lunedì 2 gennaio 2017
Medio Oriente Scontro tra professori per un seminario sulla tutela del patrimonio culturale, organizzato dal governo di Damasco Assad e le rovine della Siria: la guerra spacca gli archeologi
MARC LEBEAU
E 7 STUDIOSI
I nostri colleghi
prestano prestigio
e professionalità
a sostegno di questo
regime violento
È vergognoso
e riprovevole
GIORGIO
BUCCELLATI
Non c’era neanche
un ministro, solo
il direttore generale
Non vi è stata la
minima pressione
ideologica o politica
da parte dei siriani La scheda
I TESORI
DISTRUTTI
Palmira è
il più noto
di oltre
cento siti
archeologici
siriani
distrutti o
danneggiati
dall’Isis e
dalle altre
forze che si
combattono
in Siria
dal 2011
ANDREA PALLADINO
Parole di fuoco, amicizie
che rischiano di
rompersi per sempre,
accuse incrociate. La
comunità degli archeologi del
Vicino Oriente è spaccata. La
guerra civile siriana ha creato
una sorta di nuova cortina di
ferro che divide anche chi per
anni si è occupato delle grandi
civiltà dell’area mesopotamica.
Un luogo culturalmente
intenso come pochi, evocativo,
ancora pieno di misteri e
storie da raccontare.
Motivo del contendere è un
seminario per studiosi delle
antichità siriane, tenuto a Damasco
il 10 e 11 dicembre scorso
sotto gli auspici del ministero
della Cultura siriano,
Direttorato generale per le
antichità e i musei. Ovvero
l’organismo del governo di
Bashar al-Assad. Un incontro
che ha visto la partecipazione
del gotha della scuola archeologica
italiana del Vicino Oriente:
Paolo Matthiae, lo scopritore
di Ebla, che ha inviato
una relazione, Giorgio Buccellati,
professore emerito
della Ucla di Los Angeles, scopritore
della biblica Urkesh,
Stefania Mazzoni, professoressa
dell’Università di Firenze.
E poi esperti della cooperazione
italiana, come l’a r c h itetto
Antonio Giammarusti.
E 7 STUDIOSI
I nostri colleghi
prestano prestigio
e professionalità
a sostegno di questo
regime violento
È vergognoso
e riprovevole
GIORGIO
BUCCELLATI
Non c’era neanche
un ministro, solo
il direttore generale
Non vi è stata la
minima pressione
ideologica o politica
da parte dei siriani La scheda
I TESORI
DISTRUTTI
Palmira è
il più noto
di oltre
cento siti
archeologici
siriani
distrutti o
danneggiati
dall’Isis e
dalle altre
forze che si
combattono
in Siria
dal 2011
ANDREA PALLADINO
Parole di fuoco, amicizie
che rischiano di
rompersi per sempre,
accuse incrociate. La
comunità degli archeologi del
Vicino Oriente è spaccata. La
guerra civile siriana ha creato
una sorta di nuova cortina di
ferro che divide anche chi per
anni si è occupato delle grandi
civiltà dell’area mesopotamica.
Un luogo culturalmente
intenso come pochi, evocativo,
ancora pieno di misteri e
storie da raccontare.
Motivo del contendere è un
seminario per studiosi delle
antichità siriane, tenuto a Damasco
il 10 e 11 dicembre scorso
sotto gli auspici del ministero
della Cultura siriano,
Direttorato generale per le
antichità e i musei. Ovvero
l’organismo del governo di
Bashar al-Assad. Un incontro
che ha visto la partecipazione
del gotha della scuola archeologica
italiana del Vicino Oriente:
Paolo Matthiae, lo scopritore
di Ebla, che ha inviato
una relazione, Giorgio Buccellati,
professore emerito
della Ucla di Los Angeles, scopritore
della biblica Urkesh,
Stefania Mazzoni, professoressa
dell’Università di Firenze.
E poi esperti della cooperazione
italiana, come l’a r c h itetto
Antonio Giammarusti.
