque. L’EEB segnala che la normativa italiana tende a impedire che il recepimento delle direttive europee introduca obblighi ulteriori rispetto a quelli minimi richiesti dall’Unione, salvo circostanze eccezionali sostenute da una specifica valutazione d’impatto.
Questo orientamento potrebbe ostacolare l’adozione di misure nazionali più protettive, nonostante l’articolo 193 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea consenta agli Stati membri di mantenere o introdurre livelli di tutela ambientale più elevati.
Nessuna consultazione pubblica annunciata
Anche la partecipazione della società civile riceve appena un punto su cinque. Al momento non risulta aperta né programmata una consultazione pubblica sul decreto di recepimento.
Il dialogo sarebbe stato limitato ad alcuni incontri informali con le organizzazioni non governative. Il 1° aprile 2026 si è svolta una riunione online tra il Ministero e alcune associazioni, promossa anche grazie all’iniziativa di Cittadini per l’Aria, ma non è stato definito un percorso strutturato e trasparente di confronto.
È un limite rilevante, perché le modalità con cui saranno tradotte le disposizioni europee incideranno direttamente sulla misurazione dell’inquinamento, sulla redazione dei piani di risanamento e sui diritti dei cittadini esposti.
Zero punti su cinque vengono assegnati anche agli strumenti di attuazione. Secondo le informazioni disponibili, non è ancora possibile sapere se siano stati definiti l’aggiornamento delle reti di monitoraggio, l’uso dei modelli, l’istituzione dei supersiti e gli altri interventi tecnici richiesti dalla direttiva.
Il giudizio complessivo è quindi netto: per l’Italia il tracker indica il massimo livello di rischio, cinque punti su cinque, a causa della combinazione tra incertezza giuridica, scarsa trasparenza, mancata consultazione pubblica e debole propensione a superare gli standard minimi europei.
Il costo sanitario dell’inazione
I ritardi assumono un peso particolare considerando l’impatto dell’inquinamento atmosferico nel nostro Paese. La scheda dell’EEB richiama stime pari a 40.083 decessi attribuibili al PM2,5 e 9.064 al biossido di azoto.
La Pianura Padana rimane l’area più critica: ospita circa il 40% della popolazione italiana, ma tra il 2014 e il 2021 avrebbe concentrato il 54% della mortalità nazionale attribuibile all’inquinamento atmosferico. I costi economici associati potrebbero raggiungere circa 85 miliardi di euro all’anno fino al 2030.
Sono dati che spiegano perché il recepimento della direttiva non possa ridursi a un adeguamento tecnico dell’ultimo momento. Occorre programmare fin da ora politiche strutturali sui trasporti, sul riscaldamento degli edifici, sull’industria, sull’agricoltura e sulla pianificazione urbana.
Dal recepimento formale all’effettiva applicazione
Il tracker dell’EEB rende evidente una questione centrale: approvare un decreto entro la scadenza non sarà sufficiente. Sarà necessario garantire risorse, competenze, monitoraggi affidabili, piani efficaci e strumenti che consentano ai cittadini di conoscere la qualità dell’aria e far valere i propri diritti.
Per l’Italia la sfida è ancora più impegnativa, perché molte aree del Paese partono da livelli di inquinamento lontani dai nuovi limiti del 2030. Ogni ritardo nella pianificazione ridurrà il tempo disponibile per intervenire e renderà più difficile evitare il ricorso alle deroghe previste dalla stessa direttiva.
L’AAQD Transposition Tracker sarà dunque uno strumento utile non solo per verificare l’approvazione delle norme nazionali, ma anche per capire se il recepimento produrrà un’autentica svolta nella tutela della salute oppure resterà un esercizio prevalentemente formale.
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PFAS, entrano in vigore i nuovi limiti ma dai controlli emergono già pozzi contaminati. Greenpeace

 tratto da https://www.greenpeace.org/italy/storia/31526/pfas-nuovi-limiti-legge-pozzi-contaminati/

