lunedì 24 agosto 2026

Di chi è il vento?

 tratto da https://ambientenonsolo.com/di-chi-e-il-vento/

Di chi è il vento?

Dì Fabio Cavallari

Gli articoli di Fabio per Ambientenonsolo – l’ebook “L’ambiente siamo noi” con gli scritti di Fabio Cavallari

Il 13 agosto The Guardian ha raccontato una giornata che potrebbe sembrare ordinaria e che invece contiene una delle contraddizioni politiche della transizione energetica. Nel Regno Unito faceva caldo e c’era poco vento. Alle dieci del mattino circa un quinto dell’elettricità consumata nel Paese arrivava dall’Europa continentale. La sola Francia forniva 3,54 gigawatt, l’11 per cento della domanda britannica e più del doppio di quanto producesse in quel momento l’intero parco eolico del Regno Unito. Quando il vento manca da una parte, l’energia arriva da un’altra. È uno dei principi elementari sui quali si sta costruendo il nuovo sistema elettrico europeo.

Più aumentano le fonti rinnovabili, più questa relazione diventa importante. Sole e vento hanno un difetto soltanto se continuiamo a pensare l’energia come qualcosa che deve essere prodotto nello stesso luogo e nello stesso momento in cui viene consumato. Una rete più estesa, accumuli adeguati e interconnessioni tra Paesi permettono invece di compensare ciò che manca qui con ciò che in quel momento è disponibile altrove. La transizione energetica, prima ancora che sostituire una fonte con un’altra, sta trasformando un insieme di sistemi nazionali in un sistema di dipendenze reciproche.

E proprio qui compare un paradosso. Mentre l’energia diventa più interdipendente, la politica torna a parlare il linguaggio della sovranità.

La Norvegia ha frenato nuovi progetti di interconnessione dopo le proteste per l’aumento dei prezzi interni. In Svezia sono cresciute le resistenze verso nuove connessioni e Stoccolma è arrivata a minacciare limitazioni alle esportazioni di elettricità nella disputa europea su chi debba sostenere i costi delle reti. In Francia il Rassemblement National propone di uscire dal sistema europeo di formazione e condivisione del mercato elettrico, sostenendo che in questo modo i francesi potrebbero pagare meno. Non sono episodi marginali. Dicono che la transizione energetica sta incontrando una domanda politica molto più antica delle tecnologie che dovrebbe governare. Perché l’energia prodotta qui dovrebbe servire qualcuno che vive altrove?

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