lunedì 7 settembre 2026

il fatto quotidiano in edicola. Lo scrittore Erri De Luca. “Protervi e ignoranti negazionisti dietro le febbri della Terra”. INCHIESTA MEDIAPART Ragazzi di Ceuta: i sogni disperati della grande fuga. Atenei: adesso Open Ai si è infilata nella ricerca. L’accordo sperimentale, con più di un rischio. I nostri ricercatori ottengono modelli di Chat Gpt gratis, mentre il colosso incamera informazioni e vantaggi competitivi. La regista Laura Poitras. “Il mio doc horror sui crimini dell’Ice e gli Usa di Trump”

 tratto da https://www.ilfattoquotidiano.it/fq-newsletter/oggi-in-edicola-del-7-settembre-2026/

 
fronte est

Sberla nera a Merz e all’Ue: Sassonia, Afd vola al 44,5%

La Cdu è dimezzata e adesso trema anche Berlino. Ora i vincitori potranno governare il Land, oppure mancherà loro soltanto un seggio

di Cosimo Caridi

 
L'editoriale di Marco Travaglio
 

Ma mi faccia il piacere

Radicali emetici. “Dopo tre giorni Alessandro Di Battista resuscitò. Era quasi morto ma grazie ai bravissimi medici cubani ora è di ritorno più forte che pria. Da non sottovalutare le preghiere di Tajani e di tutto il mondo politico. Ne sono molto lieto. Ora forza Dibba verso le elezioni politiche. Putin ha molto bisogno di […]

 
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Prima Pagina
 
Ucraina

Gli inviati Usa: “Colloqui incoraggianti per la pace”. Ma Zelensky: “Il conflitto continuerà nell’inverno”

La missione americana

di Michela A.G. Iaccarino

 
Campi larghi

L’abbraccio siciliano Conte-La Vardera

L’ex iena sostiene il cinque stelle: “Lo voterei alle primarie”. E lui benedice i civici

di Fq

 
L’esperimento

Open Ai entra negli atenei. Tutti i rischi per la ricerca

L’accordo. I ricercatori italiani ottengono modelli di Chat Gpt gratis, mentre il colosso informazioni e vantaggio competitivo

di Virginia Della Sala

 
 
Il Reportage

Marocco, giovani storie di ragazzi “bruciati” per raggiungere Ceuta

Disoccupazione e povertà: nel regno, tra i 19 e i 29 anni, i NEET sono quasi 3 milioni. Migliaia di loro partono per l’exclave spagnola con un’idea distorta (dai social) di cosa troveranno all’arrivo

di Camélia Echchihab

 
 
Cernobbio

Giorgia&Giorgetti: i padroni hanno la loro destra preferita

Al meeting degli industriali la premier va ancora forte,Vannacci e Trump no, mentre il ministro dell’Economia le canta a Salvini

di Tommaso Rodano

 
 
L’intervista

“Criticare Israele non è antisemitismo: da voi non ne vedo”

“Ho provato vergogna e rabbia quando ho visto le immagini di Ben Gvir con la Flotilla”

di Ferruccio Sansa

 
 
L'intervista capovolta

“Protervia e ignoranti: ecco che cosa c’è dietro la Terra che divampa”

Lo scrittore e l’ambiente. “Eppure per capire basterebbe ascoltare i giovani: gli unici che lanciano allarmi concreti”

di Antonello Caporale

 
 
L’intervista

“Il mio doc è un film horror grazie ai criminali dell’Ice”

“Con Trump non c’è ancora un regime, ma si aspira a un presidente autoritario”

di Federico Pontiggia

 
In Primo Piano
 
La rivolta

Lavoro e data center: perché i signori dell’Ia non sanno farsi amare

Gli americani (e gli europei) sempre più preoccupati dai giganti del settore, che spendono miliardi in lobby e media

di Alessandro Aresu

 
l’analisi

Isolare la destra estrema non funziona più: il popolo rifiuta il riarmo e la guerra ai russi