Dopo sei mesi di prooga decisi dal Governo, finalmente il 13 luglio 2026 sono entrati in vigore tutti i nuovi limiti di legge previsti per la presenza di PFAS nell’acqua potabile.
Una buona notizia?
Sì, se non fosse che i primi controlli hanno già fatto emergere contaminazioni diffuse nelle acque potabili e nei pozzi privati.
Chiedi con noi al Governo una legge per mettere al bando i PFAS una volta per tutte!
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Le nuove norme anti-PFAS: cosa prevede la legge
La direttiva europea sulle acque potabili in vigore (2020/2184) impone ai Paesi membri di rispettare il parametro “SOMMA PFAS”, ovvero un limite di 100 nanogrammi per litro.
Ai 24 PFAS monitorati già a partire da gennaio 2026 ora si aggiungono anche sei composti ADV (ovvero sostanze usate come coadiuvanti nella produzione di fluoropolimeri)1.
C’è un’altra novità, però, che l’Italia aveva annunciato ma rimandato di sei mesi: l’entrata in vigore di un limite di 20 nanogrammi al litro per i quattro PFAS indicati come prioritari dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), ossia:
PFOA (classificato come “cancerogeno”)
PFOS (considerato “possibile cancerogeno”)
PFNA
PFHxS
Ora che la legge è in pieno vigore, quale situazione sta emergendo? O per meglio dire, quale situazione si sta confermando? Vediamola.
Dai controlli sono già emersi i primi pozzi non in regola
A Storo (Provincia Autonoma di Trento) è stata rilevata la presenza di PFOS
Il primo pozzo saltato alla ribalta dopo l’inizio dei nuovi controlli è quello di Storo, un piccolo comune nella Provincia Autonoma di Trento, dove già nel 2024 l’Agenzia Ambientale locale aveva rilevato la presenza di PFOS negli acquedotti.
Il pozzo, dove sono stati registrati livelli di PFOS fino a 30 nanogrammi per litro (ricordiamo che il limite ora è fissato a 20), nelle scorse settimane è stato scollegato ma non chiuso definitivamente: potrebbe infatti essere necessario in caso di emergenza idrica. Il sindaco nel frattempo ha annunciato un possibile biomonitoraggio della popolazione per verificare tramite analisi l’eventuale accumulo di PFAS2.
Chiedi al Governo Italiano la messa al bando dei PFAS!
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Nella provincia di Pordenone sono contaminati i pozzi artesiani di quattro città
Al momento, questa è la situazione che risulta più preoccupante.
Qui la contaminazione da PFAS coinvolge i pozzi artesiani tra Porcia, Fontanafredda, Roveredo e Aviano dove, in base alle rilevazioni, la presenza di PFAS supera fino a 20 volte i nuovi limiti di legge.
L’ARPA locale (Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale) ha specificato che la contaminazione potrebbe essere legata a due possibili fonti: le schiume estinguenti usate in ambito aeronautico e i percolati di discarica, ovvero i liquidi che si formano quando l’acqua piovana si infiltra tra i rifiuti o quando i rifiuti stessi si decompongono3.
Mamme NO PFAS, cittadini, attivisti della Climate Defense Units e di Greenpeace protestano a Venezia contro il grave inquinamento da PFAS che interessa un’ampia area del Veneto
Nella provincia di Vicenza superati i nuovi limiti in 9 pozzi privati
I controlli effettuati da Viacqua su 17 pozzi privati tra Sandrigo e Bressanvido hanno rilevato concentrazioni di PFAS superiori ai nuovi limiti di legge in 9 casi. In media, i valori riscontrati risultano circa 3 volte oltre la soglia entrata in vigore il 13 luglio 2026.
Le verifiche sono state avviate dopo la rilevazione di PFAS in alcuni punti di prelievo nei Comuni di Pianezze e Schiavon, serviti dal gestore Etra e situati a nord dell’area interessata. Gli accertamenti ambientali e sanitari sono ancora in corso e non consentono, al momento, di definire con precisione l’estensione della contaminazione.
Viacqua ha comunque precisato che l’acqua distribuita dalla rete acquedottistica pubblica rispetta i parametri di legge e può essere usata in sicurezza4.
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Nella Provincia di Bergamo si valutano misure straordinarie
Anche in Lombardia, i nuovi controlli stanno confermando la presenza di PFAS oltre i limiti di legge nei comuni di Credaro, Brembate di Sopra, Castelli Calepio e Cologno al Serio.
Secondo gli ultimi aggiornamenti, le autorità starebbero valutando anche possibili misure emergenziali per rifornire di acqua potabile la popolazione, compreso l’eventuale impiego di autobotti5.
Non solo acqua
In Veneto è allarme anche per una contaminazione da PFAS che interesserebbe il 5% degli allevamenti analizzati (ovvero 8 su 156). A confermarlo è lo studio condotto dalla Regione Veneto con l’Istituto superiore di Sanità, l’Istituto Zooprofilattico sperimentale delle Venezie, l’Arpav e alcune aziende sanitarie.
Nelle zone dove la contaminazione da PFOS e PFOA risulta più grave è stata bloccata la vendita di prodotti di origine animale6.
La vera soluzione è eliminare i PFAS alla fonte
La contaminazione emersa dai primi controlli non è certo una novità: da anni denunciamo l’uso indiscriminato di PFAS in ambito industriale e le sue conseguenze su ambiente e salute.
Con la nostra spedizione “Acque senza veleni” abbiamo verificato la contaminazione da PFAS dell’acqua potabile in tutte le regioni d’Italia raccogliendo campioni e facendoli analizzare. Ben 206 campioni su 260 sono risultati contaminati.
I controlli condotti a poche settimane dall’entrata in vigore della nuova legge hanno confermato ancora una volta che la contaminazione da PFAS esiste ed è diffusa. E non è escluso che nelle prossime settimane, con l’intensificarsi dei controlli, le situazioni critiche si moltiplicheranno.
Quali sono le soluzioni? Sicuramente potenziare i monitoraggi, così come applicare i Piani di sicurezza delle acque per aumentare la capacità di intercettare in anticipo possibili eventi di contaminazione. Ma di certo la misura più efficace è agire a monte: ovvero vietare la produzione e l’uso di PFAS, sostituendoli con alternative più sicure.
Chiedi con noi al Governo una legge per mettere al bando i PFAS una volta per tutte
Solo così potremo davvero tutelare la salute delle persone!
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qualità dell'aria nella regione in base ai dati delle centraline dell'Arpa Lazio. Nella settimana dal 20 al 26 luglio, due centraline hanno superato i limiti di legge per polveri sottili, biossido di azoto o ozono, una nel Comune di Roma e una in provincia di Frosinone.

 tratto da https://www.facebook.com/photo/?fbid=1475514774621455&set=a.320571580115786

🍃#CheAriaFa a Roma e nel Lazio?
📅Nella settimana dal 20 al 26 luglio, due centraline hanno superato i limiti di legge per polveri sottili, biossido di azoto o ozono, una nel Comune di Roma e una in provincia di Frosinone.
👉Qui per maggiori informazioni: https://www.arpalazio.it/web/guest/ambiente/aria
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