lunedì 2 settembre 2013

San Felice Circeo Un mare di cemento, il Wwf chiede i numeri

Al via l’indagine territoriale sul patrimonio edilizio DI FEDERICO DOMENICHELLI M a a San Felice Circeo quanto cemento c’è? Questo il dubbio che è stato sollevato dal Wwf Litorale Pontino, che ha inviato una lettera di sollecito al sindaco Petrucci e ai colleghi di Sabaudia e Terracina. Di sicuro non poco, visto che i dati sull’abusivis mo sono di per sé già abbastanza eloquenti. E poi San Felice Circeo e Sabaudia ricadono all’interno dei confini territoriali del parco nazionale, per cui ci sono i vincoli di tutela e l’intero patrimonio ambientale assume ancor più valore. Ecco, per tracciare un quadro più preciso e attendibile attorno all’edili - zia il Wwf Litorale Pontino nel marzo del 2012 aveva inviato al Comune di San Felice Circeo e anche ad altri enti locali una lettera di richiesta di collaborazione per la partecipazione alla campagna nazionale «Salviamo il paesaggio, difendiamo i territori». Ma ad oggi non è pervenuta ancora una risposta. Cosa prevede nel concreto questo censimento edilizio? Lo scopo - come spiegano - è quello di fotografare «con assoluta esattezza la realtà delle strutture edilizie già presenti nel territorio di ciascun municipio (e in particolare il numero di quelle sfitte, vuote, non utilizzate) e quelle residue ed edificabili previste nel vigente piano urbanistico e quelle previste da eventuali piani adottati». Una questione che da tempo fa discutere. La sostanza, al di là dei numeri, è questa: c’è ancora bisogno di costruire? Il cemento versato corrisponde davvero ad esigenze abitative o si rischia di imbattersi in quella che viene definita «speculazione» edilizia? Questi i nodi da sciogliere mentre a San Felice Circeo così come negli altri comuni in cui è pervenuta la richiesta del Wwf si continua a costruire. E non sempre con tutti i permessi a posto. ©RIPRODUZIONE RISERVATA Latina Oggi 2 settembre 2013

Il sindaco di Pontinia: «Noi possiamo assumere» Rassicurazioni sugli esuberi dal comune di San Felice Circeo

Latina Oggi 2 settembre 2013 U n caso ancora aperto quello dei trenta dipendenti in esubero nel Comune di San Felice Circeo a seguito della dichiarazione di dissesto finanziario. Le deliberazioni di consiglio comunale riguardanti il personale sono ancora al vaglio della commissione inter-ministeriale che dovrà approvare o pronunciarsi negativamente in merito all’ipotesi del part-time. Già, perché l’amministrazione Petrucci ha provato a risolvere il problema degli esuberi (circa 30 dipendenti in eccesso rispetto a quanto stabilito dalla normativa vigente per gli enti in default finanziario) adottando una riduzione dell’orario di lavoro e di conseguenza anche dello stipendio mensile. Ma non è detto che quest’ipotesi venga accolta. Un’altra soluzione che era stata paventata nei mesi scorsi è stata quella della messa in disponibilità presso altri enti locali. Diversi gli incontri tra i sindaci della provincia, grazie anche all’intervento del primo cittadino di Latina Giovanni Di Giorgi. Il Comune di Pontinia aveva ribadito d’essere disponibile ad accogliere parte dei dipendenti, ma un parere della Corte dei Conti sembrava che avesse ribaltato la situazione. Il sindaco stesso aveva specificato all’organo di controllo di non poter assumere personale per non sforare il patto di stabilità. Ma oggi Tombolillo precisa: «Noi i dipendenti di San Felice Circeo potremmo assumerli eccome. Perché, da quanto ci hanno spiegato, sarebbero pagati dallo Stato e non dal Comune», per cui senza il rischio di sforare il patto di stabilità e tutta quella serie di vincoli imposti per limitare la spesa pubblica. F. D

Borgo Montello, la discarica killer incubo di Latina

http://tv.ilfattoquotidiano.it/2011/09/19/borgo-montello-la-discarica-incubo-di-latina/158688/
Una discarica killer, a sentire gli abitanti di Borgo Montello. “Ogni famiglia ha 2 o tre morti di tumore”, si sfoga una donna che convive con la puzza dei rifiuti. I cittadini hanno protestato ...Visualizza altro

