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lunedì 2 gennaio 2017
Burundi, ucciso il ministro dell'Ambiente. Arrestata una donna
Il Burundi è attraversato da una violenta crisi dall'aprile del 2015, quando il presidente Pierre Nkurunziza ha iniziato il suo terzo mandato andando contro la Costituzione
Il ministro dell'Ambiente del Burundi è stato ucciso a colpi di pistola, nella capitale Bujumbura. Lo rende noto la polizia locale.
Secondo quanto scrive in un tweet il portavoce di polizia Pierre Nkurikiye, Emmanuel Niyonkuru è stato ucciso mentre si recava nella sua abitazione nel quartiere di Rohero verso 00:45 ora locale e una donna che stava con lui è stata arrestata nell'ambito delle indagini. Il Burundi è attraversato da una violenta crisi dall'aprile del 2015, quando il presidente Pierre Nkurunziza ha iniziato il suo terzo mandato andando contro la Costituzione e violando gli accordi che avevano messo fine nel 2005 ad una lunga guerra civile. A un anno dall'inizio di quella crisi, oltre 260.000 persone sono fuggite dagli scontri che, nonostante l'avvio di colloqui di pace, sono proseguiti. Le Nazioni Unite hanno annunciato di aver accertato centinaia casi di torture inflitte dalle forze di polizia e dall'esercito burundesi nei confronti degli oppositori del regime di Bujumbura. http://www.repubblica.it/esteri/2017/01/01/news/burundi_ucciso_il_ministro_dell_ambiente_arrestata_una_donna-155208395/?ref=HREC1-20
Il ministro dell'Ambiente del Burundi è stato ucciso a colpi di pistola, nella capitale Bujumbura. Lo rende noto la polizia locale.
Secondo quanto scrive in un tweet il portavoce di polizia Pierre Nkurikiye, Emmanuel Niyonkuru è stato ucciso mentre si recava nella sua abitazione nel quartiere di Rohero verso 00:45 ora locale e una donna che stava con lui è stata arrestata nell'ambito delle indagini. Il Burundi è attraversato da una violenta crisi dall'aprile del 2015, quando il presidente Pierre Nkurunziza ha iniziato il suo terzo mandato andando contro la Costituzione e violando gli accordi che avevano messo fine nel 2005 ad una lunga guerra civile. A un anno dall'inizio di quella crisi, oltre 260.000 persone sono fuggite dagli scontri che, nonostante l'avvio di colloqui di pace, sono proseguiti. Le Nazioni Unite hanno annunciato di aver accertato centinaia casi di torture inflitte dalle forze di polizia e dall'esercito burundesi nei confronti degli oppositori del regime di Bujumbura. http://www.repubblica.it/esteri/2017/01/01/news/burundi_ucciso_il_ministro_dell_ambiente_arrestata_una_donna-155208395/?ref=HREC1-20
addio al Corpo Forestale dello stato ammaina bandiera a Sabaudia
il messaggero di Latina 2 gennaio 2017 rassegna stampa Lazio tv
il film dell'anno 2016: Latina espugnata trionfo Lbc - L'inchiesta olimpia gli arresti poi il flop - Il finale più tragico ennesimo incidente mortale sulla SS7 Appia - acqualatina muore il presidente Addessi

https://www.facebook.com/www.ilgiornaledilatina.org/photos/pb.602561603154481.-2207520000.1483341071./1172478232829479/?type=3&theater
Ventotene indovinate chi paga l'incontro che a tutti è sembrato solo propaganda (inutile)? Vertice tra Renzi, Hollande e Merkel: alla fine paga il Comune
E alla fine ha dovuto pagare il Comune. Spenti i riflettori sul vertice trilaterale Italia-Francia-Germania, svoltosi il 22 agosto scorso a Ventotene, finita al centro della scena mondiale per l’incontro tra l’allora presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi, il presidente francese Francois Hollande e la cancelliera tedesca Angela Merkel, a far fronte alle spese necessarie per accogliere i tre “big” è ora l’ente locale, già alle prese con un bilancio disastrato. Gli appelli fatti dal Comune agli enti superiori, Regione in primis, sono caduti nel vuoto. La commissaria prefettizia Maria Laura Mammetti, ha così ora disposto il pagamento di 18.300 euro a favore di una ditta di Ventotene e una di Sabaudia, necessari per i lavori compiuti di pulizia dell’isolotto di Santo Stefano, di realizzazione di una scala e di una passerella in legno nel cimitero locale, della sistemazione dello stesso cimitero del noleggio dei bagni chimici. http://www.h24notizie.com/2017/01/vertice-renzi-hollande-merkel-alla-fine-paga-comune/