GIORNATA MONDIALE DELLA PACE NON POSSIAMO RIMANERE IN SILENZIO Padre Alex Zanotelli
L’anno 2016 ha visto trionfare la normalità della guerra,
la Terza Guerra mondiale a pezzetti, come la chiama Papa Francesco, una guerra
spaventosa che ha il suo epicentro in Medio Oriente ed ha mostrato tutta la sua
ferocia, disumanità e orrore nell’assedio della città martire, Aleppo. Una
guerra che attraversa anche l’intera zona saheliana dell’Africa, dalla Somalia
al Sudan (Darfur e Montagne Nuba), dal Sud Sudan al Centrafrica, dalla Nigeria
(Nord) alla Libia, dal Mali al Gambia. Senza dimenticare i massacri nel cuore
dell’Africa, in Burundi e Congo(Beni). Siamo davanti a desolanti scenari di
guerra che si estendono dallo Yemen all’Afghanistan, guerre combattute con armi
sempre più sofisticate e a pagarne le spese sono sempre più i civili. “Come è
possibile questo?- si chiede Papa Francesco. E’ possibile perché dietro le
quinte ci sono interessi, piani geopolitici, avidità di denaro e di potere, c’è
l’industria delle armi che sembra essere
tanto importante.”
E’ l’industria delle
armi, fiorentissima oggi, a gioire di tutto questo. Secondo i dati Sipri, a
livello mondiale, investiamo quasi 5 miliardi di dollari al giorno in armi. A
livello italiano, secondo l’Osservatorio ne spendiamo 64 milioni di euro al
giorno. E’ un’industria fiorente quella italiana delle armi che esportiamo e
vendiamo in tutto il mondo. In questo periodo abbiamo venduto bombe all’Arabia
Saudita e al Qatar, che poi le hanno date a gruppi armati legati a Al-Qaeda
come a Jabhat al –Nusra in Siria. E tutto questo nonostante la legge 185/90 che
vieta la vendita di armi a paesi in guerra e a paesi dove vengono violati i
diritti umani. L’Italia ha esportato armi nel 2015 per un valore di oltre 7 miliardi
di euro a tanti paesi che sono o in guerra o dove sono violati i diritti umani.
Ma come fanno i nostri governi a parlare di legalità, quando agiscono in
maniera così illegale? E’ la grande Bugia. “La violenza esiste solo con l’aiuto
della Bugia”, diceva Don Berrigan, il gesuita nonviolento americano scomparso
lo scorso anno. E’ passato il tempo in cui i buoni possono rimanere in
silenzio.”Ed è proprio questo quello che mi sconcerta di più:il silenzio
del movimento per la pace davanti a questi scenari di guerra. Non lo posso
accettare. Dobbiamo scendere in piazza, urlare , gridare, protestare. Forse non
riusciamo a parlare perché il movimento è frammentato. Allora mettiamoci
insieme. La situazione è troppo grave. Per questo dobbiamo avere il coraggio di
violare la legge, di farci arrestare,di andare in prigione .Questo sarebbe il
dovere prima di tutto dei religiosi, dei preti, delle suore come i fratelli
Berrigan e le suore domenicane negli USA che si sono fatti anni di carcere nel
loro impegno contro la ‘Bomba’. E come cristiano mi fa ancora più male il
silenzio dell’episcopato italiano e di larga parte delle comunità cristiane.
Per fortuna c’è Papa Francesco che parla chiaro. Nel suo messaggio per la
Giornata Mondiale della Pace (1 Gennaio 2017) afferma che “essere veri
discepoli di Gesù oggi significa aderire anche alla sua proposta di nonviolenza.”
E prosegue:”La nonviolenza praticata con decisione e coerenza ha prodotto
risultati così importanti. I successi
ottenuti da Gandhi e Khan Abdul Ghaffar Khan nella liberazione dell’India, e da
Martin Luther King contro la
discriminazione razziale…”
Papa Francesco invita le comunità cristiane a perseguire
questa strada della nonviolenza attiva, come la strada obbligata per i seguaci
di Gesù. “Dite al mondo che non esiste più una guerra giusta- ha detto una
suora domenicana irachena Nazik Matty durante il convegno sulla guerra e
nonviolenza, promosso in Vaticano da Papa Francesco. Lo dico da figlia della
guerra.”
Papa Francesco forse presto ci regalerà un’ enciclica che
potrebbe mettere la parola fine alla teologia della guerra giusta e indicare la
nonviolenza attiva come la strada inventata da Gesù. E’ la strada che le
comunità cristiane devono imboccare con lo stesso coraggio che hanno avuto
Gandhi, Martin Luther King, Don Berrigan, Don Milani…. Ma queste comunità
dovranno avere la capacità di unirsi a tutte le altre realtà nonviolente
creando un grande movimento popolare per la pace. Ma per arrivare a questo
dobbiamo tutti essere disposti a pagare un alto prezzo. “Noi urliamo pace,
pace, ma non c’è pace-diceva Don Berrigan. Non c’è pace perché non ci sono
costruttori di pace. Non ci sono costruttori di pace perché fare pace è
altrettanto costoso quanto fare guerra- almeno altrettanto esigente perché si
paga con la prigione e la morte.”