Casal di Principe, sit in dei cittadini fuori allo stadio

01/09/13 http://www.vocenuova.tv/news/710-casal-di-principe-sit-in-dei-cittadini-fuori-allo-stadio.html

CASAL DI PRINCIPE. Stamattina, domenica 1 settembre, fuori allo stadio comunale si sono raccolte le varie associazioni simbolo della lotta alla criminalità, come Libera di Don Luigi Ciotti, rappresentata per l'occasione dal coordinatore Gianni Solino, la NCO (Nuova Cucina Organizzata), rappresentata dal presidente Peppe Pagano, e Legambiente oltre a un folto numero di cittadini. Il sit in è stato organizzato per discutere delle dichiarazioni, fatte qualche giorno fa, dal pentito di camorra, Carmine Schiavone, riguardo i rifiuti tossici seppelliti nelle terre dell'agro aversano e il legame tra Stato e criminalità.
I partecipanti alla manifestazione hanno deciso di realizzare un documento, che verrà presentato domani sera alle 18:30 nella sede di Legambiente di Casapesenna, in cui denunciare, per l'ennesima volta, lo scempio che quotidianamente si compie nelle terre di quella che una volta era Campania Felix e inviare tale documento a tutte le istituzioni, a partire dal Presidente della Repubblica, al quale sarà indirizzata anche una lettera aperta scritta dai cittadini esasperati da una situazione diventata insostenibile ormai da troppo tempo.