feriti in piazza prima del brindisi. Ennesimo incidente mortale sulla SS7 Appia nel comune di Cisterna muore una donna di Sezze. A San Silvestro rapina colpo grosso da Todis. Minturno nascondeva botti illegali il sequestro. Latina incendio nella finanziaria fiamme e apura. Morto Addessi il presidente di acqualatina
http://www.latinaoggi.eu/userUpload/0201_LT_01_1_258be18e31c8188555c2ff05b4d542c3.jpg
domenica 1 gennaio 2017
Latina e provincia i dati ufficiali sulla raccolta differenziata dei rifiuti nel 2015
Latina
ANNO 2015 Tipologia RifiutoQuantità Raccolta (kg)Totale RUI 46.059.930,00 Totale RUD20.047.315,00
Totale 66.107.245,00
Pontinia
Tipologia Rifiuto Quantità Raccolta (kg)
Totale RUI 5.609.640,00
Totale RUD 1.830.880,00
Totale
7.440.520,00
ANNO 2015 Tipologia RifiutoQuantità Raccolta (kg)Totale RUI 46.059.930,00 Totale RUD20.047.315,00
Totale 66.107.245,00
Pontinia
Tipologia Rifiuto Quantità Raccolta (kg)
Totale RUI 5.609.640,00
Totale RUD 1.830.880,00
Totale
7.440.520,00
Rifiuti, sulla differenziata siamo meglio di Francia e Uk. Ma delude il mancato calo della spazzatura prodotta
Il 2016 della "monnezza" raccontato attraverso i dati Ispra. Nella Ue meglio di noi solo Germania, Svezia e Belgio. Smentito il legame tra quantità di spazzatura e ricchezza, cavallo di battaglia di chi promuove la politica dei nuovi inceneritori. Basta guardare i dati locali: Treviso la città (e provincia) più virtuosa, Palermo all'ultimo posto. Ma resta il problema della quantità: rispetto al 2015 abbiamo buttato via solo un kilo di roba in meno a testa L’Italia potrebbe toccare nel 2016 il 50% di raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani, o almeno sfiorare tale quota simbolica. I dati arrivano a rilento e vengono vagliati e rielaborati con lenta meticolosità dall’Ispra che solo in questi giorni ha pubblicato i consuntivi del 2015. Dai quali emerge che “nel 2015, la percentuale di raccolta differenziata raggiunge il 47,5% della produzione nazionale, facendo rilevare una crescita di + 2,3 punti rispetto al 2014 (45,2%).” E’ un dato ancora abbondantemente al di sotto del 65% previsto dalla direttiva europea, ma comunque del tutto rispettabile a livello europeo dove solo Germania, Svezia e Belgio fanno nettamente meglio, mentre anche Francia e Gran Bretagna, per non parlare della Spagna, sono ancora indietro nel cammino verso la “economia circolare”.
Ma andiamo con ordine, cominciando da un dato che solo per i più preparati addetti ai lavori è ovvio: il leggerissimo, millimetrico calo della produzione complessiva dei rifiuti solidi urbani. Nel 2015 abbiamo prodotto complessivamente 29 milioni e mezzo di tonnellate di rifiuti, con una media di circa 487 kilogrammi pro/capite. Il calo della produzione complessiva è stato dello 0,4% ma in realtà, secondo le statistiche incrociate utilizzate da Ispra, c’è stato anche un calo della popolazione residente e quindi i rifiuti sono scesi solo dello 0,2% procapite. In pratica un kilo in meno a testa.
Le differenze notevoli di produzione procapite per regione o per area geografica dipendono da vari fattori, per esempio dalla quantità di turisti, che fa sballare le proporzioni con la popolazione residente, o dalla tipologia di rifiuti che dal circuito del commercio e dell’artigianato confluisce o meno nei rifiuti solidi urbani. In Emilia si calcola che la produzione media per abitante/anno sia superiore ai 600 kili, in varie zone del Sud è sotto i 400. Ma non necessariamente a maggiore sviluppo corrispondono più rifiuti e viceversa. Il “disaccoppiamento” tra produzione di rifiuti e trend degli indicatori socioeconomici è l’obiettivo principale del Programma nazionale di prevenzione dei Rifiuti varato nel 2013 dal Governo e sconosciuto ai più, anche se dovrebbe essere oggetto di educazione civica generalizzata. Ad attirare lo sguardo degli ambientalisti sono i risultati della provincia di Treviso, non certo una delle più povere province italiane, ma una di quelle, tra Enna e Ogliastra, con più bassa produzione procapite di rifiuti. I kili nel Trevigiano tra il 2014 e il 2015 sono passati da 361 a 351 a testa (e contemporaneamente la differenziata è balzata all’84%, uno dei migliori risultati al mondo).
