tratto da https://www.wwf.it/pandanews/societa/economia/ue-il-91-delle-aziende-considera-la-transizione-verde-un-motore-di-competitivita/
dall'articolo del WWF: "L’idea che l’Unione europea debba indebolire le norme ambientali per restare competitiva non trova riscontro tra le imprese europee. È quanto emerge dalla nuova indagine “Beyond Uncertainty”, realizzata da GlobeScan e commissionata dal WWF, che raccoglie le opinioni di 350 dirigenti d’impresa operanti in diversi settori dell’economia europea.
Al contrario, 9 dirigenti aziendali su 10 (91%) ritengono che la transizione verde rafforzi la competitività dell’Unione europea nel lungo periodo. Inoltre, oltre la metà degli intervistati (55%) afferma che i recenti sforzi dell’UE per la “semplificazione” normativa hanno avuto un impatto negativo o misto sulla propria attività.
Una distanza tra l’UE e le richieste delle imprese
I risultati evidenziano una netta distanza tra la spinta attuale dell’Unione europea ad allentare le normative ambientali e di sostenibilità e ciò che le aziende dichiarano di aver bisogno per competere maggiormente.
Per i leader aziendali intervistati, dare continuità alla transizione verde europea rappresenta una priorità economica: significa ridurre l’esposizione ai rischi climatici e a quelli generati dalla perdita di biodiversità, rafforzare la sicurezza energetica e dell’approvvigionamento delle risorse e garantire maggiore stabilità dei costi.
L’estate appena trascorsa è stata un doloroso promemoria del fatto che l’Europa sta già pagando il prezzo della crisi climatica, con enormi costi economici. Eppure la risposta dell’Unione europea è ridurre e indebolire le norme di tutela ambientale. Le imprese ci stanno dicendo chiaramente che indebolire le politiche di sostenibilità renderà l’Europa meno competitiva”, dichiara Ester Asin, Direttrice dell’Ufficio europeo del WWF.
I costi economici dell’inazione climatica si fanno già sentire
I costi economici dell’inazione climatica stanno già colpendo l’Europa. Il caldo estremo registrato quest’estate potrebbe ridurre il PIL dell’UE di circa l’1% nel 2026 a causa dei danni economici provocati.
Allo stesso tempo, la Commissione europea stima che il costo derivante dalla mancata attuazione delle attuali normative ambientali dell’Unione europea ammonti a circa 180 miliardi di euro all’anno, una cifra dieci volte superiore ai 17 miliardi di euro di risparmi amministrativi annuali che, sempre secondo la Commissione, sarebbero stati ottenuti finora attraverso gli interventi di semplificazione.
L’indagine rileva inoltre che i recenti tentativi di riaprire e rivedere la legislazione ambientale europea stanno generando incertezza per molte aziende: solo il 29% dei dirigenti aziendali afferma infatti di aver riscontrato effetti positivi derivanti dalle recenti iniziative dell’UE volte a semplificare le norme.
Tra coloro che riportano impatti negativi o misti, la conseguenza più citata è la maggiore incertezza sulla futura direzione delle politiche europee (57%), insieme agli investimenti già sostenuti per adeguarsi alla normativa europea e resi parzialmente inutili dalle successive modifiche normative.
Alla domanda su quali dovrebbero essere le priorità dell’UE per rafforzare la competitività, le imprese collocano al primo posto politiche e normative prevedibili e coerenti (43%), davanti agli investimenti pubblici e agli incentivi (31%) e all’energia pulita a prezzi accessibili (29%).
“I leader aziendali non chiedono ai decisori politici europei di scegliere tra sostenibilità e competitività, ed è arrivato il momento di abbandonare questa contrapposizione fuorviante. Chiedono invece regole europee ambiziose e stabili che diano alle imprese la fiducia necessaria per investire e innovare. Il vero costo economico deriva dal ritardare la transizione verde e dal creare incertezza sulla sua direzione” conclude Ester Asin. "
Vedi meno

Nessun commento:
Posta un commento