tratto da https://ambientenonsolo.com/abbiamo-fallito-ma-vedo-ancora-una-speranza/
Abbiamo fallito! Ma vedo ancora una speranza!

di Francesco Cancellieri
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Sono consapevole che la mia riflessione toccherà le corde più profonde e dolorose della nostra identità. C’è un’angoscia strisciante nel vedere la propria terra trasformarsi, ed è un’angoscia che si scontra con l’assurda normalità della nostra routine.
Ecco un racconto che cerca di dare voce a questo scenario, tra la cronaca di un disastro annunciato e il peso del nostro fallimento collettivo.
Il crepuscolo dell’Isola: cronaca di un fallimento collettivo
Verrà un giorno, o forse è già arrivato in silenzio, in cui il vento di scirocco smetterà di portare solo sabbia e inizierà a spazzare via i ricordi di ciò che eravamo. Guarderemo fuori dalla finestra e, sotto un cielo di un azzurro sbiadito, quasi metallico, ci accorgeremo che della nostra Sicilia non è rimasto più niente.
Eppure, il paradosso più atroce non sarà il paesaggio arido, ma la nostra ostinata, cieca, teatrale normalità.
La dissonanza della nostra quotidiana sopravvivenza
Continueremo a scendere in strada ogni mattina. Metteremo in moto le auto nel traffico di città circondate da colline color cenere, lamentandoci dei semafori e del parcheggio, mentre l’aria intorno a noi vibrerà per il calore come in un miraggio perenne. Prenderemo il nostro caffè al bar, sfogliando notizie di fiumi prosciugati e invasi ridotti a pozzanghere di fango screpolato, e poi cambieremo discorso, parlando di calcio, di politica politicante, di vacanze che non sapremo più dove trascorrere.
Siamo diventati maestri nell’arte della rimozione. Abbiamo costruito una corazza di assuefazione così spessa che persino l’apocalisse ci sembra solo un altro fastidio da tollerare.
Le temperature supereranno ogni statistica nota per oltre un mese. I termometri segneranno numeri che un tempo avrebbero giustificato lo stato di calamità nazionale, e noi li declasseremo a “un’estate particolarmente calda”. Accenderemo i condizionatori al massimo, chiudendoci in bolle di aria artificiale, ignorando che fuori da quelle finestre stiamo letteralmente cuocendo il nostro futuro.
I profeti inascoltati e la memoria della Natura
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