Tornando ai dati nazionali hanno deluso, con il modesto calo dello 0,2 procapite, chi si aspettava una riduzione significativa dovuta o a politiche antispreco o semplicemente alla congiuntura economica. Secondo Ispra – che è venuta dopo Istat e altre rilevazioni – non c’è da stupirsi, anzi ci si poteva persino aspettare un piccolo aumento. “Infatti, a fronte del calo di produzione degli Ru (rifiuti urbani), si osserva un aumento sia del prodotto interno lordo (+1,4% a valori correnti e +0,7% a valori concatenati), sia delle spese per consumi finali sul territorio economico delle famiglie residenti e non residenti (+1,6 a valori correnti e +1,7% a valori concatenati.)” dice il rapporto. Ecco che guardando i rifiuti finalmente sciogliamo i dubbi su come realmente sono andate le cose l’anno scorso? Dal canto loro gli attivisti di Rete Rifiuti Zero fanno notare che comunque sono ormai stabilmente smentite le previsioni di chi ipotizzava una crescita costante e quasi metafisica dei rifiuti. In base a quelle previsioni si mettevano in cantiere sempre nuovi impianti di incenerimento ai quali si farebbe meglio a rinunciare per sempre.
Per quanto riguarda le raccolte differenziate in Italia sono arrivate al 58,6% per le regioni settentrionali, al 43,8% per quelle del Centro e al 33,6% per le regioni del Mezzogiorno. Alla regione Veneto va la palma della raccolta differenziata nel 2015 grazie al 68,8%, seguita dal Trentino-Alto Adige con il 67,4%. Entrambe le regioni sono già dal 2014 al di sopra dell’obiettivo del 65% fissato dalla normativa per il 2012. Seguono, tra le regioni più virtuose, il Friuli-Venezia Giulia (62,9%), seguita da Lombardia, Marche, Emilia-Romagna, Sardegna e Piemonte, queste ultime cinque con tassi superiori al 55%. Tra 45% e 50% si collocano Abruzzo, Umbria, Campania, Valle d’Aosta e Toscana. Liguria e Lazio sono di poco al di sopra del 35%, mentre superano il 30% la Basilicata e la Puglia. La Calabria è la regione che fa segnare la maggiore crescita della percentuale di raccolta differenziata, +6 punti rispetto al 2014, anche se il 25% la colloca ancora al penultimo posto tra le regioni, seguita solo dalla Sicilia (12,8%). Sfiorano i 5 punti di crescita Valle d’Aosta e Lazio.
Quanto alle province, i livelli più elevati di raccolta differenziata si rilevano, analogamente ai precedenti anni, per Treviso, che nel 2015 si attesta all’84,1%. Prossimo all’80% è il tasso della provincia di Mantova (79,9%) e pari al 78,4% quello di Pordenone. Al di sopra del 70% si collocano anche Belluno, Trento, Macerata, Parma e Vicenza. Le peggiori province italiane per la raccolta differenziata sono, invece, tutte in Sicilia: con valori inferiori o di poco superiori al 10%: Palermo (7,8%) Siracusa (7,9%), Messina (10,1%) e Enna (10,8%).
La tipologia di rifiuto che si raccoglie di più è sicuramente quella organica (umido e verde), che da sola rappresenta il 43,3% della raccolta differenziata in Italia. L’ ‘umido’ continua nel trend di crescita degli ultimi 5 anni: nel 2015 ha superato i 6 milioni di tonnellate ed è aumentato del 6,1% rispetto al 2014. A livello nazionale ogni abitante raccoglie in media oltre 100 kg di frazione organica a testa. Seconda tipologia più raccolta in modo differenziato è la carta e il cartone (22,5% del totale), con una leggera contrazione rispetto al 2014, – 0,1%. Dopo frazione umida e carta, è il vetro la terza tipologia di rifiuti più differenziata: pari a 1,7 milioni di tonnellate, va su del 3,3% rispetto al 2014. Seguono poi plastica (1,2 milioni di tonnellate), legno (695mila tonnellate), metallo (260mila tonnellate) e rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche Raee (223mila tonnellate). Per quest’ultima frazione, dopo l’andamento in calo rilevato tra il 2010 e il 2013, si rileva una crescita del +2,1% tra il 2013 e il 2014 del +4,3% nell’ultimo anno.
