tratto da https://ambientenonsolo.com/direttiva-europea-sulla-qualita-dellaria-litalia-resta-indietro-nessuna-consultazione-pubblica-sul-recepimento/
dall'articolo di Marco Talluri: "L’Italia è l’unico Paese tra quelli finora monitorati dall’European Environmental Bureau (EEB) a non aver ancora avviato una consultazione pubblica per il recepimento della nuova Direttiva europea sulla qualità dell’aria (Direttiva UE 2024/2881). Un ritardo che assume un peso ancora maggiore se si considera che il nostro Paese continua a registrare il più elevato numero di morti premature attribuibili all’inquinamento atmosferico nell’Unione europea.
L’allarme arriva da Cittadini per l’Aria, insieme a EEB, Clean Cities, ISDE Italia, Kyoto Club, Legambiente, Transport & Environment e Torino Respira, che chiedono al Governo di aprire immediatamente un percorso trasparente e partecipato per definire le modalità di recepimento della direttiva.
Un’occasione decisiva per migliorare la qualità dell’aria
La nuova direttiva europea impone agli Stati membri di ridurre sensibilmente, entro il 2030 (salvo deroghe), i limiti per gli inquinanti atmosferici più pericolosi, tra cui il PM2,5 e il biossido di azoto (NO₂). Si tratta di un passaggio fondamentale per avvicinare gli standard europei alle raccomandazioni scientifiche e ridurre gli impatti sanitari dell’inquinamento.
Per monitorare l’attuazione della direttiva è stato sviluppato l’AAQD Transposition Tracker, che valuta il lavoro dei diversi Paesi europei considerando lo stato di avanzamento, il livello di ambizione, la partecipazione pubblica, gli strumenti di attuazione e le principali criticità.
L’Italia, secondo l’ultimo aggiornamento, ottiene il punteggio peggiore tra tutti i Paesi analizzati, insieme alla Bulgaria. Non è stata pubblicata alcuna bozza di decreto, non è stato definito un calendario dei lavori e soprattutto non è stata prevista alcuna consultazione pubblica.
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Il paradosso italiano
La situazione appare particolarmente contraddittoria.
Secondo i dati dell’Agenzia Europea dell’Ambiente, nel 2023 l’Italia è stata il Paese europeo con il maggior numero assoluto di morti premature attribuibili all’esposizione al PM2,5: 43.083 decessi, davanti a Polonia e Germania. Anche il recente rapporto europeo sulla qualità dell’aria urbana colloca numerose città italiane, soprattutto della Pianura Padana ma non solo, tra quelle con il più elevato rischio sanitario legato all’inquinamento atmosferico.
A confermare la gravità della situazione contribuiscono anche i risultati del progetto Cambiamo Aria, secondo cui nel 2025 ben 25 delle 27 città monitorate hanno superato il futuro limite annuale previsto dalla Direttiva per il PM2,5. Le situazioni più critiche sono state registrate a Milano, Torino e Padova, con oltre cento giorni di superamento dei limiti.
Gli altri Paesi hanno già avviato il confronto
Il confronto europeo evidenzia ulteriormente il ritardo italiano.
In Polonia sono stati attivati tavoli permanenti con regioni e organizzazioni della società civile.
La Francia coinvolge da tempo esperti e associazioni attraverso un gruppo di lavoro dedicato e sta valutando di utilizzare come riferimento per l’informazione ai cittadini i più severi valori guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
La Spagna ha aperto una consultazione pubblica accompagnata da workshop e attività di sensibilizzazione.
Anche la Germania ha sottoposto la bozza di recepimento alla consultazione pubblica, mentre la Svezia ha scelto di introdurre limiti ancora più restrittivi rispetto a quelli minimi previsti dalla direttiva europea, come nel caso del piombo.
Le richieste delle associazioni
Le organizzazioni chiedono al Governo italiano di:
avviare immediatamente una consultazione pubblica aperta a cittadini, esperti e associazioni;
pubblicare un cronoprogramma trasparente per il recepimento della direttiva;
definire obiettivi nazionali più ambiziosi rispetto ai livelli minimi previsti dall’Unione europea;
garantire un processo partecipativo che consenta di migliorare l’efficacia delle future politiche sulla qualità dell’aria.
Una scelta che riguarda salute e politiche pubbliche
Secondo le associazioni promotrici, il recepimento della Direttiva rappresenta un’occasione cruciale per rafforzare le politiche contro l’inquinamento atmosferico, settore nel quale l’Italia è stata più volte condannata dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea e continua a registrare procedure di infrazione.
In un contesto caratterizzato da migliaia di morti premature ogni anno e da un’esposizione diffusa della popolazione a livelli di inquinamento ancora troppo elevati, il coinvolgimento della società civile viene considerato un elemento essenziale per costruire misure efficaci, condivise e orientate alla tutela della salute pubblica."
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