Come il 26 agosto 2013, 2014, 2015 anche nella notte, precisamente alla
mezzanotte tra il 26 e il 27, appena trascorsa, sono arrivate le forti emissioni
odorigene moleste dalla discarica di Borgo Montello
mezzanotte tra il 26 e il 27, appena trascorsa, sono arrivate le forti emissioni
odorigene moleste dalla discarica di Borgo Montello
verso le residenze in via Monfalcone.
Se dopo anni, udienze di processi, sopralluoghi, conferenze dei servizi,
documentazione prodotta comune e provincia di Latina continuano a
ritardare le richieste di accesso agli atti, anche solo per spiegarne le
motivazioni, quando la norma attuale ha escluso tale aspetto, se ci
hanno ricevuto e invitati al parlamento europeo a Bruxelles, nella
commissione contro le ecomafie bicamerale,
alla Pisana non deve meravigliare l'assenza di qualsiasi intervento
locale in difesa delle persone, dei cittadini e delle aziende da decisioni
sbagliate delle Istituzioni.
Se dopo l'evidente e riconosciuto disastro ambientale ancora si privilegia
al rispetto
della vita umana, alla tutela dei diritti civili e sociali, alle garanzie
costituzionali l'aspetto burocratico le risposte alla mancata prevenzione
e tutela della salute
pubblica, che sarebbero un obbligo istituzionale per comune e provincia,
non so quali possano essere.
Un mese e mezzo fa i cittadini di via Monfalcone sono stati ricevuti dal
Sindaco di Latina Damiano Coletta che aveva promesso un intervento.
Se l'amministrazione comunale si dice sia l'espressione del "bene
comune", ai cittadini di via Monfalcone diventa legittimo pensare che
se "Cristo si è fermato ad Eboli", il "bene comune" o anche solo "bene"
e "comune" forse si sono fermati in
via Piave, di sicuro non sono arrivati dalle famiglie torturate dalla discarica.
Si chiede pertanto che tale disagio ripetuto deve essere considerato
nella valutazione di impatto ambientale per gli impianti sottoposti
a valutazione di impatto ambientale che, se continuano a generare
tale situazione con i conferimenti pressochè interrotti da circa 1
anno è facile immaginare cosa succederà se e quando, nonostante
non si ritiene ci siano le condizioni di legge, la regione Lazio
intendesse approvare l'ennesimo conferimento di rifiuti nel sito.
Si ribadisce agli Enti competenti l'urgenza più volte rappresentata
e riconosciuta dagli stessi Enti di delocalizzare le persone oltre alla
prevenzioni di tali fenomeni di inquinamento.
Grazie dell'attenzione e della sensibilità, si allega il documento sulle
Il giorno 27/08/2016 alle ore 09:02:39 (+0200) il messaggio
"26 agosto 2016 emissioni odorigene moleste dalla discarica verso le residenze in via Monfalcone" è stato inviato
indirizzato a:
sezione.latina@arpalazio.legalmailpa.it direzionegenerale@ausl.latina.it direzionesanitaria@ausl.latina.it segreteria.sindaco@comune.latina.it segreteria.sindaco@pec.comune.latina.it servizio.ambiente@pec.comune.latina.it urp@pec.corpoforestale.it nicolettavalle@provincia.latina.it urp@provincia.latina.it VIcommissione-cons@regione.lazio.it ftosini@regione.lazio.it gpernarella@regione.lazio.it mtoccacieli@regione.lazio.it urp@regione.lazio.it
Il messaggio originale è incluso in allegato.
Identificativo messaggio: opec281.20160827090239.05851.03.1.17@pec.aruba.it
documentazione prodotta comune e provincia di Latina continuano a
ritardare le richieste di accesso agli atti, anche solo per spiegarne le
motivazioni, quando la norma attuale ha escluso tale aspetto, se ci
hanno ricevuto e invitati al parlamento europeo a Bruxelles, nella
commissione contro le ecomafie bicamerale,
alla Pisana non deve meravigliare l'assenza di qualsiasi intervento
locale in difesa delle persone, dei cittadini e delle aziende da decisioni
sbagliate delle Istituzioni.