A tutti i costruttori di pace , l’augurio di cuore di un
Buon anno, carico di frutti di pace.
Alex Zanotelli
Napoli, 1 gennaio 2017
Burundi, ucciso il ministro dell'Ambiente. Arrestata una donna
Il Burundi è attraversato da una violenta crisi dall'aprile del 2015, quando il presidente Pierre Nkurunziza ha iniziato il suo terzo mandato andando contro la Costituzione
Il ministro dell'Ambiente del Burundi è stato ucciso a colpi di pistola, nella capitale Bujumbura. Lo rende noto la polizia locale.
Secondo quanto scrive in un tweet il portavoce di polizia Pierre Nkurikiye, Emmanuel Niyonkuru è stato ucciso mentre si recava nella sua abitazione nel quartiere di Rohero verso 00:45 ora locale e una donna che stava con lui è stata arrestata nell'ambito delle indagini. Il Burundi è attraversato da una violenta crisi dall'aprile del 2015, quando il presidente Pierre Nkurunziza ha iniziato il suo terzo mandato andando contro la Costituzione e violando gli accordi che avevano messo fine nel 2005 ad una lunga guerra civile. A un anno dall'inizio di quella crisi, oltre 260.000 persone sono fuggite dagli scontri che, nonostante l'avvio di colloqui di pace, sono proseguiti. Le Nazioni Unite hanno annunciato di aver accertato centinaia casi di torture inflitte dalle forze di polizia e dall'esercito burundesi nei confronti degli oppositori del regime di Bujumbura. http://www.repubblica.it/esteri/2017/01/01/news/burundi_ucciso_il_ministro_dell_ambiente_arrestata_una_donna-155208395/?ref=HREC1-20
Il ministro dell'Ambiente del Burundi è stato ucciso a colpi di pistola, nella capitale Bujumbura. Lo rende noto la polizia locale.
Secondo quanto scrive in un tweet il portavoce di polizia Pierre Nkurikiye, Emmanuel Niyonkuru è stato ucciso mentre si recava nella sua abitazione nel quartiere di Rohero verso 00:45 ora locale e una donna che stava con lui è stata arrestata nell'ambito delle indagini. Il Burundi è attraversato da una violenta crisi dall'aprile del 2015, quando il presidente Pierre Nkurunziza ha iniziato il suo terzo mandato andando contro la Costituzione e violando gli accordi che avevano messo fine nel 2005 ad una lunga guerra civile. A un anno dall'inizio di quella crisi, oltre 260.000 persone sono fuggite dagli scontri che, nonostante l'avvio di colloqui di pace, sono proseguiti. Le Nazioni Unite hanno annunciato di aver accertato centinaia casi di torture inflitte dalle forze di polizia e dall'esercito burundesi nei confronti degli oppositori del regime di Bujumbura. http://www.repubblica.it/esteri/2017/01/01/news/burundi_ucciso_il_ministro_dell_ambiente_arrestata_una_donna-155208395/?ref=HREC1-20
addio al Corpo Forestale dello stato ammaina bandiera a Sabaudia
il messaggero di Latina 2 gennaio 2017 rassegna stampa Lazio tv
il film dell'anno 2016: Latina espugnata trionfo Lbc - L'inchiesta olimpia gli arresti poi il flop - Il finale più tragico ennesimo incidente mortale sulla SS7 Appia - acqualatina muore il presidente Addessi

https://www.facebook.com/www.ilgiornaledilatina.org/photos/pb.602561603154481.-2207520000.1483341071./1172478232829479/?type=3&theater
Ventotene indovinate chi paga l'incontro che a tutti è sembrato solo propaganda (inutile)? Vertice tra Renzi, Hollande e Merkel: alla fine paga il Comune
