domenica 27 settembre 2026

Il viaggio di Peter Van Den Ende: natura, scienza e immaginazione in un silent book

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Il viaggio di Peter Van Den Ende: natura, scienza e immaginazione in un silent book

Cartografie dell’immaginazione, ecologie dello sguardo e poetiche del perturbante: un albo senza parole come dispositivo epistemico

di Paolina Malandrone

Il viaggio, Edizioni Terre di mezzo, 2020 di Peter Van Den Ende si colloca nel solco dei silent book che, negli ultimi due decenni, hanno ridefinito il rapporto tra lettore, immagine e narrazione. L’opera, interamente priva di testo, si presenta come un atlante visionario in cui un piccolo origami a forma di barca attraversa un mondo oceanico popolato da creature, architetture e fenomeni naturali che oscillano tra il reale e il fantastico. La mancanza di parole non costituisce un vuoto ma un invito a un esercizio di interpretazione attiva: il lettore è chiamato a costruire un senso attraverso i processi di inferenza, associazione e immaginazione. In questa ottica, Il viaggio si configura come un dispositivo epistemico: non solo racconta un viaggio, ma mette in scena il viaggio come forma del conoscere, come attraversamento di soglie percettive e cognitive.

Il mare è il grande protagonista del libro, non è uno sfondo, ma un agente narrativo. È un ambiente in continua trasformazione, capace di generare meraviglia e minaccia. La tradizione iconografica occidentale ha spesso attribuito al mare una doppia valenza, luogo del sublime e dell’ignoto, e Van Den Ende si inserisce in questa genealogia di percezioni con una sensibilità contemporanea:

sublime[1] naturale: le tavole in cui la piccola barca si confronta con creature gigantesche o con tempeste monumentali evocano il sublime romantico, ma lo declinano in chiave ecologica: l’umano (o ciò che lo rappresenta) è infinitamente piccolo rispetto alla potenza del mondo naturale, inquietante e perturbante: molte figure marine sono ibride, antropomorfe, enigmatiche. Il mare diventa un luogo freudiano, dove il familiare si trasforma in estraneo, metamorfosi continua: l’oceano è un organismo vivente, un sistema in perenne mutazione. Questa fluidità iconografica rispecchia la fluidità interpretativa richiesta al lettore.

Il viaggio della piccola barca è scandito da una serie di “stazioni” visive che funzionano come soglie narrative. Ogni tavola è un microcosmo dotato di una propria logica interna, spesso governata da regole visive autonome. Van Den Ende costruisce un mondo che richiama le mappe medievali e

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