le bufale delle centrali a biogas e del bio metano

Ma il biometano è un bluff in realtà al giornalista era stato spiegato che il biometano è un bluff, una specie di miraggio per continuare a spingere sul biogas illudendo un una tecnologia più sostenibile. In Germania l'associazione del biogas prevede che aolo l'1,3% degli impianti a biogas produrrà biometano per la fine del 2013. In Italia esiste solo un impianto sperimentale e qualche vago progetto. Le tecnologie non sono consolidate e nei diversi paesi si stanno adottando soluzioni diverse tra loro. Il fatto è che non esiste una tecnologia economicamente ed energeticamente sostenibile che ripulisce il biogas da tutte le contaminazioni. Nessun decreto sul biometano in rete annunciato dalla lobby è stato emanato perché il governo non sa che pesci pigliare. Dare il la a un biometano non sufficientemente purificato può causare gravi problemi di corrosione dei motori. Insomma l'alba non si vede ancora e siamo nella notte di un biogas che viene bruciato sul posto di produzione con grandi problemi di emissioni (una centrale da 1MW produce NOx come 30 mila autoveicoli Euro 5). fonte: http://www.ilgiorno.it/cremona/cronaca/2013/08/31/941886-biogas-comitati-cavernago.shtml L'alba dei biocarburanti ma per i comitati è sempre no Cremona, 31 agosto 2013 – L'Agenzia europea per l'ambiente in un recente studio ha sostenuto che tra sette anni l'Italia sarà uno dei paesi più ricchi di bioenergia.Secondo solo alla Germania, entro la fatidica data del 2020(entro la quale i paesi dell'Eurozona si sono impegnati a ridurre del 20% le emissioni di gas serra e i consumi di energia e a portare al 20% la quantità di energia da fonti rinnovabili) lo Stivale si troverà in una posizione privilegiata. Una spinta decisiva arriva dal biogas, che nel nostro paese dà lavoro a dodicimila persone e produce un fatturato di 2,5 miliardi. E ha un'altra peculiarità: è l'unica energia verde che coalizza intorno a sé le antipatie di numerosi comitati civici. MULTIMEDIA CORRELATI I DATI - I numeri delle centrali a biogas in Lombardia LA BATTAGLIA DI CAVERNAGO - La pervicacia della loro lotta è seconda solo a quella che animò i loro predecessori nell'opposizione al nucleare. In questo caso però, non ci sono scorie pericolose da smaltire, né centrali che possano esplodere con conseguenze disastrose per l'uomo e per l'ambiente. Perché tanto accanimento? Adriano Carolo ha una lista di motivi. È partito dal suo paese, Cavernago, nella Bassa Bergamasca, dove “abbiamo quattro centrali in sette chilometri quadrati”, con il comitato F9, e poi ha allargato la protesta a livello regionale con il movimento “No biomasse Lombardia”. “Innanzitutto – spiega – l'autorizzazione non tiene conto della popolazione coinvolta”. “Tutti questi impianti inoltre vanno a interferire con la normale vita della natura, perché si sottraggono aree enormi alla produzione agricola di cibo umano e animale”. Infine: “La Lombardia è una delle regioni più inquinate d'Europa e ogni centrale emette fumi. L'emissione singola è sottoposta a un processo autorizzativo, ma noi vorremmo un cumulativo di tutte queste imprese”. IL PERICOLO BOTULINO - Il professor Michele Corti insegna Zootecnia montana all'Università degli studi di Milano. È l'autore di “Sgonfia il biogas”, un blog che da anni raccoglie informazioni sullo sviluppo delle bioenergie e dà spazio alle voci dei comitati contrari. Corti ha divulgato alcuni studi tedeschi sulla possibilità che il “digestato”, ovvero il materiale lavorato nei biodigestori (gli impianti di fermentazione del biogas), sia contaminato da batteri come il botulino. “L'arricchimento di spore e clostridi che resistono nel biodigestore crea maggiori possibilità di contaminazione del terreno”, osserva il docente. “Ci danno degli allarmisti, perché osserviamo che gli scarti dei macelli (tra i sottoprodotti adoperati dall'industria del biogas, ndr) possono fare da incubatori di cariche microbiche patogene. Ad ogni modo in Svezia è proibito usare il biodigestato nei pascoli e in Emilia Romagna il consorzio del Parmigiano ha chiesto e ottenuto di vietarne lo spargimento”. Ancora: i comitati puntano il dito contro le emissioni delle centrali. Corti osserva che “i limiti totali sono Pm50, una categoria eccessivamente generica, perché fanno male le particelle di Pm10 o Pm2,5, ma non sappiamo quanti ce ne sono”. All'esterno del camino, secondo quanto riferisce il professore, si formano “idrogeno solforato, CO2 e poi i composti organici totali, ovvero formaldeide, idrocarburi policlinici aromatici, molecole cancerogene tra cui una piccola parte di diossina”. Un'aria che ristagna sulla pianura padana, perché “la Lombardia è la regione europea con meno vento”. Di conseguenza, le emissioni che produciamo le respiriamo noi stessi. LA PROMESSA DEL BIOMETANO - Nonostante le critiche però, l'industria del biogas non sembra intenzionata a retrocedere di un centimetro. Al contrario, seppur ridimensionate nella taglia dal legislatore, si prevede che le centrali continueranno a proliferare, perché c'è un nuovo Eldorado da conquistare: il biometano, energia verde ottenuta dal biogas e impiegata come carburante per autoveicoli. La Germania, spiega Corti, che stava facendo passi indietro sulle biomasse, oggi si sta riconvertendo all'eco-carburante. In Italia tra il 2011 e il 2012 le immatricolazioni di veicoli a gas naturale sono aumentate del 40% e il Ministero per lo sviluppo economico ha predisposto per il triennio 2013-2015 120 milioni di incentivi per chi compera auto a basse emissioni, tra cui quelle a biometano. (3-FINE) http://sgonfiailbiogas.blogspot.it/2013/09/biogas-avanza-ma-biometano-un-bluff.html

Schiavone rifiuti controlli anche a Fondi - Pontinia sentieri naturalistici nei Gricilli per Anitori cattedrale nel deserto

http://ww7.virtualnewspaper.it/quotidiano/books/130902latina/index.html#/3/ dopo le rivelazioni del pentito Carmine Schiavone sarà opportuno fare dei controlli per le discariche abusive di rifiuti tossici anche a Fondi http://ww7.virtualnewspaper.it/quotidiano/books/130902latina/index.html#/13/ Anitori critica i sentieri naturalistici nei Laghi dei Gricilli

Sabaudia e i rifiuti tossici citati da Schiavone, si tratta forse di via Portosello?