La disfatta dei vecchi partiti, Cdu in primis

di Donatella Di Cesare

I Commenti
Tomaso Montanari

Femminicidi e maschilismi, le tesi fasulle di meloni

di Tomaso Montanari

domenica 6 settembre 2026

La diciottesima borsa

 tratto da https://ambientenonsolo.com/la-diciottesima-borsa/

di Antonio Disi (tutti gli articoli di Antonio)
LO SO, MA NON LO FACCIO. Avventure quotidiane di uno che dovrebbe saperne di più.
Sappiamo che cosa dovremmo fare. Spegnere la luce, usare meno plastica, non sprecare acqua, lasciare ogni tanto la macchina a casa. Il problema comincia quando dobbiamo farlo davvero.
Lo so, ma non lo faccio racconta le piccole contraddizioni quotidiane di uno che, occupandosi di energia e comportamenti, dovrebbe almeno avere la decenza di non cascarci. E invece ci casca.
Non sono storie su come dovremmo comportarci, ma storie su come ci comportiamo davvero, con le nostre buone intenzioni, le nostre giustificazioni e quella straordinaria capacità di trovare sempre un’ottima ragione per fare esattamente ciò che avevamo deciso di non fare.
Si comincia con La diciottesima borsa.
La diciottesima la comprai un martedì, sotto una pioggia battente. Era verde, robusta e portava stampata la frase “Il pianeta è nelle tue mani”. La pagai due euro e cinquanta. Il pianeta, quel giorno, mi sembrò anche piuttosto caro.
Le altre diciassette erano a casa, ripiegate con cura nel cassetto sotto il forno. Alcune provenivano da supermercati nei quali non facevamo più la spesa, altre da convegni sulla sostenibilità, festival dell’ambiente e campagne contro la plastica. Una, particolarmente resistente, mi era stata regalata durante un evento dedicato all’economia circolare. Non aveva più circolato.
Prima di entrare nel supermercato ero rimasto qualche secondo in macchina a valutare la situazione. Le borse si trovavano a meno di un chilometro da me. Tornare a prenderle avrebbe richiesto cinque minuti, forse sette con il traffico. Ma pioveva, ero stanco e il parcheggio conquistato dopo due giri dell’isolato esercitava su di me quel particolare diritto di proprietà che gli automobilisti acquisiscono nel momento stesso in cui spengono il motore.
Decisi che avrei comprato soltanto poche cose e che sarei riuscito a portarle a mano. È una decisione che prendo spesso entrando in un supermercato senza borsa. Non ha mai trovato conferma nei fatti.
Varcata la porta, mi unii alla popolazione locale. Gli abitanti del supermercato si muovevano lentamente tra le corsie spingendo piccoli veicoli metallici. Alcuni seguivano percorsi regolari; altri tornavano improvvisamente indietro, come richiamati da un ricordo. Quasi tutti tenevano in mano un telefono, sul quale consultavano liste, ricevevano istruzioni da casa o confrontavano prezzi che non avrebbero ricordato una volta usciti.
Presi un cestino. Il cestino, rispetto al carrello, rappresentava una dichiarazione di moderazione. Diceva che ero entrato per necessità e non per desiderio, che conoscevo i miei bisogni e che sarei uscito rapidamente. Dopo pochi minuti pesava abbastanza da costringermi a cambiare mano.
Comprai il latte, il pane, una confezione di pomodori e il detersivo per i piatti. Quest’ultimo era concentrato, biodegradabile e contenuto in una bottiglia ottenuta, secondo l’etichetta, con plastica riciclata raccolta in prossimità delle coste. Non era chiaro quanto prossime, né a quali coste, ma la bottiglia aveva il colore del mare e questo mi parve sufficiente.
Nel reparto ortofrutta osservai una signora staccare quattro sacchetti dal rotolo prima di scegliere cosa metterci dentro. Li aprì sfregandoli tra le dita, gesto che richiese una lunga concentrazione e una certa quantità di saliva. Un uomo, invece, pesò tre mele senza sacchetto e applicò l’etichetta direttamente sulla buccia. Lo guardai con ammirazione. Doveva appartenere a un gruppo più evoluto del mio.
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Ecco quanti sono per davvero i cacciatori in Italia, la lobby cara al centrodestra (e non solo) perché sposta voti: “Ma i numeri sono inferiori alla propaganda” di Alberto Marzocchi. ESCLUSIVO - Il dato che può rivelare ilFattoQuotidiano.it smentisce anni di stime gonfiate