Infine un cenno alle grandi città dove il successo di Milano è superato da quello di Venezia e dove Roma sta cercando di superare Torino, ferma da anni poco sopra il 41% L'analisi di Paolo Hutter http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/01/01/rifiuti-sulla-differenziata-siamo-meglio-di-francia-e-uk-ma-delude-il-mancato-calo-della-spazzatura-prodotta/3290126/
Befana FUOCHI EPIFANICI: ARPA FVG, RISPETTO TRADIZIONI E AMBIENTE
Trieste, 30 dicembre - Una corretta gestione dei fuochi epifanici è indispensabile per minimizzare gli effetti sulla salute e sull'ambiente, oltre che per rispettare un'antica tradizione dalla forte valenza simbolica e di aggregazione sociale, molto radicata in regione. È questo il contenuto di una nota diffusa dall'Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente del Friuli Venezia Giulia (ARPA FVG) in vista dei prossimi riti epifanici.
L'Agenzia ricorda che i fuochi sono molto impattanti sulla qualità dell'aria, soprattutto in condizioni di ristagno atmosferico. Queste manifestazioni, tuttavia, nel Piano di azione regionale per la gestione degli episodi acuti di inquinamento atmosferico sono consentite in deroga.
Per aiutare i Comuni e le associazioni che intendono condurre questa pratica in modo più ecologico e meno impattante sull'ambiente l'ARPA ha predisposto un breve vademecum con indicazioni sulle migliori modalità di preparazione, di conduzione e di gestione dei residui della combustione a conclusione del rito. Il documento è disponibile sul sito web dell'ARPA.
ARC/ARPA/pv/fc http://www.regione.fvg.it/rafvg/comunicati/comunicato.act?dir=/rafvg/cms/RAFVG/notiziedallagiunta/&nm=20161230122420002
L'Agenzia ricorda che i fuochi sono molto impattanti sulla qualità dell'aria, soprattutto in condizioni di ristagno atmosferico. Queste manifestazioni, tuttavia, nel Piano di azione regionale per la gestione degli episodi acuti di inquinamento atmosferico sono consentite in deroga.
Per aiutare i Comuni e le associazioni che intendono condurre questa pratica in modo più ecologico e meno impattante sull'ambiente l'ARPA ha predisposto un breve vademecum con indicazioni sulle migliori modalità di preparazione, di conduzione e di gestione dei residui della combustione a conclusione del rito. Il documento è disponibile sul sito web dell'ARPA.
ARC/ARPA/pv/fc http://www.regione.fvg.it/rafvg/comunicati/comunicato.act?dir=/rafvg/cms/RAFVG/notiziedallagiunta/&nm=20161230122420002
i numeri di visualizzazione del blog nel 2016: totale 693.353, media mensile 57779 (minimo 43.293 massimo 85.237), media giornaliera 1.894 (massimo 5.963 27.12.2016), grazie a tutti i lettori
i numeri delle visualizzazioni del 2016. Greenpeace proteggi il cuore dell'artico 14.185, bollette aggressive antitrust multa 13.266, corpo Forestale dello Stato (in 6 giorni) 3.082, Pontinia programma festeggiamenti 2.077. Latina e l'antimafia emerge il ruolo 1.595
| gennaio | 44833 |
| febbraio | 41094 |
| marzo | 43779 |
| aprile | 43293 |
| maggio | 57238 |
| giugno | 55240 |
| luglio | 63521 |
| agosto | 70188 |
| settembre | 51408 |
| ottobre | 64241 |
| novembre | 73281 |
| dicembre | 85237 |
| Totale 2016 | 693353 |
| media mensile | 57779,4166666667 |
| media giornaliera | 1894,4071038251 |
sabato 31 dicembre 2016
anche a Priverno L'ultimo giorno del Corpo Forestale dello stato
Le riflessioni di un Assistente capo che passerà ai carabinieri
Ventidue anni, un mese e 23 giorni di servizio nel Corpo forestale dello Stato. Questo il curriculum dell’assistente capo Roberto Paniccia. «Ebbene - ci dichiara con un pizzico di commozione - oggi è l’ultimo giorno di lavoro in divisa grigio/verde». Era il 7 novembre del 1994 quando Roberto entrò a far parte di questo speciale Corpo. Dopo nove anni e mezzo in Toscana, fu trasferito al Comando provinciale di Frosinone. Da lì applicato alla sezione di Polizia giudiziaria della Procura della Repubblica di Frosinone per 7 anni e, successivamente, al Comando provinciale di Latina, nel Nucleo investigativo. Un bel percorso, non c’è che dire, portato avanti con dedizione tra gioie, dolori e grandi soddisfazioni, come sottolinea Roberto che, ora, pensa ai tanti colleghi che andranno nei vigili del fuoco, nella Guardia di finanza, nella polizia di Stato, nella pubblica amministrazione o, in mobilità, come lui e altri, nell’Arma dei carabinieri. Pur nel rammarico, Roberto nutre la speranza «di poter continuare il percorso e gli obiettivi prefissati anche all’interno dell’Arma, a tutela e salvaguardia dell’ambiente e della natura». Passando da assistente capo nel Corpo forestale dello Stato ad appuntato scelto nell’Arma dei carabinieri. A prescindere da quelle che saranno le mansioni ufficiali cui Roberto sarà adibito, indubbiamente rimane il rammarico della cancellazione di un Corpo che, nell’accezione popolare aveva un preciso segno.