Le date e il periodo corrisponderebbero. E' mai stata effettuata un'analisi o una caratterizzazione del terreno?

domenica 1 settembre 2013

Rifiuti tossici interrati: intervenga il Procuratore La lettera del sindaco dopo le rivelazioni di Schiavone

I l sindaco di Formia Sandro Bartolomeo ha scritto al Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti per chiedergli un intervento urgente affinché, con l’ausilio della Dna, si faccia luce sulla vicenda e venga accertata la veridicità delle rivelazioni rese da Schiavone. L’ex boss del clan dei casalesi, da molti anni collaboratore di giustizia, parla di «rifiuti chimici, termonucleari, industriali e farm a ce u t ic o - os p e da l i er i » che negli anni sarebbero stati interrati nel sud pontino. «Provincia di Casal di Principe», come lui stesso ebbe a dire agli inquirenti nel corso della sua lunga collaborazione. «L’allarme sociale è gravissimo – scrive Bartolomeo -, se è vero che l’agro pontino e zone della Campania a noi limitrofe, da cui provengono sui nostri mercati la gran parte dei cibi (frutta, ortaggi, mozzarelle), sono fortemente contaminate». I Comuni non hanno i mezzi per accertare la fondatezza di uno scenario tanto inquietante. «Se ciò che Schiavone afferma risponde al vero – sostiene Bartolomeo -, siamo di fronte ad un vero e proprio attacco alla salute, senza pari nella nostra storia. Mi astengo dal commentare la vicenda e dal riferire le prevedibili ripercussioni psico-fisiche ed anche economiche che la notizia sta creando sulla popolazione locale, ma non posso esimermi dall’attivarmi ufficialmente in ogni sede utile, nel tentativo di reperire solidarietà e aiuti fattivi per scongiurare del tutto il pericolo o contenere al minimo i danni. L’acquisizione della versione integrale d el l ’intervista – s c r ive Bartolomeo nella lettera al Procuratore -, potrebbe fornire elementi indispensabili per l’i n d iv i d u a z i o n e dell’ubicazione dei siti ove sarebbero stati sversati i rifiuti nocivi. La loro tempestiva rimozione e la bonifica dei territori contaminati potrebbero eliminare o, comunque, grandemente attenuare gli effetti letali sprigionati sulla inconsapevole e incolpevole popolazione». Gli eventuali costi, probabilmente ingenti, «non potranno che gravare sui responsabili, una volta individuati, utilizzando le somme confiscate ai clan e/o monetizzando beni già di proprietà di questi e oggi acquisiti al patrimonio dello Stato». Chiusura sulle altrettanto sconvolgenti rivelazioni circa le somme che lo stesso Schiavone avrebbe mensilmente sborsato per corrompere politici, magistrati e forze dell’ordine. «Mi aspetto – sostiene il sindaco di Formia - che le Procure competenti abbiano già disposto l’apertura d’ufficio dei relativi fascicoli». Latina Oggi 31 agosto 2013

Pontinia, alcuni veterinari della Asl scrivono al responsabile del servizio e al Nipaf Indagine sul mattatoio, scoppia la polemica

I l blitz del Nipaf all’interno di un noto mattatoio di Pontinia non ha lasciato indifferenti i veterinari della Asl. Ormai è scoppiata la polemica e alcuni dottori hanno scritto al responsabile dell’area del servizio veterinario, la dottoressa Annarosa Centra, e al Nipaf. La questione non è strettamente legata all’episodio dei giorni scorsi, quando gli specialisti della Forestale hanno acquisito della documentazione attestante la macellazione di ovini provenienti da un allevamento siciliano. Nel caso è coinvolto anche un veterinario (responsabile sanitario del mattatoio), iscritto al registro degli indagati. Ma ora è scoppiata la polemica anche internamente al personale veterinario della Asl e l’episodio di Pontinia sembra essere la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Alcuni dottori hanno scritto una lettera al responsabile dell’area chiedendo alcune spiegazioni e ponendo vari quesiti. E non solo in merito al mattatoio di Pontinia, ma in maniera più generale attorno a tutta l’attività svolta da quest’area del servizio veterinario Asl di Latina. E ora non attendono altro che una risposta entro i termini previsti per legge. F. D. Latina Oggi 31 agosto 2013

Acqua e tariffe, Cori contro acqualatina batte cassa Conti chiede il capitale investito

