domenica 23 agosto 2026

Ondate di calore e inquinamento, il doppio rischio che minaccia le città

 tratto da https://ambientenonsolo.com/ondate-di-calore-e-inquinamento-il-doppio-rischio-che-minaccia-le-citta/

dall'articolo di Marco Talluri: "Il caldo estremo favorisce l’accumulo degli inquinanti e la formazione dell’ozono troposferico. Ozono e black carbon danneggiano la salute e contribuiscono al riscaldamento climatico, alimentando un circolo vizioso. Trasporti puliti, edifici efficienti e riduzione delle combustioni possono produrre benefici rapidi.
Le ondate di calore non rappresentano soltanto un’emergenza climatica. Nelle città sono anche una questione di qualità dell’aria, perché le elevate temperature e la stabilità atmosferica possono favorire l’accumulo degli inquinanti e accelerare le reazioni chimiche che producono ozono troposferico.
A richiamare l’attenzione su questo legame è Jane Burston, amministratrice delegata del Clean Air Fund, nell’articolo How tackling super pollutants can help cities reduce the impact of heatwaves.
L’analisi si concentra sui cosiddetti “superinquinanti”, composti che rimangono nell’atmosfera per periodi più brevi rispetto all’anidride carbonica, ma che possono esercitare un forte effetto sul clima nel breve termine. Tra questi figurano metano, black carbon, ozono troposferico e idrofluorocarburi.
Alcune di queste sostanze sono contemporaneamente inquinanti atmosferici e forzanti climatiche. Ridurne le concentrazioni permette quindi di proteggere la salute e rallentare il riscaldamento, con risultati potenzialmente più rapidi rispetto a quelli ottenibili agendo soltanto sulla CO₂. Ciò non sostituisce la necessità di eliminare progressivamente i combustibili fossili: le due strategie devono procedere insieme.
Perché con il caldo l’aria può peggiorare
Durante le ondate di calore l’atmosfera può diventare più stabile e meno ventilata. Gli inquinanti tendono così a disperdersi con maggiore difficoltà e a rimanere concentrati vicino al suolo, soprattutto nelle aree urbane.
Le temperature elevate e l’intensa radiazione solare accelerano inoltre alcune reazioni fotochimiche. L’esempio più evidente è l’ozono troposferico, presente nello strato più basso dell’atmosfera e dannoso per la salute.
A differenza di altri inquinanti, l’ozono non viene emesso direttamente da automobili, caldaie o industrie. Si forma attraverso reazioni che coinvolgono ossidi di azoto, composti organici volatili, monossido di carbonio e metano in presenza di luce solare.
Per questo le concentrazioni possono crescere rapidamente durante le giornate calde e soleggiate, interessando non soltanto le aree nelle quali vengono emessi i precursori, ma anche territori rurali e zone sottovento.
La relazione tra emissioni urbane e concentrazioni di ozono non è sempre lineare: in alcune aree molto trafficate la riduzione dei soli ossidi di azoto può produrre effetti locali complessi. Servono quindi piani basati sui dati, capaci di intervenire in modo coordinato sui diversi precursori e su una scala territoriale più ampia del singolo Comune.
Ozono, conseguenze per salute e lavoro
L’ozono troposferico è un potente ossidante. L’esposizione può irritare le vie respiratorie, ridurre la funzionalità polmonare e aggravare asma e altre patologie respiratorie. I rischi aumentano per bambini, anziani, persone con malattie croniche e lavoratori che svolgono attività fisica all’aperto.
Le concentrazioni elevate sono associate anche a maggiori ricoveri ospedalieri, perdita di giornate lavorative e riduzione della capacità di svolgere attività all’aperto.
Questi effetti diventano particolarmente preoccupanti durante le ondate di calore, quando organismi e sistemi sanitari sono già sottoposti allo stress prodotto dalle temperature elevate.
L’ozono danneggia inoltre la vegetazione e le colture, riducendo la fotosintesi e le rese agricole. Non è quindi soltanto un problema urbano o sanitario, ma anche una minaccia per ecosistemi e sicurezza alimentare.
Black carbon, la componente più scura del particolato
Il black carbon, comunemente chiamato nerofumo o fuliggine, è prodotto dalla combustione incompleta di gasolio, carbone, biomasse e rifiuti. Rappresenta una componente del particolato fine ed è emesso da motori diesel, riscaldamento, incendi, combustioni domestiche e alcune attività industriali.
