tratto da https://www.greenpeace.org/italy/storia/31808/caldo-estremo-lestate-2026-ha-portato-le-citta-italiane-oltre-i-40c/
Il caldo estremo non è più un fenomeno eccezionale nelle città italiane: quest’estate in tutti i capoluoghi di Regione la media delle temperature superficiali massime ha superato i 40°C.
A dircelo sono i dati forniti dai ricercatori ISTAT Stefano Tersigni e Alessandro Cimbelli, che hanno preso in considerazione le temperature rilevate via satellite sulle superfici urbane: tetti, strade, piazze, aree verdi e altri elementi che compongono il tessuto delle nostre città.
Dati – questi – che restituiscono la fotografia di un Paese sempre più rovente e di città chiamate a fare i conti con un caldo che non è più un’eccezione, ma una realtà sempre più difficile da ignorare. Roma sfiora i 47°C, Trento resta appena sopra i 40°C
A registrare la temperatura superficiale massima media più elevata è stata Roma, con 46,9°C. Seguono Torino e Firenze.
All’estremo opposto si trova Trento, che con 40,1°C è stato l’unico capoluogo a rimanere di poco al di sopra della soglia dei 40°C.
Ma è il confronto con gli anni precedenti che restituisce un quadro ancora più significativo. Nell’estate 2025 erano stati dieci su venti i capoluoghi di Regione in cui la media delle temperature superficiali massime aveva superato i 40°C. Nel 2026 la soglia è stata oltrepassata in tutti i capoluoghi.
Roma, Torino e Perugia hanno inoltre registrato i maggiori incrementi della temperatura media superficiale rispetto ai periodi di riferimento considerati. Nel caso della capitale, nel 2026 l’aumento raggiunge +3,9°C rispetto al periodo 2014-2019 e +2,2°C rispetto al periodo 2020-2025.https://www.greenpeace.org/.../caldo-estremo-lestate.../....
Dietro questi numeri ci sono le persone che vivono quotidianamente nelle aree urbane più calde.
Circa 9 milioni di persone risiedono in aree in cui la media delle temperature superficiali massime ha superato i 40°C. Si tratta del 28% in più rispetto alla media del periodo 2014-2019 e del 10% in più rispetto al periodo 2020-2025.
Tra le persone maggiormente esposte ci sono circa 320 mila bambini sotto i cinque anni e 1,2 milioni di persone con più di 74 anni, due fasce della popolazione particolarmente vulnerabili alle conseguenze delle temperature elevate.
Sono loro a pagare il prezzo più alto, insieme a chi vive in abitazioni poco isolate o non può permettersi di raffrescarle; senza contare i lavoratori, spesso esposti a temperature così alte da mettere a rischio la loro salute.
Ma il caldo estremo è problema che colpisce anche fuori dall’Italia: una prima ricognizione pubblicata ad agosto dal quotidiano britannico The Guardian ha stimato almeno 35 mila morti in eccesso in Europa durante le ondate di calore dell’estate. Una stima preliminare e potenzialmente sottodimensionata, perché in diversi Paesi la rilevazione della mortalità estiva non è ancora stata completata, ma che la dice lunga sulle conseguenze del caldo torrido. L’effetto delle isole di calore urbane
A rendere ancora più intenso il caldo nelle città contribuisce il fenomeno delle isole di calore urbane.
Asfalto, cemento ed edifici assorbono e trattengono il calore, facendo sì che le temperature nelle aree urbanizzate siano molto più elevate rispetto alle zone rurali circostanti.
Per rendere l’idea, nell’estate 2026 la differenza media tra aree urbane ed extraurbane ha superato i 15°C a Torino. A Firenze ha raggiunto +14,8°C, mentre a Roma si è attestata a +14,2°C.
Trento rappresenta un’eccezione: è stato l’unico capoluogo a registrare un’intensità negativa dell’isola di calore, pari a -1,0°C.
Questi dati mostrano un aspetto importante: ovvero quanto la progettazione delle città – dalla quantità di superfici impermeabilizzate alla presenza di vegetazione – possa influire sulle temperature che si raggiungono durante le ondate di calore.
Facciamo pagare i colpevoli della crisi climatica
Di fronte a temperature sempre più elevate, la risposta non può riguardare soltanto la gestione delle emergenze durante le ondate di calore.
Aumentare il verde urbano, ridurre le superfici che accumulano calore, migliorare l’isolamento degli edifici e rendere più accessibili gli spazi freschi sono alcune delle strategie che possono contribuire a ridurre l’esposizione alle alte temperature. Ma questo, da solo, non basta.
Dobbiamo intervenire al più presto sulla riduzione delle emissioni climalteranti e accelerare la transizione energetica: il governo deve tassare i profitti del settore fossile, principale responsabile del riscaldamento globale, e usare queste risorse per finanziare la transizione verso un sistema energetico 100% rinnovabile e per riparare le perdite e i danni causati dalla crisi climatica.
L’estate 2026 ci ha consegnato dei dati difficili da ignorare: il caldo estremo sta diventando una componente sempre più rilevante della nostra vita. E con milioni di persone sempre più esposte, non è più tempo delle parole ma dei fatti: chi è responsabile della crisi climatica che sta rovinando il pianeta deve pagare e contribuire a finanziare le soluzioni necessarie a proteggere le persone!
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