R estituite ai cittadini e agli utenti la quota di remunerazione del capitale investito applicata sulle tariffe idriche dal 21 luglio 2011, data di pubblicazione del decreto attuativo del referendum, fino ad oggi. La richiesta del sindaco di Cori Tommaso Conti alla società Acqualatina spa è categorica e senza nessuna possibilità di mediazione. Ad oltre due anni di distanza dall’esito del referendum del giugno 2011, che a Cori registrò il quorum più levato della provincia di Latina ed una percentuale totale di «Si» del 96,86%, non solo non vi è stata alcuna normativa post voto, ma non è AL REFERENDUM L’ENTE REGISTRÒ IL QUORUM PIÙ ALTO DELLA PROVINCIA Questa sera a Giulianello in piazza Umberto I Festival tra cultura e sentimenti LAL’EVENTO TARAF DA METROPULITANA stato neppure eliminato dalla tariffa del servizio idrico il famoso carico relativo alla remunerazione del capitale investito. Una rivendicazione - fa sapere l’amministrazione comunale attraverso una nota stampa -questa più volte esternata dal sindaco corese Tommaso Conti , uno dei pochi che ha sempre fatto sentire la propria voce fuori dal coro nelle sedi deputate, e allo stato attuale ancor più legittima in seguito alla sentenza 676/2013 con la quale il Tar del Lazio – sezione di Latina, su ricorso proposto dal Comune di Aprilia, ha dichiarato l’il legi tt im it à delle tariffe idriche approvate dalla Conferenza dei Sindaci dell’Ato 4 dopo il risultato referendario. «Era evidente sin da allora – aggiunge il primo cittadino di Cori Tommaso Conti – che il referendum aveva inciso sulla legge che determina la composizione delle tariffe e aveva determinato l’inapplicabi - lità della quota di remunerazione del capitale investito. Nonostante alcuni interventi – tra i quali quello del sindaco di Cori – nella Conferenze dei Sindaci del 2011, successiva al referendum, avessero evidenziato l’illegitti - mità dell’applicazione di detta voce sulla tariffa, ci si è ostinati a mantenerla comunque in vigore«. «Adesso la pronuncia del Tribunale amministrativo regionale – prosegue il primo cittadino – anche tenendo conto del parere del Consiglio di Stato in sede consultiva, ha fermamente stabilito che bisogna dare attuazione al voto referendario ed ha dichiarato l’il - legittimità delle tariffe. Ne consegue che la società che gestisce il servizio idrico, Acqualatina, è tenuta a restituire la maggiorazione applicata. Il Comune di Cori si farà promotore, anche tramite il voto del Consiglio comunale, nel richiedere la restituzione di quanto illegittimamente percepito – conclude Tommaso Conti annunciando che la questione verrà presto portata all’attenzione della suprema assise del comune" Latina Oggi 31 agosto 2013

Rifiuti, rischio emergenza Terra: diversi camion in questi giorni sono stati dirottati a Frosinone