Se dopo l'evidente e riconosciuto disastro ambientale ancora si privilegia
al rispetto
della vita umana, alla tutela dei diritti civili e sociali, alle garanzie
costituzionali l'aspetto burocratico le risposte alla mancata prevenzione
e tutela della salute
pubblica, che sarebbero un obbligo istituzionale per comune e provincia,
non so quali possano essere.
Un mese e mezzo fa i cittadini di via Monfalcone sono stati ricevuti dal
Sindaco di Latina Damiano Coletta che aveva promesso un intervento.
Se l'amministrazione comunale si dice sia l'espressione del "bene
comune", ai cittadini di via Monfalcone diventa legittimo pensare che
se "Cristo si è fermato ad Eboli", il "bene comune" o anche solo "bene"
e "comune" forse si sono fermati in
via Piave, di sicuro non sono arrivati dalle famiglie torturate dalla discarica.
Si chiede pertanto che tale disagio ripetuto deve essere considerato
nella valutazione di impatto ambientale per gli impianti sottoposti
a valutazione di impatto ambientale che, se continuano a generare
tale situazione con i conferimenti pressochè interrotti da circa 1
anno è facile immaginare cosa succederà se e quando, nonostante
non si ritiene ci siano le condizioni di legge, la regione Lazio
intendesse approvare l'ennesimo conferimento di rifiuti nel sito.
Si ribadisce agli Enti competenti l'urgenza più volte rappresentata
e riconosciuta dagli stessi Enti di delocalizzare le persone oltre alla
prevenzioni di tali fenomeni di inquinamento.
Grazie dell'attenzione e della sensibilità, si allega il documento sulle
conseguenze sanitarie delle discariche (Isde Position Paper ISDE
Italia La gestione sostenibile dei rifiuti solidi urbani)
Distinti saluti.
Le conseguenze sanitarie delle discariche (Isde Position Paper
ISDE Italia La gestione sostenibile dei rifiuti solidi urbani)
http://www.isde.it/wp-content/uploads/2014/02/2015-08-12-Position-Paper-RIFIUTI-finale.pdf
Come illustrato in precedenza, le discariche di rifiuti sono, in questo momento,
la modalità di smaltimento più diffusa nel nostro Paese.Discariche che, anche
se controllate, possono causare contaminazione del suolo [16, 17] (in particolare
da metalli pesanti [17-20]) e delle falde acquifere [17, 21-23], inquinamento
atmosferico [24-28], oltre a contaminazione della catena alimentare [29, 30].
Considerando soltanto le discariche per RSU apparentemente ben gestite, uno studio osservazionale condotto in Italia, per un periodo di nove anni e in un’area che comprendeva otto Comuni (oltre 11.000 residenti) limitrofi a una discarica, ha mostrato eccessi di mortalità anche per malattie non neoplastiche (cardiovascolari, respiratorie, dell’apparato digerente e del sistema nervoso) [31]. Un altro studio condotto tra il 1995 e il 2000 su una vasta area della Toscana (sei discariche localizzate in cinque diverse province) ha rilevato eccessi di mortalità per malattie cardiocircolatorie e cerebrovascolari, per tumori maligni del sistema ematolinfopoietico, del fegato e della vescica [32]. È stato inoltre riportato un aumentato rischio di malformazioni congenite in popolazioni residenti in prossimità di discariche [33]. Una revisione della letteratura ha segnalato un incremento di rischio pari al 2% per l’insorgenza di anomalie congenite e del 6% per basso peso alla nascita nella popolazione residente entro due chilometri di distanza da discariche di rifiuti. L’incremento del rischio è risultato essere maggiore nel caso di discariche di rifiuti tossici [34]. 