Rimane nell’atmosfera per un periodo relativamente breve, indicativamente una o due settimane, ma assorbe la radiazione solare e contribuisce al riscaldamento. Quando si deposita su neve e ghiaccio ne riduce la capacità di riflettere la luce, accelerandone la fusione.
Gli effetti sono particolarmente intensi vicino alle fonti. Ridurre il black carbon può quindi determinare miglioramenti locali della qualità dell’aria e benefici climatici in tempi brevi.
Durante le ondate di calore le concentrazioni urbane possono crescere quando le condizioni atmosferiche ostacolano la dispersione. Gli incendi boschivi rappresentano un’ulteriore sorgente: il caldo e la siccità favoriscono gli incendi, che rilasciano particolato e black carbon, contribuendo a loro volta al riscaldamento.
Il circolo vizioso tra caldo e superinquinanti
Ozono troposferico e black carbon alimentano un meccanismo di retroazione:
l’aumento delle temperature rende più frequenti e intense le ondate di calore;
caldo, sole e stagnazione atmosferica peggiorano la qualità dell’aria;
crescono le concentrazioni di ozono e, in determinate condizioni, di particolato e black carbon;
questi inquinanti contribuiscono ulteriormente al riscaldamento;
il rischio di nuove ondate di calore e incendi aumenta.
La Climate andlean Air Coalition stima che l’applicazione delle soluzioni già disponibili per ridurre gli inquinanti climatici di breve durata potrebbe evitare fino a 0,6 °C di riscaldamento entro il 2050.
Il vantaggio di agire sui superinquinanti è la rapidità dei risultati. Ridurre le emissioni dei precursori può abbassare i picchi di ozono in tempi relativamente brevi, mentre il taglio del black carbon produce effetti locali quasi immediati.
Trasporti e mobilità urbana
Il traffico è una fonte importante di ossidi di azoto, monossido di carbonio e composti organici volatili coinvolti nella formazione dell’ozono. I veicoli diesel emettono inoltre particolato e black carbon, soprattutto se più vecchi o dotati di sistemi di abbattimento inefficienti.
Elettrificazione del trasporto pubblico e privato, zone a basse emissioni, riduzione del traffico, mobilità pedonale e ciclabile possono contribuire a diminuire queste emissioni.
Il Clean Air Fund cita l’esperienza di Londra, dove la Ultra Low Emission Zone e le politiche di riduzione del traffico hanno abbassato gli ossidi di azoto. La città ha inoltre adottato un piano specifico per il caldo estremo, riconoscendo la necessità di affrontare insieme temperature, salute e vulnerabilità urbana.
Le misure sul traffico devono essere integrate con interventi di adattamento: alberature, spazi ombreggiati, materiali meno capaci di accumulare calore, accesso all’acqua e servizi pubblici preparati alle emergenze.
Anche gli edifici producono i precursori dell’ozono
Riscaldamento e produzione di calore negli edifici sono un’altra fonte di emissioni. Caldaie alimentate a carbone, gasolio, biomassa e gas possono rilasciare ossidi di azoto, composti organici volatili, monossido di carbonio e, nel caso delle combustioni più inquinanti, black carbon.
Il passaggio a pompe di calore alimentate da elettricità rinnovabile, reti di teleriscaldamento pulite e riqualificazione energetica consente di ridurre consumi ed emissioni.
L’efficienza degli edifici è rilevante anche durante l’estate. Isolamento, schermature solari, ventilazione, tetti e pareti verdi possono limitare il surriscaldamento interno e ridurre la domanda di climatizzazione, evitando che la risposta al caldo determini nuovi picchi nei consumi energetici.
Integrare qualità dell’aria e piani per il caldo
Molte città dispongono di piani per le ondate di calore e di programmi per la qualità dell’aria, ma i due strumenti vengono spesso elaborati separatamente.
Il legame tra alte temperature e inquinamento richiede invece sistemi coordinati di monitoraggio, previsione e allerta. Le comunicazioni alla popolazione dovrebbero considerare insieme temperatura, ozono e particolato, indicando i momenti nei quali ridurre l’attività fisica all’aperto e proteggere le persone più vulnerabili.
Occorre inoltre inserire l’ozono troposferico nelle strategie climatiche e nelle decisioni di investimento, riconoscendone la doppia natura di inquinante atmosferico e gas serra.
Ridurre i superinquinanti non rende soltanto l’aria più pulita. Può aiutare le città a contenere nel breve periodo il riscaldamento, diminuire la pressione sui servizi sanitari e rendere le comunità più resilienti alle ondate di calore. "
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