E’ corsa contro il tempo tra i Comuni per il conferimento presso la Rida ambiente DI MARCO DI LUCIANO A d un passo dall'emergenza rifiuti. Ormai tra i Comuni della zona pontina è gara per il conferimento dei rifiuti presso l'azienda Rid Ambiente. Chi arriva prima consegna il proprio carico cioè conferisce i propri rifiuti, chi invece arriva dopo aver saturato il quantitativo giornaliero, 610 tonnellate di spazzatura, resta con i rifiuti nel camion. E' quanto sta capitando al Comune di Aprilia che negli scorsi giorni ha dovuto fare fronte al problema dirottando i propri automezzi presso la provincia di Frosinone. «Nelle scorse ore abbiamo dovuto mandare tre camion a Frosinone – ha spiegato il sindaco di Aprilia Antonio Terra – e altri nei giorni a seguire. La saturazione delle capacità della Rida ci costringe a stravolgere i nostri programmi e spedire i camion nel basso Lazio. Invece dei venti chilometri per raggiungere la Rida nel nostro Comune i camion ne devono affrontare 150 fino a Frosinone per un totale di 300 chilometri per ogni corsa. Senza contare gli straordinari che dobbiamo pagare agli autisti e il carburante per i camion della nettezza urbana». Una situazione incredibile per un Comune come quello di Aprilia che fino a pochi mesi fa era considerato uno di quelli con le maggiori potenzialità sul terreno dei rifiuti e che invece si trova impantanato in una situazione di vera e propria empasse. «La regione Lazio ha autorizzato l'ampliamento strutturale della Rida – entra nel merito della questione il sindaco di Aprilia Antonio Terra - ora attendiamo il potenziamento della capacità di trattamento. Durante l'estate i Comuni limitrofi aumentano la loro produzione di rifiuti quindi sarebbe necessaria una deroga da parte degli amministratori regionali che venga incontro alle esigenze del territorio ed evitare queste situazioni». Nel frattempo che la regione risolva il problema alle Ferriere, sede della Rida, si svolge una vera e propria gara di corsa fatta di automezzi della raccolta dei rifiuti. «Stiamo attivando il nostro personale alle prime luci dell'alba – spiegano da piazza Roma – in questo modo da non vedere respinti i nostri automezzi. Purtroppo sta capitando che anche noi di Aprilia, che non usufruiamo di alcun privilegio nonostante la Rida insista nel Comune di Aprilia, di dover conferire i rifiuti in provincia di Frosinone». Al momento il ciclo dei rifiuti del Comune pontino non sta subendo grandi modifiche ma se la situazione dovesse aggravarsi questo stato di cose potrebbe trasformarsi in una vera e propria emergenza. Uno scenario incredibile solo pochi mesi fa quando si parlava di Aprilia quale città capofila di un sub ambito dei rifiuti. Tra attese per una risposta da parte della Regione Lazio e forse aver effettuato delle scelte che oggi si rivelano sbagliate i tir, alcuni tir, vengono dirottati a Frosinone. Latina Oggi 31 agosto 2013

Il Comune diffida Acqualatina Ammonta a 330 mila euro la quota prevista

L’amministrazione di Sermoneta attende i rimborsi DI MINA PICONE Venti di bufera tra il Comune di Sermoneta e Acqualatina. E’ di questi giorni la diffida che l’ente locale ha inviato al gestore della risorsa idrica con cui si invita la società a provvedere al rimborso delle rate del mutuo ventennale di oltre 330 mila euro, assunto dal Comune di Sermoneta per la realizzazione dell’impianto di fognatura delle acque nere in località Doganella di Ninfa. Il saldo dovrebbe avvenire per le rate versate dalla data di consegna dell’opera ad oggi, così come previsto dalla convenzione per l’affidamento del servizio idrico integrato dell’ambito territoriale ottimale, stipulata il 2 agosto 2002 fra la Provincia di Latina in rappresentanza dell’Ato4 e la Società Acqualatina spa e dal Disciplinare Tecnico allegato alla Convenzione con il Gestore del servizio idrico integrato. Il 24 luglio 2008 il Comune di Sermoneta, insieme a quello di Cisterna, ha provveduto alla consegna dell’impianto di fognatura acque nere in località Doganella di Ninfa alla società Acqualatina spa: da quella stessa data la società ha acquistato i diritti ed ha assunto gli obblighi e le responsabilità derivanti dalla gestione delle opere consegnate. Da precisare ancora che per la definizione d e l l’opera, il Comune di Sermoneta ha assunto, dal 1 gennaio 2004, un mutuo ventennale di 333.351,30 euro con rata semestrale di 12.962,43 euro. Nel verbale di consegna è scritto, tra l’altro, che il gestore è tenuto al rimborso delle rate residue dei mutui contratti. Nonostante i numerosi solleciti da parte degli uffici comunali, non ultimo la lettera del 31 ottobre 2012 con la quale il segretario comunale di Sermoneta ha invitato Acqualtina a provvedere al rimborso delle rate di mutuo con decorrenza dalla data di consegna dell’opera, non è pervenuta alcuna risposta da parte del gestore. Per questo, l’amministra - zione comunale ha provveduto a diffidare, con atto formale dell’avvocato Roberta Pesci, la società per azioni al pagamento delle spettanze. Non è esclusa senza escludere l’ipotesi di apertura di un contenzioso con Acqualatina nel caso in cui la diffida non dovesse riscontro oggettivo. Latina Oggi 31 agosto 2013

