tratto da https://ambientenonsolo.com/luciano-di-tizio-wwf-italia-clima-e-biodiversita-sono-la-stessa-sfida/
Luciano Di Tizio (WWF Italia): «Clima e biodiversità sono la stessa sfida»

Prosegue la serie di interviste di Ambientenonsolo in vista delle prossime elezioni politiche, pensata per raccogliere analisi, priorità e proposte da portare nel confronto sui futuri programmi di governo.

Questa volta abbiamo intervistato Luciano Di Tizio *, presidente del WWF Italia, che nelle sue risposte mette al centro il legame tra crisi climatica e perdita di biodiversità e indica alcune priorità concrete: uscita dai combustibili fossili, stop al consumo di suolo, gestione dell’acqua, tutela delle aree protette e ripristino degli ecosistemi.
Questa intervista segue quella a Gianni Silvestrini (Direttore scientifico Kyoto Club) e precede quella al prof. Leonardo Becchetti (ordinario di Economia politica all’Universita Tor Vergata di Roma). [vedi tutte le interviste]
Negli ultimi anni si è parlato molto della crisi climatica, mentre la perdita di biodiversità ha avuto generalmente meno spazio nel dibattito politico e nell’opinione pubblica. Eppure le due crisi sono strettamente collegate. Che cosa dovrebbe fare un futuro governo per mettere la tutela della natura sullo stesso piano delle politiche climatiche?
Semplicemente rendersi conto che non c’è differenza alcuna tra le due questioni, interconnesse: la crisi climatica accelera e provoca la perdita di biodiversità, la perdita di biodiversità aggrava la crisi climatica. La prima e cogente esigenza per qualsiasi governo dovrebbe essere fermare senza se e senza ma l’uso dei combustibili fossili, certamente con gradualità (perché sarebbe impossibile uscire d’incanto e senza conseguenze da una dipendenza ormai secolare) ma in tempi stretti e certi. In parallelo dovrebbero essere attivate a ogni livello, nazionale e locale, politiche tese a favorire mobilità alternativa, trasporto pubblico, de-pavimentazione e quant’altro possibile per cercare di ridurre la nostra impronta sul pianeta.
La tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi è entrata esplicitamente nella Costituzione italiana con la modifica degli articoli 9 e 41. A distanza di alcuni anni, ritiene che questa scelta abbia realmente modificato le politiche pubbliche? Che cosa manca perché quei principi costituzionali diventino un criterio effettivo nelle decisioni dello Stato?
Purtroppo no. L’aggiornamento della Carta Costituzionale ha rappresentato un momento fondamentale, direi di crescita culturale e morale, per il nostro Paese ma l’applicazione pratica dei sacrosanti principi introdotti con queste modifiche latita. Faccio solo un esempio tra i tanti possibili: il tentativo costante di allargare le maglie dell’attività venatoria per consentire a uno sparuto gruppo di cittadini che giudicano legittimo uccidere un animale selvatico per divertimento rappresenta uno schiaffo alla stragrande maggioranza degli italiani, che alla caccia è contraria e tutto sommato anche una violazione del principio costituzionale che ci imporrebbe di salvaguardare l’ambiente, e quindi anche la fauna, a beneficio nostro e delle future generazioni. La soluzione? Semplicemente utilizzare gli articoli 9 e 41 come un faro, a guida di ogni provvedimento legislativo. Attuare la Costituzione e non limitarsi ad ammirarla senza darle seguito concreto.
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