 tratto da https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/09/06/cacciatori-italia-numeri-reali-notizie/8496827/

dall'articolo di Alberto Marzocchi: "Solo per fare qualche esempio recente, uno dei più importanti quotidiani nazionali, soltanto l’anno scorso, parla di 600mila doppiette. Un altro, invece, pochi mesi fa, di 500mila. Una narrazione veicolata in genere dalle associazioni venatorie e dalla politica. La verità è che i tesserini venatori effettivamente rilasciati nella stagione 25/26 sono 429.484. Un dato molto lontano da quello della propaganda, utile a giustificare leggi e riforme pro-caccia agli occhi dell’opinione pubblica, secondo tutti i sondaggi ampiamenti contraria all’attività venatoria per fini ludici: l’ultimo, in ordine di tempo, è quello della Fondazione Cappellino, secondo cui il 94% degli italiani “vorrebbe abolire o limitare la caccia, oppure al massimo mantenere la normativa attuale (Istituto Piepoli)”, mentre “per il 78% degli italiani, secondo Ipsos, la caccia è eticamente inaccettabile per la sofferenza inflitta agli animali”.
La Lac, grazie al lavoro di Augusto Atturo, rappresentante ambientalista nella Commissione faunistico-venatoria della Regione Liguria, ha svolto l’accesso civico generalizzato (art. 5 del D. Lgs. 33/2013), con istanze via pec, agli uffici competenti delle 19 Regioni e delle due Province autonome. La richiesta è stata specifica: fornire il dato del numero dei tesserini venatori effettivamente rilasciati ai soli residenti per le ultime due stagioni. “In questo modo risulta possibile conteggiare il numero dei praticanti effettivamente in attività – spiega Atturo – con un dato molto più realistico di quello delle licenze di porto di fucile anche ad uso caccia rilasciate dalle questure, in genere divulgato con sensibili sfasamenti temporali e che include anche persone che poi non si recano a caccia nella stagione venatoria in corso”. La conclusione è che “l’acquisizione dei dati certificati (con relativo numero di protocollo per ciascuna istanza e relativa risposta regionale, ndr) restituisce un quadro ben diverso dalle stime approssimative, di fonte universitaria, ministeriale, associativa ed industriale che circolano, di volta in volta, in pseudo-studi e comunicati stampa vari”. Peraltro, tra un anno e l’altro, cioè 24/25 e 25/26, si assiste a un calo del 2,7%, ovvero da 441.261 praticanti a 429.484."
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Pista da sci sintetica nel Parco dell’Appennino Lucano, dopo le denunce ambientaliste scatta il sequestro: indagine per reati ambientali di Manlio Lilli. Nel mirino della Procura di Potenza il nuovo impianto di risalita nel comune di Abriola: contestati l’abbattimento di centinaia di piante e la realizzazione di opere senza le necessarie autorizzazioni. Il resto dei lavori prosegue

 tratto da https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/09/06/parco-appennino-lucano-sequestro-cantiere-notizie/8496573/