14Eccessi di anomalie congenite (in particolare difetti del tubo neurale e dell’apparato circolatorio, gastroschisi, e palatoschisi) in nati da madri residenti in prossimità di discariche per rifiuti tossico-nocivi sono stati rilevati anche in altri studi [35-37]. È stato inoltre suggerito come il tasso di malformazioni congenite decresca all’aumentare della distanza dalla discarica [38]. Alcuni studi hanno evidenziato la possibile presenza di un aumentato rischio di neoplasie del fegato e della vie biliari, del rene, del pancreas, della vescica, dello stomaco, del polmone, della prostata e un’aumentata frequenza di linfoma non-Hodgkin in chi vive in prossimità di queste aree [32, 39-41]. Anche nel caso in cui il percolato contenga basse concentrazioni di contaminanti chimici con capacità cancerogena nota, la presenza combinata di più sostanze può generare elevata tossicità e causare effetti sinergici o additivi in termini di cito-tossicità e genotossicità [42]. Studi in vitro hanno inoltre dimostrato che il percolato è in grado di indurre danno del DNA, epatotossicità e stress ossidativo [43, 44], rappresentando un grave rischio per la salute umana e per l’ambiente [45]. Oltre all’inquinamento da tossici chimici, sono possibili rischi di contaminazione microbiologica da diffusione di batteri potenzialmente patogeni, la cui presenza è stata dimostrata sia in campioni di aria indoor e outdoor [46, 47] che nel suolo [47], con elevata frequenza di batteri gram-negativi [46]. L’inquinamento dell’aria, in particolare, è di entità tale da incrementare il rischio sanitario e alterare la qualità della vita nei residenti in territori limitrofi [28, 48], principalmente a causa di emissioni non convogliate di acido solfidrico [28, 49], metano [50, 51], CO2 e di oltre 200 composti organici non metanici [52], cloruro di vinile [48, 53], benzene [48], metalli pesanti [54], particolato [55-57]. Il biogas prodotto dalle discariche ha anche un’ulteriore ricaduta negativa a causa dell’effetto clima alterante del metano. Le emissioni di metano da discariche di rifiuti urbani e dalle acque di scarico ammontano a circa il 90% di tutte le emissioni prodotte dai vari sistemi di trattamento dei rifiuti. Tuttavia, pur rappresentando circa il 18% delle emissioni antropogeniche di metano, in termini globali le emissioni di gas serra, attribuibili ai rifiuti, contribuiscono solo in piccola parte alle emissioni antropogeniche totali di gas serra (circa il 3%) [58]. Uno studio sull’esposizione a piombo ha rilevato che la concentrazione di questo metallo tossico nella polvere domestica di case localizzate in prossimità di una discarica dismessa, superava i livelli di legge nel 17% dei casi e che valori rilevanti di piombo erano 15 riscontrabili nel sangue di bambini di età inferiore ai 6 anni residenti nell’area esaminata [54]. Studi in vitro hanno dimostrato una immuno-tossicità e una capacità di indurre processi flogistici più marcati per il particolato proveniente da siti che ospitavano discariche, rispetto a quello campionato in zone urbane e rurali [55].
Come illustrato in precedenza, le discariche di rifiuti sono, in questo momento,
la modalità di smaltimento più diffusa nel nostro Paese.Discariche che, anche
se controllate, possono causare contaminazione del suolo [16, 17] (in particolare
da metalli pesanti [17-20]) e delle falde acquifere [17, 21-23], inquinamento
atmosferico [24-28], oltre a contaminazione della catena alimentare [29, 30].
