tratto da https://www.ilfattoquotidiano.it/millennium/2026/02/12/cina-le-citta-del-sole-cronache-dal-futuro-dellenergia-rinnovabile/8277182/
dall'articolo di Loretta Napoleoni: "ecenni di globalizzazione hanno reso noi occidentali pressoché immuni da qualsiasi scoperta, giriamo il mondo senza provare grandi emozioni, spesso con la sensazione di muoverci nel cortiletto di casa. I simboli del consumismo, dall’espresso agli hamburger di McDonald’s fino a GoogleMap ed alle chiamate su Whatsapp, sono diventati gli accessori essenziali del capitalismo planetario, presenti ovunque. Non in Cina. La nazione che ha abbracciato con determinazione i principi della produzione capitalista, sottoponendosi ad un praticantato tanto brutale quanto quello della Rivoluzione Industriale nella vecchia Inghilterra, ha scelto di non omologarsi. Al contrario ha costruito un suo modello: il capi-comunismo. Com’è successo? L’economia cinese si è strutturata secondo le regole del libero mercato, della concorrenza e del profitto senza mai abbandonare il comunismo. In altre parole, Pechino ha riscritto sia la dottrina economica classica, quella enunciata da Adam Smith nella Ricchezza delle Nazioni, che il Capitale di Karl Marx. Il risultato è un sistema misto, in costante evoluzione grazie all’interazione tra società civile, economia e partito comunista."

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