dall'articolo di Manlio Lilli: "I carabinieri forestali di Potenza hanno sequestrato il cantiere nel quale sono in corso i lavori per l’ammodernamento del comprensorio Sellata-Pierfaone. Il sequestro è avvenuto nel comune potentino di Abriola, all’interno del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano e della Zona Speciale di Conservazione (Zsc) Faggeta di Monte Pierfaone, della Rete Natura 2000, il principale strumento della politica dell’Unione Europea per la conservazione della biodiversità. Il sequestro è stato disposto dalla Procura del capoluogo lucano con un decreto emesso il 27 agosto e depositato il 29 agosto, su “un tratto di appena 500 metri, legato unicamente alla sede della nuova seggiovia”, spiega il sindaco di Abriola, Romano Triunfo. Aggiungendo che “il resto dell’opera – che si sviluppa su un raggio di circa tre chilometri – va avanti. I lavori stanno continuando”. A dispetto, continua il sindaco, del “polverone di allarmismi, alimentato da associazioni ambientaliste, politici e una parte della stampa”.
Il sequestro, determinato da una serie di possibili violazioni, dispone il blocco immediato delle operazioni di taglio e scavo, in attesa della convalida o meno da parte del gip. Il progetto prevede innanzitutto una pista da sci sintetica, che con i suoi 480 metri sarà la più lunga d’Italia. In aggiunta, una nuova seggiovia che da 1350 metri arriverà a 1500 metri, dove si collegherà alla seggiovia, esistente, che porta a 1737 metri, punto più alto dell’area sciistica. Ma anche una nuova struttura di servizio, ai piedi della pista, parcheggi, percorsi pedonali e nuovi servizi. Costo stimato di 8 milioni di euro, 6 dei quali finanziati attraverso il Programma operativo complementare del fondo europeo di sviluppo regionale."
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Sostenibilità, il 6 settembre è il Plastic Overshoot Day. L'Italia si colloca in una posizione intermedia nel confronto internazionale: il Plastic Overshoot Day nazionale cade il 5 novembre

 tratto da https://www.wwf.it/pandanews/ambiente/sostenibilita-il-6-settembre-e-il-plastic-overshoot-day/

