venerdì 26 giugno 2026

Estate 2026, il sistema elettrico italiano tra rinnovabili e caldo estremo

 tratto da https://ambientenonsolo.com/estate-2026-il-sistema-elettrico-italiano-tra-rinnovabili-e-caldo-estremo/

dall'articolo di Marco Talluri: "Il ruolo delle città
Le città sono il punto più delicato di questa trasformazione. Qui si concentrano popolazione, edifici energivori, isole di calore, condizionatori, attività economiche e infrastrutture critiche. Le ondate di calore estremo aumentano il fabbisogno elettrico proprio nei luoghi dove la rete può essere più sollecitata.
Per ridurre la vulnerabilità non basta produrre più energia pulita. Occorre anche ridurre il bisogno di raffrescamento attraverso edifici più efficienti, ombreggiamento, verde urbano, materiali meno assorbenti, ventilazione naturale, tetti freddi e politiche di adattamento climatico. Ogni grado in meno nelle città può tradursi in minore domanda elettrica, meno stress per la rete e maggiore sicurezza per le persone più fragili.
La resilienza energetica estiva è quindi anche una questione urbanistica e sociale. Le famiglie più povere vivono spesso in abitazioni meno efficienti, con minore possibilità di proteggersi dal caldo e con un peso più alto delle bollette sul reddito. Un sistema elettrico adeguato deve essere anche equo: garantire continuità del servizio, contenere i costi e ridurre la vulnerabilità delle fasce più esposte.
Il caldo estremo resta la grande incognita
La maggiore disponibilità di energia rinnovabile non cancella il rischio climatico. Le ondate di calore prolungate possono far crescere rapidamente la domanda elettrica, soprattutto nelle aree urbane, dove il ricorso ai condizionatori diventa sempre più diffuso. Più le temperature restano alte anche nelle ore serali e notturne, più il sistema deve far fronte a consumi elevati per periodi prolungati.
Il problema non è solo la domanda nazionale complessiva. Il caldo può mettere sotto pressione anche le infrastrutture locali: cabine elettriche, trasformatori, linee interrate, cavi e sistemi di distribuzione. Nei contesti urbani, il surriscaldamento del suolo e l’effetto isola di calore possono ridurre la capacità di dissipazione termica delle reti, aumentando il rischio di guasti localizzati.
È qui che emerge la differenza tra adeguatezza del sistema e vulnerabilità operativa. Un Paese può avere sufficiente capacità di generazione e interconnessione per coprire la domanda complessiva, ma subire comunque disservizi in aree specifiche se la rete di distribuzione è stressata dal caldo, da consumi concentrati o da infrastrutture non abbastanza resilienti.
Accumuli e flessibilità diventano decisivi
L’espansione dei sistemi di accumulo è una delle novità più importanti per la sicurezza elettrica. Le batterie consentono di immagazzinare energia prodotta nelle ore di maggiore disponibilità rinnovabile e rilasciarla quando serve, per esempio nelle ore serali, quando cala la produzione fotovoltaica ma restano alti i consumi domestici.
Questo passaggio è essenziale per ridurre la dipendenza dalle centrali fossili di picco e per valorizzare meglio la produzione solare. Ma gli accumuli da soli non bastano. Servono reti più intelligenti, sistemi digitali di monitoraggio, tariffe e strumenti capaci di incentivare consumi flessibili, gestione coordinata della domanda e una migliore integrazione tra produzione distribuita, comunità energetiche, autoconsumo e rete nazionale.
La sicurezza elettrica estiva non dipende quindi da un’unica soluzione, ma da un insieme di strumenti: rinnovabili, accumuli, interconnessioni, efficienza energetica, riduzione dei picchi, gestione della domanda e potenziamento delle reti locali."
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