Sabaudia intossicazione diserbanti Il problema è sottovalutato Rischi a lungo termine per l’uso agricolo di prodotti chimici

Benedetto: «Una questione da affrontare, soprattutto nel Parco» V iene fin troppo spesso sottovalutato il problema dell’uso di pesticidi in agricoltura, soprattutto a ll ’interno dei territori che ricadono nel Parco nazionale del Circeo. Quel che è accaduto la scorsa notte a Bella Farnia e in via Diversivo Nocchia ha acceso nuovamente i riflettori sulla questione. «Occorre ancora fare degli accertamenti per capire se ci sia stato o meno un uso maldestro o una sottovalutazione del prodotto chimico - ci spiega il commissario straordinario del Parco nazionale del Circeo Gaetano Benedetto - , ma il discorso è più ampio. Tutti questi prodotti hanno un impatto sull’ambiente, anche silente». In sostanza, l’uso prolungato di pesticidi, diserbanti e altri prodotti del genere non sempre causa «incidenti» eclatanti come quello della scorsa notte, ma potrebbe determinare conseguenze col passare del tempo. «Il problema è mediamente sottovalutato - prosegue Benedetto -, mentre invece andrebbe posta una riflessione, soprattutto per quel che riguarda i territori che ricadono nel Parco. Questi prodotti hanno anche effetti silenti e a lungo andare potrebbe esserci una ‘resti - tuzione’ sull’ambiente di cui non è possibile conoscere gli effetti». L’obiet - tivo è quindi quello di provare a limitare l’uso dei prodotti chimici, magari arrivando poi ad eliminarli del tutto. Ovviamente anche i residenti della zona si sono lamentati per quel che è accaduto, chiedendo a chi di competenza di intervenire per monitorare la situazione, magari effettuando maggiori controlli affinché si contrasti l’u so sconsiderato di prodotti chimici. Certo, gli effetti sulle persone la scorsa notte non sono stati gravissimi, ma ciò non toglie che il problema abbia creato non poco spavento e anche qualche serio disagio. Non si escludono neppure danni all’a mbiente, ma per ora non ci sono certezze. «È stato allertato il Corpo Forestale dello Stato - conclude Gaetano Benedetto - che nei prossimi giorni effettuerà tutti i controlli del caso per verificare eventuali danni alla fauna e alla flora». Latina Oggi 1 settembre 2013

Sabaudia Intossicati dal diserbante Undici persone finiscono in ospedale. Tra loro anche cinque bambini

L’episodio accaduto nella tarda serata di giovedì in via Diversivo Nocchia L’ALLARME È STATO LANCIATO DAI RESIDENTI ATTORNO ALLE 22 I SINTOMI OCCHI ARROSSATI, SENSO DI NAUSEA, DIFFICOLTÀ RESPIRATORIE E ANCHE QUALCHE SVENIMENTO DI FEDERICO D OMEN ICHE LLI E MARIASOLE GALEAZZI E salazioni «chimiche» dai campi di via Diversivo Nocchia, 11 persone finiscono in ospedale. Ancora non è ben chiaro da cosa siano stati intossicati i residenti, di cui cinque bambini, tras p o r t a t i d ’ u r g e n z a all’ospedale Santa Maria Goretti l’altra notte poco dopo le 22. Alcune delle persone intossicate pare fossero ospiti di amici. Insomma: una serata da passare insieme finita non nel migliore dei modi. Bruciore agli occhi e solo successivamente svenimenti, conati di vomito, difficoltà a respirare. Tutti sintomi compatibili con un’intos - sicazione che, stando alle prime ipotesi, sarebbe stata provocata da diserbanti oppure da prodotti utilizzati per «disinfettare» il terreno. Le ambulanze sono arrivate praticamente da tutta la provincia, ossia da Sabaudia, Sezze, Pontinia e Latina; sul posto anche i carabinieri della stazione di Sabaudia per i primi accertamenti. Una volta arrivati in ospedale, dopo le prime cure, i pazienti sono stati dimessi, fatta eccezione che per i bambini. Per loro ci è voluta qualche ora in più. Sembra che nel tardo pomeriggio di giovedì fosse stato avvertito nella zona «un odore di medicinale», come ci hanno raccontato ieri mattina alcuni residenti, ma evidentemente nessuno gli ha dato molto peso in campagna, dove spesso vengono sparsi trattamenti alle colture. Sembra che le persone finite in ospedale risiedessero non lontano da via Litoranea, anche se ancora non sarebbe stato individuato il punto in cui sono stati utilizzati i diserbanti. Sul caso è stata comunque aperta un’indagine da parte dei carabinieri e nei prossimi giorni non si escludono interventi anche da parte degli ispettori sanitari della Asl. Una vicenda che poteva finire in altro modo e che pone nuovamente l’accento sulle sostanze chimiche che vengono utilizzate nelle campagne e soprattutto sulla loro somministrazione. ©RIPRODUZIONE RISERVATA Latina Oggi 1 settembre 2013