E alla fine ha dovuto pagare il Comune. Spenti i riflettori sul vertice trilaterale Italia-Francia-Germania, svoltosi il 22 agosto scorso a Ventotene, finita al centro della scena mondiale per l’incontro tra l’allora presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi, il presidente francese Francois Hollande e la cancelliera tedesca Angela Merkel, a far fronte alle spese necessarie per accogliere i tre “big” è ora l’ente locale, già alle prese con un bilancio disastrato. Gli appelli fatti dal Comune agli enti superiori, Regione in primis, sono caduti nel vuoto. La commissaria prefettizia Maria Laura Mammetti, ha così ora disposto il pagamento di 18.300 euro a favore di una ditta di Ventotene e una di Sabaudia, necessari per i lavori compiuti di pulizia dell’isolotto di Santo Stefano, di realizzazione di una scala e di una passerella in legno nel cimitero locale, della sistemazione dello stesso cimitero del noleggio dei bagni chimici. http://www.h24notizie.com/2017/01/vertice-renzi-hollande-merkel-alla-fine-paga-comune/
feriti in piazza prima del brindisi. Ennesimo incidente mortale sulla SS7 Appia nel comune di Cisterna muore una donna di Sezze. A San Silvestro rapina colpo grosso da Todis. Minturno nascondeva botti illegali il sequestro. Latina incendio nella finanziaria fiamme e apura. Morto Addessi il presidente di acqualatina
http://www.latinaoggi.eu/userUpload/0201_LT_01_1_258be18e31c8188555c2ff05b4d542c3.jpg
domenica 1 gennaio 2017
Latina e provincia i dati ufficiali sulla raccolta differenziata dei rifiuti nel 2015
Latina
ANNO 2015 Tipologia RifiutoQuantità Raccolta (kg)Totale RUI 46.059.930,00 Totale RUD20.047.315,00
Totale 66.107.245,00
Pontinia
Tipologia Rifiuto Quantità Raccolta (kg)
Totale RUI 5.609.640,00
Totale RUD 1.830.880,00
Totale
7.440.520,00
ANNO 2015 Tipologia RifiutoQuantità Raccolta (kg)Totale RUI 46.059.930,00 Totale RUD20.047.315,00
Totale 66.107.245,00
Pontinia
Tipologia Rifiuto Quantità Raccolta (kg)
Totale RUI 5.609.640,00
Totale RUD 1.830.880,00
Totale
7.440.520,00
Rifiuti, sulla differenziata siamo meglio di Francia e Uk. Ma delude il mancato calo della spazzatura prodotta
Il 2016 della "monnezza" raccontato attraverso i dati Ispra. Nella Ue meglio di noi solo Germania, Svezia e Belgio. Smentito il legame tra quantità di spazzatura e ricchezza, cavallo di battaglia di chi promuove la politica dei nuovi inceneritori. Basta guardare i dati locali: Treviso la città (e provincia) più virtuosa, Palermo all'ultimo posto. Ma resta il problema della quantità: rispetto al 2015 abbiamo buttato via solo un kilo di roba in meno a testa L’Italia potrebbe toccare nel 2016 il 50% di raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani, o almeno sfiorare tale quota simbolica. I dati arrivano a rilento e vengono vagliati e rielaborati con lenta meticolosità dall’Ispra che solo in questi giorni ha pubblicato i consuntivi del 2015. Dai quali emerge che “nel 2015, la percentuale di raccolta differenziata raggiunge il 47,5% della produzione nazionale, facendo rilevare una crescita di + 2,3 punti rispetto al 2014 (45,2%).” E’ un dato ancora abbondantemente al di sotto del 65% previsto dalla direttiva europea, ma comunque del tutto rispettabile a livello europeo dove solo Germania, Svezia e Belgio fanno nettamente meglio, mentre anche Francia e Gran Bretagna, per non parlare della Spagna, sono ancora indietro nel cammino verso la “economia circolare”.
Ma andiamo con ordine, cominciando da un dato che solo per i più preparati addetti ai lavori è ovvio: il leggerissimo, millimetrico calo della produzione complessiva dei rifiuti solidi urbani. Nel 2015 abbiamo prodotto complessivamente 29 milioni e mezzo di tonnellate di rifiuti, con una media di circa 487 kilogrammi pro/capite. Il calo della produzione complessiva è stato dello 0,4% ma in realtà, secondo le statistiche incrociate utilizzate da Ispra, c’è stato anche un calo della popolazione residente e quindi i rifiuti sono scesi solo dello 0,2% procapite. In pratica un kilo in meno a testa.
