tratto da https://ambientenonsolo.com/dissesto-idrogeologico-la-corte-dei-conti-molte-risorse-ma-troppo-poche-opere-concluse/
dall'articolo di Marco Talluri: "Quando l’emergenza sostituisce la prevenzione
È probabilmente questo uno dei passaggi politicamente più rilevanti del referto.
La Corte descrive un sistema nel quale il susseguirsi delle emergenze tende a interrompere continuamente il normale ciclo della programmazione. L’urgenza finisce così per sostituire la pianificazione e le calamità diventano uno dei principali fattori attraverso i quali vengono riallocate le risorse.
Si determina quindi un circolo difficile da spezzare: si investe dopo gli eventi mentre si fatica a costruire una politica ordinaria e continuativa di prevenzione.
Ed è proprio la prevenzione che dovrebbe rappresentare il cuore della politica contro il dissesto: manutenzione del territorio e dei corsi d’acqua, consolidamento dei versanti, riduzione dell’esposizione, rinaturalizzazione, infrastrutture verdi e blu, pianificazione urbanistica coerente con le mappe del rischio e adattamento ai cambiamenti climatici.
Il problema della capacità amministrativa
La Corte individua inoltre una debolezza che accomuna molte politiche pubbliche territoriali: la capacità tecnica degli enti attuatori.
La carenza di personale qualificato e di competenze progettuali incide sulla qualità dei progetti, sulla possibilità di renderli rapidamente cantierabili e quindi sulla capacità di spendere le risorse nei tempi previsti.
La presenza di finanziamenti, da sola, non garantisce dunque la sicurezza del territorio. Servono amministrazioni capaci di progettare, affidare, dirigere e monitorare gli interventi.
È particolarmente significativo che molte opere siano localizzate proprio nei Comuni di minori dimensioni, che spesso dispongono delle strutture tecniche più ridotte.
Dalla quantità dei finanziamenti alla qualità della prevenzione
Nelle conclusioni la Corte sposta definitivamente l’attenzione dalla quantità delle risorse al funzionamento complessivo del sistema. Le difficoltà non derivano esclusivamente da quanto viene stanziato, ma dal divario tra programmazione, realizzazione degli interventi e capacità di trasformare tempestivamente i finanziamenti in opere concluse.
Le priorità indicate sono quindi il rafforzamento del coordinamento istituzionale, la semplificazione dei processi decisionali, il potenziamento delle competenze tecniche delle amministrazioni territoriali e una maggiore interoperabilità delle banche dati.
Un progresso importante è stato compiuto sul piano della conoscenza. I dati ISPRA e ReNDiS permettono ormai di mettere insieme pericolosità territoriale ed esposizione di popolazione, edifici, imprese e beni culturali. Questa conoscenza dovrebbe però diventare sempre più direttamente il criterio con cui decidere quali interventi finanziare per primi e dove realizzarli.
Il messaggio che emerge dalle 276 pagine del referto può quindi essere sintetizzato in una questione molto concreta: l’Italia non può continuare a misurare la politica contro il dissesto attraverso i miliardi stanziati. Deve misurarla attraverso la riduzione effettiva del rischio.
Con un territorio nel quale frane e alluvioni interessano contemporaneamente più della metà dei Comuni e con eventi estremi destinati a mettere ulteriormente sotto pressione territori e infrastrutture, la distanza fra finanziamento e cantiere non rappresenta soltanto un problema di efficienza della pubblica amministrazione. È una questione di sicurezza delle persone, resilienza delle comunità e capacità di adattamento del Paese.
Fonte: Corte dei conti, Sezione delle autonomie, “Referto sulla gestione territoriale della prevenzione, mitigazione e contrasto del dissesto idrogeologico”, deliberazione n. 14/SEZAUT/2026/FRG, luglio 2026."
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