Il 6 settembre segna a livello globale il Plastic Overshoot Day, la data in cui la quantità di rifiuti plastici prodotta supera la capacità dei sistemi di gestione di raccoglierla e trattarla in modo sicuro, determinando un accumulo di plastica destinata a disperdersi nell’ambiente. Nell’anno del suo sessantesimo anniversario, il WWF Italia, da sempre impegnato a proteggere la natura e ridurre le principali pressioni sugli ecosistemi, ricorda che il Plastic Overshoot Day rappresenta una problematica che non può essere affrontata da un solo attore, ma richiede una responsabilità condivisa e un’azione collettiva, e lancia il paper “Plastica, una rivoluzione da arginare”.
Dal 2021 a oggi la data del Plastic Overshoot Day si è progressivamente spostata di alcuni giorni verso la fine dell’anno, indicando un lieve miglioramento nella capacità di gestione dei rifiuti di plastica. Tuttavia, questo progresso è vanificato dall’aumento della produzione di plastica e, di conseguenza, dei rifiuti generati: negli ultimi 5 anni, la quantità di rifiuti di plastica gestiti in modo inadeguato è aumentata di oltre tre milioni di tonnellate. Senza interventi che agiscano anche a monte della filiera, riducendo la produzione e il consumo, il volume di plastica che rischia di essere disperso nell’ambiente potrebbe quasi raddoppiare entro il 2040.
La situazione italiana
Secondo l’elaborazione annuale di EA – Earth Action, nel 2026 circa un terzo (31,6%) della plastica prodotta e consumata nel mondo verrà gestito in modo improprio. Ciò significa che circa 72 milioni di tonnellate di rifiuti plastici andranno a contaminare suolo, fiumi, laghi, mari e atmosfera. La crisi interessa ormai tutto il Pianeta ma non è uniforme. Dodici Paesi, con i Cina, Russia, India, Brasile e Messico ai primi posti, sono responsabili del 60% dei rifiuti plastici mal gestiti a livello globale. Allo stesso tempo,secondo EA circa due terzi della popolazione mondiale vive già in territori dove la quantità di rifiuti prodotti supera la capacità locale di gestirli in sicurezza.
L’Italia si colloca in una posizione intermedia nel confronto internazionale: il Plastic Overshoot Day nazionale cade il 5 novembre, meglio della media mondiale, ma ancora lontano dalle migliori performance europee, come quelle di Svizzera, Francia e Spagna. Con circa 61 kg di rifiuti plastici prodotti pro capite ogni anno, l’Italia, come molti altri Paesi europei, rientra nella categoria degli “Overloaders”, ovvero dei Paesi che generano elevati volumi di rifiuti plastici. Per ridurre la quantità di plastica che sfugge a una gestione sicura, è necessario rafforzare politiche e pratiche di prevenzione e riduzione della produzione di rifiuti, promuovendo al tempo stesso il riutilizzo e il riciclo effettivo dei materiali.
Una crisi che riguarda anche la salute
L’inquinamento da plastica non rappresenta soltanto una minaccia per gli ecosistemi, ma solleva crescenti preoccupazioni anche per la salute umana. Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha documentato la presenza di micro e nanoplastiche in numerosi organi e tessuti umani, tra cui cervello, placenta, sistema cardiovascolare e apparato riproduttivo. Sebbene gli effetti a lungo termine sull’organismo siano ancora oggetto di studio, cresce l’attenzione scientifica anche per le migliaia di sostanze chimiche utilizzate nella produzione e trasformazione della plastica, molte delle quali possono avere effetti nocivi sulla salute.
Un esempio dell’attenzione crescente verso questi rischi è rappresentato dai PFAS, sostanze per- e polifluoroalchiliche utilizzate in numerosi prodotti e applicazioni industriali. Dal 12 agosto 2026, è in vigore il divieto di immettere sul mercato dell’Ue imballaggi alimentari contenenti PFAS al di sopra dei nuovi limiti di sicurezza stabiliti dal Regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, PPWR.
Serve un cambio di rotta globale
Per il WWF, il Plastic Overshoot Day non rappresenta un’emergenza isolata, ma un ulteriore segnale della crescente pressione esercitata dalle attività umane sui sistemi naturali, che in molti casi supera la capacità del Pianeta di assorbire gli impatti e rigenerare le risorse, una dinamica che trova un parallelo anche nell’Earth Overshoot Day.
“Invertire questa tendenza richiede un cambiamento profondo nelle strategie e nei modelli produttivi. È necessario ridurre la produzione di plastica vergine, eliminare progressivamente le sostanze chimiche più pericolose, progettare prodotti per essere riutilizzati e realmente riciclati e rafforzare la responsabilità dei produttori lungo l’intero ciclo di vita dei prodotti”, dichiara Giorgio Bagordo, Plastic Senior Expert del WWF Italia.
Un ruolo decisivo spetta alle città dove si concentrano popolazione, consumi e produzione di rifiuti e dove sistemi di gestione inadeguati possono aumentare il rischio di dispersione della plastica nell’ambiente. Investire in prevenzione, riuso, raccolta differenziata di qualità, infrastrutture adeguate e sistemi di gestione efficaci ed efficienti significa ridurre l’inquinamento alla fonte e impedire che i rifiuti raggiungano fiumi, laghi e mari.
In questo contesto, il WWF rinnova l’appello ai governi affinché riprendano il percorso negoziale verso un Trattato globale sulla plastica ambizioso e giuridicamente vincolante, capace di affrontare l’intero ciclo di vita della plastica e di incidere sulle cause strutturali dell’inquinamento.
Adotta una spiaggia e libera la natura dalla plastica
Per attivarsi a livello locale, grazie all’iniziativa “Adopt a Beach-ADOTTA UNA SPIAGGIA” è possibile diventare protagonisti della tutela del mare liberando dalla plastica il tratto di spiaggia più amato: cittadini, famiglie, gruppi di amici, scuole, associazioni locali possono collegarsi alla piattaforma dedicata – https://adoptabeach.wwf.it/ – e individuare un tratto di costa legato ai propri ricordi o semplicemente un luogo da restituire alla sua bellezza originaria per un’azione concreta di citizen science. Quest’estate l’iniziativa ha anche visto la collaborazione tra WWF e Mediafriends per una campagna di sensibilizzazione capillare sui canali e piattaforme social del Gruppo Mediaset.
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