Le differenze notevoli di produzione procapite per regione o per area geografica dipendono da vari fattori, per esempio dalla quantità di turisti, che fa sballare le proporzioni con la popolazione residente, o dalla tipologia di rifiuti che dal circuito del commercio e dell’artigianato confluisce o meno nei rifiuti solidi urbani. In Emilia si calcola che la produzione media per abitante/anno sia superiore ai 600 kili, in varie zone del Sud è sotto i 400. Ma non necessariamente a maggiore sviluppo corrispondono più rifiuti e viceversa. Il “disaccoppiamento” tra produzione di rifiuti e trend degli indicatori socioeconomici è l’obiettivo principale del Programma nazionale di prevenzione dei Rifiuti varato nel 2013 dal Governo e sconosciuto ai più, anche se dovrebbe essere oggetto di educazione civica generalizzata. Ad attirare lo sguardo degli ambientalisti sono i risultati della provincia di Treviso, non certo una delle più povere province italiane, ma una di quelle, tra Enna e Ogliastra, con più bassa produzione procapite di rifiuti. I kili nel Trevigiano tra il 2014 e il 2015 sono passati da 361 a 351 a testa (e contemporaneamente la differenziata è balzata all’84%, uno dei migliori risultati al mondo).
Tornando ai dati nazionali hanno deluso, con il modesto calo dello 0,2 procapite, chi si aspettava una riduzione significativa dovuta o a politiche antispreco o semplicemente alla congiuntura economica. Secondo Ispra – che è venuta dopo Istat e altre rilevazioni – non c’è da stupirsi, anzi ci si poteva persino aspettare un piccolo aumento. “Infatti, a fronte del calo di produzione degli Ru (rifiuti urbani), si osserva un aumento sia del prodotto interno lordo (+1,4% a valori correnti e +0,7% a valori concatenati), sia delle spese per consumi finali sul territorio economico delle famiglie residenti e non residenti (+1,6 a valori correnti e +1,7% a valori concatenati.)” dice il rapporto. Ecco che guardando i rifiuti finalmente sciogliamo i dubbi su come realmente sono andate le cose l’anno scorso? Dal canto loro gli attivisti di Rete Rifiuti Zero fanno notare che comunque sono ormai stabilmente smentite le previsioni di chi ipotizzava una crescita costante e quasi metafisica dei rifiuti. In base a quelle previsioni si mettevano in cantiere sempre nuovi impianti di incenerimento ai quali si farebbe meglio a rinunciare per sempre.
Per quanto riguarda le raccolte differenziate in Italia sono arrivate al 58,6% per le regioni settentrionali, al 43,8% per quelle del Centro e al 33,6% per le regioni del Mezzogiorno. Alla regione Veneto va la palma della raccolta differenziata nel 2015 grazie al 68,8%, seguita dal Trentino-Alto Adige con il 67,4%. Entrambe le regioni sono già dal 2014 al di sopra dell’obiettivo del 65% fissato dalla normativa per il 2012. Seguono, tra le regioni più virtuose, il Friuli-Venezia Giulia (62,9%), seguita da Lombardia, Marche, Emilia-Romagna, Sardegna e Piemonte, queste ultime cinque con tassi superiori al 55%. Tra 45% e 50% si collocano Abruzzo, Umbria, Campania, Valle d’Aosta e Toscana. Liguria e Lazio sono di poco al di sopra del 35%, mentre superano il 30% la Basilicata e la Puglia. La Calabria è la regione che fa segnare la maggiore crescita della percentuale di raccolta differenziata, +6 punti rispetto al 2014, anche se il 25% la colloca ancora al penultimo posto tra le regioni, seguita solo dalla Sicilia (12,8%). Sfiorano i 5 punti di crescita Valle d’Aosta e Lazio.
Quanto alle province, i livelli più elevati di raccolta differenziata si rilevano, analogamente ai precedenti anni, per Treviso, che nel 2015 si attesta all’84,1%. Prossimo all’80% è il tasso della provincia di Mantova (79,9%) e pari al 78,4% quello di Pordenone. Al di sopra del 70% si collocano anche Belluno, Trento, Macerata, Parma e Vicenza. Le peggiori province italiane per la raccolta differenziata sono, invece, tutte in Sicilia: con valori inferiori o di poco superiori al 10%: Palermo (7,8%) Siracusa (7,9%), Messina (10,1%) e Enna (10,8%).