Considerando soltanto le discariche per RSU apparentemente ben gestite, uno studio osservazionale condotto in Italia, per un periodo di nove anni e in un’area che comprendeva otto Comuni (oltre 11.000 residenti) limitrofi a una discarica, ha mostrato eccessi di mortalità anche per malattie non neoplastiche (cardiovascolari, respiratorie, dell’apparato digerente e del sistema nervoso) [31]. Un altro studio condotto tra il 1995 e il 2000 su una vasta area della Toscana (sei discariche localizzate in cinque diverse province) ha rilevato eccessi di mortalità per malattie cardiocircolatorie e cerebrovascolari, per tumori maligni del sistema ematolinfopoietico, del fegato e della vescica [32]. È stato inoltre riportato un aumentato rischio di malformazioni congenite in popolazioni residenti in prossimità di discariche [33]. Una revisione della letteratura ha segnalato un incremento di rischio pari al 2% per l’insorgenza di anomalie congenite e del 6% per basso peso alla nascita nella popolazione residente entro due chilometri di distanza da discariche di rifiuti. L’incremento del rischio è risultato essere maggiore nel caso di discariche di rifiuti tossici [34]. 14Eccessi di anomalie congenite (in particolare difetti del tubo neurale e dell’apparato circolatorio, gastroschisi, e palatoschisi) in nati da madri residenti in prossimità di discariche per rifiuti tossico-nocivi sono stati rilevati anche in altri studi [35-37]. È stato inoltre suggerito come il tasso di malformazioni congenite decresca all’aumentare della distanza dalla discarica [38]. Alcuni studi hanno evidenziato la possibile presenza di un aumentato rischio di neoplasie del fegato e della vie biliari, del rene, del pancreas, della vescica, dello stomaco, del polmone, della prostata e un’aumentata frequenza di linfoma non-Hodgkin in chi vive in prossimità di queste aree [32, 39-41]. Anche nel caso in cui il percolato contenga basse concentrazioni di contaminanti chimici con capacità cancerogena nota, la presenza combinata di più sostanze può generare elevata tossicità e causare effetti sinergici o additivi in termini di cito-tossicità e genotossicità [42]. Studi in vitro hanno inoltre dimostrato che il percolato è in grado di indurre danno del DNA, epatotossicità e stress ossidativo [43, 44], rappresentando un grave rischio per la salute umana e per l’ambiente [45]. Oltre all’inquinamento da tossici chimici, sono possibili rischi di contaminazione microbiologica da diffusione di batteri potenzialmente patogeni, la cui presenza è stata dimostrata sia in campioni di aria indoor e outdoor [46, 47] che nel suolo [47], con elevata frequenza di batteri gram-negativi [46]. L’inquinamento dell’aria, in particolare, è di entità tale da incrementare il rischio sanitario e alterare la qualità della vita nei residenti in territori limitrofi [28, 48], principalmente a causa di emissioni non convogliate di acido solfidrico [28, 49], metano [50, 51], CO2 e di oltre 200 composti organici non metanici [52], cloruro di vinile [48, 53], benzene [48], metalli pesanti [54], particolato [55-57]. Il biogas prodotto dalle discariche ha anche un’ulteriore ricaduta negativa a causa dell’effetto clima alterante del metano. Le emissioni di metano da discariche di rifiuti urbani e dalle acque di scarico ammontano a circa il 90% di tutte le emissioni prodotte dai vari sistemi di trattamento dei rifiuti. Tuttavia, pur rappresentando circa il 18% delle emissioni antropogeniche di metano, in termini globali le emissioni di gas serra, attribuibili ai rifiuti, contribuiscono solo in piccola parte alle emissioni antropogeniche totali di gas serra (circa il 3%) [58]. Uno studio sull’esposizione a piombo ha rilevato che la concentrazione di questo metallo tossico nella polvere domestica di case localizzate in prossimità di una discarica dismessa, superava i livelli di legge nel 17% dei casi e che valori rilevanti di piombo erano 15 riscontrabili nel sangue di bambini di età inferiore ai 6 anni residenti nell’area esaminata [54]. Studi in vitro hanno dimostrato una immuno-tossicità e una capacità di indurre processi flogistici più marcati per il particolato proveniente da siti che ospitavano discariche, rispetto a quello campionato in zone urbane e rurali [55].
Messaggio di posta certificata
Il giorno 27/08/2016 alle ore 09:02:39 (+0200) il messaggio
"26 agosto 2016 emissioni odorigene moleste dalla discarica verso le residenze in via Monfalcone" è stato inviato
indirizzato a:
sezione.latina@arpalazio.legalmailpa.it direzionegenerale@ausl.latina.it direzionesanitaria@ausl.latina.it segreteria.sindaco@comune.latina.it segreteria.sindaco@pec.comune.latina.it servizio.ambiente@pec.comune.latina.it urp@pec.corpoforestale.it nicolettavalle@provincia.latina.it urp@provincia.latina.it VIcommissione-cons@regione.lazio.it ftosini@regione.lazio.it gpernarella@regione.lazio.it mtoccacieli@regione.lazio.it urp@regione.lazio.it
Il messaggio originale è incluso in allegato.
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