A Roberto non rimane che passare alla nuova destinazione con lo stesso impegno finora messo in campo. http://www.latinaoggi.eu/news/priverno/34287/l-ultimo-giorno-della-forestale.html
malasanità per mala amministrazioni con il governo (nazionale e regionale) del pd: Mancano le barelle, ambulanze bloccate anche a Terracina
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Mancano le barelle, ambulanze bloccate
Terracina
31/12/2016 - 09:41
Soliti disagi al "Fiorini", il caso al pronto soccorso
La storia si ripete. All’ospedale “Fiorini” di Terracina sembra non esserci soluzione per l’ormai cronico problema della carenza di barelle e lettighe. Eppure basterebbe investire il necessario all’acquisto delle attrezzature per superare il problema ed evitare disagi che possono diventare anche molto seri. Situazioni non nuove, si diceva. Succede infatti spesso che per mancanza di barelle le ambulanze che arrivano al pronto soccorso devono lasciare il paziente trasportato in ospedale sulla lettiga del veicolo del 118. La normativa dice che quando le ambulanze arrivano al pronto soccorso, il paziente deve essere lasciato in consegna al personale medico su una apposita lettiga. Il problema si presenta quando le barelle sono terminate, vuoi perché si registra un’alta concentrazione di accessi al pronto soccorso, vuoi perché c’è una carenza cronica di attrezzature. Comunque sia, quando le lettighe mancano le ambulanze sono obbligate a restare in ospedale e attendere che si liberino le barelle per riprendere la propria e rimettersi in moto, pronte a intervenire in caso di nuove emergenze. Mercoledì al pronto soccorso del “Fiorini” si sono trovate contemporaneamente ambulanze da Terracina, Sonnino, Pontinia e Fondi. Tutti gli equipaggi sono rimasti bloccati per diverso tempo prima di poter riprendere la strada alla spicciolata. La questione è grave perché, con l’ambulanza “ostaggio” del pronto soccorso, in caso di emergenza la centrale operativa si trova costretta ad attivare un altro equipaggio che potrebbe trovarsi anche a diversi chilometri di distanza dal luogo in cui è richiesto l’intervento del mezzo di soccorso. http://www.latinaoggi.eu/news/terracina/34279/mancano-le-barelle--ambulanze-bloccate.html
WWF Capodanno, senza botti e' meglio
Notizie pubblicate su 29 December 2016
Abbandonare l’uso di petardi e fuochi artificiali a Capodanno per il WWF sarebbe un bel segno di civiltà e di rispetto per gli animali, l’ambiente e la nostra incolumità visto che i tradizionali botti sono spesso causa di morte, ferimenti e traumi per animali domestici e selvatici.Ad esempio, molti non sanno che la quantità di veleni diffusi nell’aria dall’esplosione di fuochi è particolarmente nociva, con valori non trascurabili di potassio, stronzio, bario, magnesio, alluminio, zolfo, titanio, manganese, rame, cromo e piombo. Alcuni studi provano come la notte di capodanno si registri un inquinamento dell’aria, con particolare riferimento alle polveri sottili, superiore a quello dell’attività di un anno di numerosi inceneritori! Il danno è amplificato proprio dalla simultaneità dell’evento, quando l’intero territorio è “bersagliato” da esplosioni pirotecniche. Ci sono tradizioni che è giusto conservare, altre sulle quali è preferibile far cadere l’oblio.
