tratto da https://ambientenonsolo.com/incendi-in-algeria-il-fumo-attraversa-il-mediterraneo-mentre-sullitalia-arriva-la-polvere-del-sahara/
dall'articolo di Marco Talluri: "Una vasta emergenza incendi sta colpendo il nord dell’Algeria, con almeno 12 vittime e 54 feriti. Le immagini satellitari di Copernicus mostrano grandi pennacchi di fumo spingersi verso est sul Mediterraneo, fino all’area compresa tra Tunisia e Sicilia. Nelle stesse ore un’importante intrusione di polvere sahariana ha raggiunto anche l’Italia, dove le misure del CNR-ISAC a Monte Cimone hanno registrato concentrazioni di PM10 prossime a 100 µg/m³. Due fenomeni diversi che, quasi contemporaneamente, stanno modificando la composizione dell’atmosfera sul Mediterraneo centrale.
Una grave emergenza incendi sta interessando da alcuni giorni il nord dell’Algeria. Secondo i dati disponibili al 28 agosto 2026, il bilancio è di almeno 12 morti e 54 feriti, sei dei quali in condizioni critiche. Le vittime sono state registrate soprattutto nelle province di Jijel, Béjaïa e Tizi Ouzou: cinque a Jijel, quattro a Béjaïa e tre a Tizi Ouzou. Le autorità algerine hanno segnalato oltre 150 incendi in una sola giornata, in una situazione resa particolarmente critica da temperature eccezionalmente elevate e forti venti.
Ma gli effetti degli incendi non si fermano alle aree direttamente raggiunte dalle fiamme. Le grandi quantità di fumo immesse nell’atmosfera vengono trasportate dalle correnti anche per centinaia o migliaia di chilometri, trasformando un incendio locale in un problema di qualità dell’aria su scala molto più vasta.
Il fumo degli incendi algerini sul Mediterraneo
Un’immagine acquisita il 27 agosto da uno dei satelliti Copernicus Sentinel-3 mostra con particolare evidenza quanto sta accadendo. I pennacchi provenienti dagli incendi lungo la costa settentrionale dell’Algeria si estendono verso est sul Mediterraneo e lungo la costa nordafricana in direzione della Tunisia. Altri strati di fumo sono visibili più a est, sul mare tra Tunisia e Sicilia. Le colonne che si innalzano in prossimità della costa algerina indicavano inoltre che diversi incendi erano ancora attivi al momento del passaggio del satellite.
L’immagine satellitare è particolarmente significativa perché documenta contemporaneamente due differenti fenomeni di trasporto atmosferico. Oltre al fumo degli incendi, più a ovest è infatti ben distinguibile un vasto pennacchio di polvere proveniente dal Sahara. Fumo da biomassa e particolato minerale desertico erano quindi presenti nello stesso momento in differenti settori del Mediterraneo centrale.
Non significa necessariamente che fumo e polvere abbiano interessato con la stessa intensità gli stessi territori al suolo: le masse di aerosol possono infatti viaggiare a quote differenti e seguire traiettorie diverse. L’immagine restituisce però con grande efficacia la complessità della circolazione atmosferica mediterranea e mostra come sorgenti molto lontane possano influenzare in poche ore vaste regioni.
Sul Monte Cimone PM10 vicino a 100 µg/m³
Proprio nelle stesse ore l’arrivo della polvere sahariana è stato osservato direttamente anche in Italia. La nota diffusa dal CNR-ISAC documenta un significativo episodio di trasporto di particolato presso l’Osservatorio climatico Ottavio Vittori di Monte Cimone, a 2.165 metri di quota nell’Appennino settentrionale.
A partire dalle prime ore del 27 agosto gli strumenti hanno rilevato un rapido aumento delle particelle grossolane superiori a un micrometro, tipiche della polvere minerale desertica. La concentrazione di PM10 ha raggiunto valori prossimi a 100 µg/m³, mentre il numero delle particelle grossolane è salito fino a circa 5 particelle per centimetro cubo, oltre dieci volte la soglia di riferimento utilizzata dall’Osservatorio.
L’effetto era visibile anche a occhio nudo. Le immagini della webcam riportate nella nota CNR mostrano il passaggio, fra il 26 e il 27 agosto, da una situazione di buona visibilità a un’atmosfera fortemente velata. La visibilità è scesa da oltre 20 chilometri a circa 12 chilometri.