La tipologia di rifiuto che si raccoglie di più è sicuramente quella organica (umido e verde), che da sola rappresenta il 43,3% della raccolta differenziata in Italia. L’ ‘umido’ continua nel trend di crescita degli ultimi 5 anni: nel 2015 ha superato i 6 milioni di tonnellate ed è aumentato del 6,1% rispetto al 2014. A livello nazionale ogni abitante raccoglie in media oltre 100 kg di frazione organica a testa. Seconda tipologia più raccolta in modo differenziato è la carta e il cartone (22,5% del totale), con una leggera contrazione rispetto al 2014, – 0,1%. Dopo frazione umida e carta, è il vetro la terza tipologia di rifiuti più differenziata: pari a 1,7 milioni di tonnellate, va su del 3,3% rispetto al 2014. Seguono poi plastica (1,2 milioni di tonnellate), legno (695mila tonnellate), metallo (260mila tonnellate) e rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche Raee (223mila tonnellate). Per quest’ultima frazione, dopo l’andamento in calo rilevato tra il 2010 e il 2013, si rileva una crescita del +2,1% tra il 2013 e il 2014 del +4,3% nell’ultimo anno.
Infine un cenno alle grandi città dove il successo di Milano è superato da quello di Venezia e dove Roma sta cercando di superare Torino, ferma da anni poco sopra il 41% L'analisi di Paolo Hutter http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/01/01/rifiuti-sulla-differenziata-siamo-meglio-di-francia-e-uk-ma-delude-il-mancato-calo-della-spazzatura-prodotta/3290126/
Befana FUOCHI EPIFANICI: ARPA FVG, RISPETTO TRADIZIONI E AMBIENTE
Trieste, 30 dicembre - Una corretta gestione dei fuochi epifanici è indispensabile per minimizzare gli effetti sulla salute e sull'ambiente, oltre che per rispettare un'antica tradizione dalla forte valenza simbolica e di aggregazione sociale, molto radicata in regione. È questo il contenuto di una nota diffusa dall'Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente del Friuli Venezia Giulia (ARPA FVG) in vista dei prossimi riti epifanici.
L'Agenzia ricorda che i fuochi sono molto impattanti sulla qualità dell'aria, soprattutto in condizioni di ristagno atmosferico. Queste manifestazioni, tuttavia, nel Piano di azione regionale per la gestione degli episodi acuti di inquinamento atmosferico sono consentite in deroga.
Per aiutare i Comuni e le associazioni che intendono condurre questa pratica in modo più ecologico e meno impattante sull'ambiente l'ARPA ha predisposto un breve vademecum con indicazioni sulle migliori modalità di preparazione, di conduzione e di gestione dei residui della combustione a conclusione del rito. Il documento è disponibile sul sito web dell'ARPA.
ARC/ARPA/pv/fc http://www.regione.fvg.it/rafvg/comunicati/comunicato.act?dir=/rafvg/cms/RAFVG/notiziedallagiunta/&nm=20161230122420002
L'Agenzia ricorda che i fuochi sono molto impattanti sulla qualità dell'aria, soprattutto in condizioni di ristagno atmosferico. Queste manifestazioni, tuttavia, nel Piano di azione regionale per la gestione degli episodi acuti di inquinamento atmosferico sono consentite in deroga.
Per aiutare i Comuni e le associazioni che intendono condurre questa pratica in modo più ecologico e meno impattante sull'ambiente l'ARPA ha predisposto un breve vademecum con indicazioni sulle migliori modalità di preparazione, di conduzione e di gestione dei residui della combustione a conclusione del rito. Il documento è disponibile sul sito web dell'ARPA.
ARC/ARPA/pv/fc http://www.regione.fvg.it/rafvg/comunicati/comunicato.act?dir=/rafvg/cms/RAFVG/notiziedallagiunta/&nm=20161230122420002
i numeri di visualizzazione del blog nel 2016: totale 693.353, media mensile 57779 (minimo 43.293 massimo 85.237), media giornaliera 1.894 (massimo 5.963 27.12.2016), grazie a tutti i lettori
i numeri delle visualizzazioni del 2016. Greenpeace proteggi il cuore dell'artico 14.185, bollette aggressive antitrust multa 13.266, corpo Forestale dello Stato (in 6 giorni) 3.082, Pontinia programma festeggiamenti 2.077. Latina e l'antimafia emerge il ruolo 1.595
| gennaio | 44833 |
| febbraio | 41094 |
| marzo | 43779 |
| aprile | 43293 |
| maggio | 57238 |
| giugno | 55240 |
| luglio | 63521 |
| agosto | 70188 |
| settembre | 51408 |
| ottobre | 64241 |
| novembre | 73281 |
| dicembre | 85237 |
| Totale 2016 | 693353 |
| media mensile | 57779,4166666667 |
| media giornaliera | 1894,4071038251 |
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