Gli effetti sulla fauna sono particolarmente pesanti e poco noti: si stima che ogni anno in Italia almeno 5000 animali muoiano a causa dei botti di fine anno. Di questi circa l’80% sono animali selvatici, soprattutto uccelli, tra i quali non mancano casi di rapaci, che spaventati perdono il senso dell’orientamento ed effettuano una fuga istintiva rischiando di colpire un ostacolo a causa della scarsa visibilità. Altri abbandonano il loro dormitorio invernale (alberi, siepi e tetti delle case), vagano al buio anche per chilometri e non trovando altro rifugio muoiono per il freddo a causa dell’improvviso dispendio energetico a cui sono costretti in una stagione caratterizzata dalla scarsità di cibo che ne riduce l’autonomia.
A ciò va aggiunto anche lo stress indotto dai botti, anch’esso causa di morte frequente. Nei gatti, e soprattutto nei cani, un botto crea stress e spavento da indurli a fuggire dai propri giardini e recinti, per scappare dal rumore a loro insopportabile, finendo spesso vittime del traffico o di ostacoli non visibili al buio.
L’effetto nefasto sugli animali è dovuto in particolare alla soglia uditiva infinitamente più sviluppata e sensibile negli animali rispetto a quella umana. L’uomo ha un udito con una percezione compresa tra le frequenze denominate infrasuoni, intorno ai 15 hertz, e quelle denominate ultrasuoni, sopra i 15.000 hertz. Cani e gatti, invece, hanno facoltà uditive di gran lunga superiori: il cane fino a circa 60.000 hertz mentre il gatto fino a 70.000 hertz. Negli animali degli allevamenti come mucche, cavalli e conigli, le conseguenze delle esplosioni possono provocare nelle femmine gravide addirittura l’aborto da trauma da spavento.
CAPODANNO ‘LIGHT’ CON LE LANTERNE
Per non rinunciare alla spettacolarità si possono sostituire i botti con delle più poetiche e pacifiche lanterne a cui affidare i propri desideri e gli auspici per l’anno che sta per cominciare e, magari, devolviamo in beneficienza e alle associazioni i soldi risparmiati. L’ultimo giorno dell’anno potrà di sicuro essere rallegrato da spettacoli dal vivo e buona musica, anche senza botti
Non utilizzare i botti sarà un segno di civiltà e sensibilità anche nei confronti di tutti gli operatori, in particolar modo i Vigili del Fuoco, che il primo dell’anno sono costretti a intervenire per soccorrere animali rifugiatisi in luoghi impervi e per i gravi incidenti provocati alle stesse persone. Non va dimenticato che le Forze dell’Ordine possono applicare nei confronti di tutti l’articolo 703 del codice penale secondo il quale “Chiunque, senza la licenza dell’Autorità, in un luogo abitato o nelle sue adiacenze, o lungo una pubblica via o in direzione di essa (...) accende fuochi d’artificio, o lancia razzi (…), o in genere, fa accensioni o esplosioni pericolose, è punito con l’ammenda fino a euro 103, se il fatto è commesso in un luogo ove sia adunanza o concorso di persone, la pena è dell’arresto fino a un mese.”
Per fortuna sempre più sindaci cercano di contrastare i botti di capodanno con apposite ordinanze che bandiscono questa pericolosa usanza per privilegiare la sicurezza della città e dare un chiaro segnale di attenzione verso il mondo degli animali. Ad esempio, quest’anno in provincia di Napoli, è partita, da San Giorgio a Cremano la campagna contro l’uso illegale di botti pericolosi, con un’attenzione particolare agli animali a quattro zampe: dal 19 dicembre 2016 all’11 gennaio 2017, secondo quanto prevede un’ordinanza del sindaco, è proibita l’esplosione in luogo pubblico, su tutto il territorio, di prodotti pirotecnici pericolosi con lo slogan: ‘A Capodanno accendi il tuo cuore, non spegnere la tua vita’.
Anche il Sindaco di Casandrino è contro i botti: ‘Siamo nella terra dei fuochi - ha dichiarato - che nel periodo di dicembre diventa terra di fuochi d’artifici’. In alcune città, come Cortina d’Ampezzo, i fuochi d’artificio sono proibiti non solo per capodanno ma per le ricorrenze e le festività durante tutto l'arco dell'anno. http://www.wwf.it/news/notizie/?27240
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