domenica 30 agosto 2026

Cosa resta dopo gli incendi? Terreni più impermeabili, detriti e rischio di frane. Viaggio nel parco nazionale della Val Grande colpito dai roghi: “Ora i boschi vanno gestiti diversamente, servono più risorse” di Simone Bauducco. Dal primo luglio a metà agosto, gli incendi nell'alto Piemonte non si sono mai fermati. La biologa: “Il bosco non tornerà più come prima. Ci vorranno decenni”

 tratto da https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/08/30/cosa-resta-dopo-gli-incendi-terreni-piu-impermeabili-detriti-e-rischio-di-frane-viaggio-nel-parco-nazionale-della-val-grande-colpito-dai-roghi-ora-i-boschi-vanno-gestiti-diversamente-ser/8490787/

dall'articolo di Simone Bauducco: "Metà verde e metà marrone. I boschi del parco nazionale della Val Grande, nell’alto Piemonte, sembrano dividersi a metà dopo gli incendi di quest’estate. Dal primo luglio a Ferragosto le fiamme hanno colpito senza interruzione diversi punti del parco. “Trecentocinquanta ettari di parco” racconta il presidente Luigi Spadone (600 se si considera tutta l’Ossola), mentre sale insieme a Ilfattoquotidiano.it nelle zone più colpite dai roghi. Nell’aria si sente ancora la puzza di bruciato. Sul terreno è rimasta la cenere. “Il fuoco ha tolto quella copertura vegetale che preservava i versanti – spiega il geologo e direttore del parco Michele Zanella – la cenere mista a detriti ha creato una superficie molto più impermeabile rispetto a quando c’era il sottobosco, dunque con le forti piogge l’acqua scorre più velocemente”. E le conseguenze si sono già viste. Le prime piogge hanno generato colate di fango e detriti che hanno colpito la rete sentieristica del parco. Ma quanto ci vorrà per recuperare la vegetazione? “I tempi non sono quelli dell’uomo – precisa la biologa Cristina Movalli che segue il servizio di conservazione della natura del parco – ci sono specie che crescono più velocemente e sicuramente recupereranno prima ma ci vorranno decenni. Il bosco non tornerà come prima, ci potranno essere dei cambiamenti di specie con quelle più resistenti che potranno colonizzare più velocemente il luogo”.
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