Veleni, camorra e P2 Chianese il massone Nuove rivelazioni di Carmine Schiavone

Il pentito torna a parlare sul business delle discariche SODALI IL FACCENDIERE INSIEME A GELLI FACEVANO DA INTERMEDIARI PER IL TRAFFICO DEI RIFIUTI DAL NORD l'avvocato CIPRIANO CHIANESE FACEVA DA MEDIATORE DEI TRAFFICI DEI VELENI CONFESSIONI CHOC NELL’INTERVISTA DEI GIORNI SCORSI L’EX BOSS AVEVA PARLATO DEI FUSTI TOSSICI INTERRATI ANCHE IN PROVINCIA DI LATINA DI PIERFEDERICO PERNARELLA I l suo zampino spunta nelle faccende più oscure degli ultimi quarant’anni della storia d’Ita - lia. Non poteva dunque mancare in quella nerissima dei veleni delle industrie del nord smaltiti nelle viscere della Campania e chissà dove altro ancora. Ecco allora che anche nel traffico dei rifiuti tossici esce fuori il nome di Licio Gelli, il faccendiere, il giornalista, il finanziere ma soprattutto il maestro venerabile della loggia massonica P2. Di Gelli ne parla l’ex boss dei Casalesi, Carmine Schiavone, in una nuova intervista rilasciata, a pochi giorni da quella trasmessa da Sky Tg, ad Andrea Palladino per il «Fatto Quotidiano». «C’era un accordo con Licio Gelli per il traffico di questa roba tossica». Ovvero rifiuti ospedalieri, farmaceutici, chimici. «Roba» interrata senza alcuna precauzione sotto le superstrade o a pochi passi di un campo di calcio. Tra i principali mediatori con le industrie del nord-est c’era Cipriano Chianese, l’avvo - cato Cipriano Chianese, titolare di una lussuosa villa a Sperlonga, ma anche il complesso alberghiero Marina di Castellone a Formia. Immobili sequestrati a seguito dell’operazione «Green» condotta dalla Dia sul traffico dei rifiuti gestito dalla camorra. Insomma una vecchia conoscenza della provincia pontina, che con Licio Gelli, parola di Schiavone, era «culo e camicia». Cose così, cose che non fanno che intorpidire ancora di più le trame di un affare che, ancora parola di Schiavone, «vale più di quello delle droghe». Miliardi entrati nelle tasche della camorra, di spregiudicati professionisti e faccendieri, ma anche di politici. Nell’intervista, Schiavone aggiunge pure di aver indicato in modo preciso tutti i punti in cui sono stati interrati i rifiuti tossici: «Le bonifiche però non vengono fatte perché allo Stato costerebbero troppo». Dunque si fa finta di non sapere. Fatto che richiama tanto alla storia dei fusti tossici interrati a Borgo Montello. Storia di cui Carmine Schiavone ha già raccontato in passato in qualità di pentito tornando a parlarne nei giorni scorsi nell’intervista rilasciata a Sky Tg. «Moriranno in tanti», è stata la lugubre profezia lanciata dell’ex boss a proposito dei veleni arrivati anche in terra pontina. Ad Aprilia, Pontinia, ma anche nel vecchio invaso denominato S-0 della discarica di Borgo Montello. I lavori di scavo sono stati ultimati nel 2012 senza dare alcun risultato. Secondo alcuni si è cercato nel punto sbagliato e con mezzi inad eg u a t i . ©RIPRODUZIONE RISERVATA Latina Oggi 1 settembre 2013