tratto da https://ambientenonsolo.com/industria-energivora-emissioni-in-calo-ma-costi-sanitari-ancora-altissimi/
Industria energivora, emissioni in calo ma costi sanitari ancora altissimi

Le emissioni delle industrie ad alta intensità energetica in Europa sono diminuite in modo significativo negli ultimi vent’anni, ma il progresso si è arrestato e i costi sanitari dell’inquinamento restano elevatissimi. È quanto emerge dal nuovo briefing dell’Agenzia europea dell’ambiente (EEA) dedicato a “Zero pollution, decarbonisation and circular economy in energy-intensive industries”.
Le leve della trasformazione
Secondo l’analisi dell’Agenzia europea dell’ambiente, i principali percorsi di trasformazione includono:
- Elettrificazione dei processi (forni elettrici, pompe di calore, idrogeno verde)
- Materie prime alternative e secondarie, come rottame metallico o sostituti del clinker nel cemento
- Efficienza e digitalizzazione dei processi
- Economia circolare, con maggiore uso di materiali riciclati
- Cattura e stoccaggio del carbonio, con benefici ma anche rischi e costi elevati
Molte di queste soluzioni offrono co-benefici: riducono contemporaneamente gas a effetto serra e inquinanti atmosferici, con vantaggi diretti per la salute pubblica. L’elettrificazione, ad esempio, può abbattere sia le emissioni di anidride carbonica sia quelle di ossidi di zolfo e particolato, se alimentata da energia rinnovabile.
Tuttavia, non mancano i possibili effetti collaterali: l’uso crescente di biomassa può aumentare le emissioni di ossidi di azoto; la cattura del carbonio può richiedere più energia e generare nuove criticità ambientali. Per questo l’Agenzia insiste su approcci settoriali mirati e su una piena attuazione delle normative esistenti, come la direttiva sulle emissioni industriali e il sistema europeo di scambio delle quote di emissione.
Una questione di salute pubblica
Il messaggio è chiaro: la trasformazione delle industrie energivore non è solo una questione climatica o industriale. È una priorità sanitaria. Le evidenze mostrano che i benefici economici derivanti dalla riduzione dell’inquinamento superano spesso i costi delle misure di controllo.
Integrare decarbonizzazione, prevenzione dell’inquinamento ed economia circolare significa ridurre i costi sanitari, rafforzare la resilienza industriale e migliorare la qualità della vita. Ma per farlo occorre coerenza nelle politiche, criteri ambientali stringenti nei finanziamenti e negli appalti pubblici, e una visione sistemica capace di evitare che la transizione produca nuovi squilibri.
La sfida ora non è dimostrare che ridurre le emissioni sia possibile. È farlo più rapidamente, senza scaricare sulla salute dei cittadini il prezzo dell’inerzia.
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