tratto da https://ambientenonsolo.com/trasporti-a-zero-emissioni-una-scelta-di-salute-pubblica/
Trasporti a zero emissioni, una scelta di salute pubblica

La transizione verso veicoli a zero emissioni non è solo una questione climatica o industriale. È, sempre più chiaramente, una scelta di salute pubblica. Un nuovo rapporto dell’International Council on Clean Transportation analizza gli effetti sanitari dell’inquinamento prodotto dal trasporto stradale fino al 2050 e mostra quanto pesante sia il bilancio attuale, ma anche quanto ampi possano essere i benefici di una rapida elettrificazione dei veicoli.
Secondo lo studio, nel 2024 le emissioni dei veicoli su strada hanno contribuito a quasi 700.000 morti premature nel mondo e a circa 250.000 nuovi casi di asma tra bambini e adolescenti. Tradotto in termini immediati, significa una morte prematura ogni 45 secondi e un nuovo caso di asma pediatrica ogni 2 minuti. Gli inquinanti considerati sono il particolato fine PM2,5, l’ozono e il biossido di azoto, sostanze legate a patologie respiratorie, cardiovascolari e metaboliche.

Il dato più preoccupante riguarda lo scenario futuro. Anche con le politiche oggi già adottate, le morti premature attribuibili all’inquinamento del traffico potrebbero aumentare del 74% entro il 2050, arrivando a circa 1,2 milioni all’anno. Questo avverrebbe nonostante una riduzione di molte emissioni specifiche, perché la crescita del parco veicoli, l’aumento dei chilometri percorsi e l’invecchiamento della popolazione renderebbero più ampio il numero di persone esposte e vulnerabili.
Il rapporto evidenzia anche una forte disuguaglianza geografica. Nei Paesi ad alto reddito, dove gli standard emissivi sono più severi e il rinnovo dei veicoli è più rapido, le morti premature legate al trasporto stradale potrebbero diminuire. Nei Paesi a basso e medio-basso reddito, invece, il peso sanitario dell’inquinamento da traffico rischia di crescere di oltre il 200% entro metà secolo. È una dinamica che riflette flotte più vecchie, carburanti più inquinanti, controlli meno efficaci e una motorizzazione in forte espansione.

In questo quadro, i mezzi pesanti hanno un ruolo particolarmente rilevante. Pur rappresentando solo il 5% del parco veicolare globale, camion e autobus sono responsabili del 60% delle emissioni allo scarico di ossidi di azoto, del 55% del PM2,5 e del 65% dell’anidride solforosa prodotta dal trasporto stradale. Anche i veicoli più vecchi e privi di standard emissivi moderni pesano in modo sproporzionato: una quota relativamente piccola dei chilometri percorsi produce una parte molto elevata delle emissioni più nocive.
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