Una nube di polvere estesa per chilometri in altezza
Il fenomeno non ha riguardato soltanto gli strati più vicini al terreno. Le osservazioni lidar effettuate a Monte Cimone hanno individuato aerosol distribuiti attraverso diversi chilometri di troposfera, con strutture particolarmente intense tra 2 e 5 chilometri di quota, successivamente discese verso gli strati inferiori dell’atmosfera.
Le retrotraiettorie ricostruite con il modello NOAA HYSPLIT hanno confermato l’origine sahariana della massa d’aria, mentre le previsioni CAMS indicavano contemporaneamente concentrazioni elevate di aerosol e polvere sull’Italia e sul Mediterraneo. La combinazione di misure al suolo, remote sensing e modellistica permette quindi di ricostruire anche tridimensionalmente il percorso delle masse di particolato.
Il dato è rilevante anche dal punto di vista della qualità dell’aria. Sul Monte Cimone il PM10 ha ampiamente superato i 45 µg/m³ indicati dall’Organizzazione mondiale della sanità come valore guida per la media giornaliera, mostrando quanto un episodio di origine naturale possa contribuire alle concentrazioni di particolato misurate anche a grande distanza dalle aree desertiche.
Fumo e sabbia: aerosol diversi, un problema comune per l’atmosfera
Fumo degli incendi e polveri desertiche hanno caratteristiche molto differenti. Gli incendi producono una miscela complessa di gas e particelle, fra le quali il PM2,5 riveste particolare importanza sanitaria perché può penetrare profondamente nell’apparato respiratorio. Le polveri sahariane sono invece costituite prevalentemente da particelle minerali più grandi e possono incidere soprattutto sulla componente grossolana del PM10.
Entrambi i fenomeni dimostrano però quanto la qualità dell’aria non dipenda esclusivamente dalle emissioni prodotte nelle città o nei territori immediatamente circostanti. L’atmosfera trasporta gli aerosol su scala regionale e continentale e può sovrapporre sorgenti differenti, naturali e antropiche, rendendo indispensabile integrare le reti di misura locali con osservazioni satellitari, strumenti in quota e modelli di previsione.
L’Osservatorio di Monte Cimone ha proprio questa funzione: situato oltre i 2.000 metri e lontano dalle principali sorgenti locali di inquinamento, è la principale stazione italiana per lo studio della composizione dell’atmosfera in quota e l’unica GAW-WMO Global Station italiana e mediterranea. Le sue osservazioni consentono di distinguere gli episodi di trasporto a lunga distanza dalle variazioni dovute alle sorgenti locali e di studiare le interazioni fra aerosol, qualità dell’aria e clima.
Fire Emissions Watch: seguire gli incendi quasi in tempo reale
In questo contesto assume particolare interesse il nuovo strumento messo a disposizione dal Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS). Si chiama Fire Emissions Watch ed è un’applicazione interattiva che permette di esplorare quasi in tempo reale l’attività degli incendi e le relative emissioni in tutto il mondo.
Il sistema utilizza il dataset Global Fire Assimilation System (GFAS), basato sulle osservazioni satellitari, per stimare le emissioni prodotte dagli incendi. Queste informazioni vengono integrate con le previsioni del modello atmosferico dell’ECMWF, permettendo di seguire anche il successivo trasporto dei pennacchi di fumo. È possibile consultare valori giornalieri, mensili e cumulativi dall’inizio dell’anno, mettendo gli eventi in corso a confronto con la serie storica. Fire Emissions Watch – Copernicus CAMS
Un Mediterraneo attraversato dagli aerosol
L’immagine del 27 agosto offre quindi una fotografia particolarmente efficace del Mediterraneo come spazio atmosferico interconnesso. A sud, gli incendi algerini rilasciano fumo che attraversa il mare; dal Sahara vengono sollevate grandi quantità di polvere minerale che raggiungono l’Europa; in Italia gli strumenti di Monte Cimone riescono a misurarne l’arrivo e a seguirne l’evoluzione verticale.
Sono fenomeni differenti e non vanno confusi, ma la loro simultaneità ricorda quanto sia importante seguire non soltanto ciò che viene emesso, ma anche dove viene trasportato. Per gli incendi, soprattutto, il danno non coincide con la superficie percorsa dalle fiamme: il fumo può trasformarsi in un’esposizione sanitaria a grande distanza, coinvolgendo popolazioni che non vedono alcun incendio all’orizzonte.
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