tratto da https://ambientenonsolo.com/leuropa-si-scalda-quasi-due-volte-piu-del-pianeta-il-nuovo-indicatore-dellagenzia-europea-dellambiente/
Il riscaldamento globale prosegue, ma non procede ovunque alla stessa velocità. E l’Europa continua a essere una delle aree nelle quali l’aumento delle temperature è più rapido. L’aggiornamento dell’indicatore sulle temperature globali ed europee pubblicato dall’Agenzia europea dell’ambiente (EEA) restituisce un quadro particolarmente netto: nel decennio 2016-2025 la temperatura media globale è stata tra 1,24 e 1,32 °C superiore al livello preindustriale, mentre sulle terre emerse europee l’aumento ha raggiunto 2,20-2,29 °C,
In altre parole, mentre il Pianeta si avvicina sempre più alla soglia indicata dall’Accordo di Parigi, l’Europa sta già sperimentando un riscaldamento prossimo ai due gradi e mezzo rispetto all’epoca preindustriale. Una differenza che aiuta a comprendere perché nel continente gli effetti del cambiamento climatico – dalle ondate di calore alle siccità, dagli incendi agli eventi meteorologici estremi – stiano diventando sempre più evidenti.
Gli ultimi dieci anni sono i più caldi mai registrati
La serie storica dell’EEA mostra con chiarezza l’accelerazione in corso. La temperatura media globale vicino alla superficie è cresciuta costantemente dalla fine del XIX secolo, ma dagli anni Settanta il ritmo dell’aumento è arrivato a circa 0,2 °C per decennio.
Il riscaldamento registrato negli ultimi cinquant’anni è stato più rapido di quello osservato in qualsiasi altro periodo di mezzo secolo da almeno duemila anni. E i dieci anni dal 2016 al 2025 sono stati i più caldi mai registrati.
Il primato assoluto resta al 2024. Tutti i dataset utilizzati dall’Agenzia europea dell’ambiente lo classificano come l’anno più caldo della serie, con un’anomalia compresa fra +1,51 e +1,60 °C rispetto al periodo preindustriale 1850-1900.
Il 2025 ha fatto registrare temperature leggermente inferiori, tornando appena sotto la soglia di +1,5 °C nella media annuale globale. Ma questo non cambia la tendenza di fondo.
Cosa significa avere superato 1,5 °C nel 2024
Il superamento della soglia di 1,5 °C in un singolo anno non significa che l’obiettivo dell’Accordo di Parigi sia già formalmente fallito. È una distinzione importante.
L’obiettivo internazionale si riferisce infatti al riscaldamento medio di lungo periodo, valutato su un periodo di circa vent’anni, non alla temperatura registrata durante un singolo anno. Il 2024 è stato però il primo anno solare nel quale la temperatura media globale ha oltrepassato la soglia di 1,5 °C rispetto all’epoca preindustriale.
È quindi un segnale molto forte della direzione nella quale si sta muovendo il sistema climatico.
Su Ambientenonsolo avevamo seguito passo dopo passo questa evoluzione, fino alla conferma dell’Organizzazione meteorologica mondiale che aveva quantificato per il 2024 una temperatura media globale di circa 1,55 °C sopra il periodo 1850-1900.
Europa: oltre 2,2 °C di riscaldamento nell’ultimo decennio
È soprattutto il confronto con l’Europa a rendere particolarmente significativo l’indicatore EEA.
Nel periodo 2016-2025, mentre il riscaldamento medio globale è stato compreso fra 1,24 e 1,32 °C, quello delle terre emerse europee ha raggiunto 2,20-2,29 °C rispetto all’epoca preindustriale.
Il 2025 è stato il secondo anno più caldo mai registrato in Europa secondo la maggior parte dei dataset considerati, con anomalie comprese fra +2,56 e +2,71 °C rispetto ai livelli preindustriali. Il record europeo rimane quello del 2024.
Le aree nelle quali il riscaldamento osservato è stato particolarmente intenso comprendono l’Europa orientale, la Scandinavia e la parte orientale della penisola iberica.
Non è una novità improvvisa. Lo European State of the Climate 2024, di cui abbiamo parlato su Ambientenonsolo, aveva già mostrato come l’Europa fosse il continente che si riscalda più rapidamente, con un aumento delle temperature molto superiore alla media mondiale.
Perché l’Europa si riscalda più velocemente
Una parte della differenza deriva dal fatto che le terre emerse si riscaldano più rapidamente degli oceani. L’Europa è inoltre interessata da diversi meccanismi climatici regionali, comprese le modificazioni della circolazione atmosferica, la riduzione della neve e del ghiaccio nelle regioni settentrionali e l’influenza del rapido riscaldamento dell’Artico.
Il risultato è che il valore medio globale non descrive pienamente ciò che accade sul continente europeo. Anche un aumento globale apparentemente contenuto può tradursi in variazioni regionali decisamente superiori.
Ed è proprio la dimensione regionale che conta quando si valutano gli effetti sulla salute, sull’agricoltura, sulle risorse idriche, sugli ecosistemi e sulle città.
Il futuro dipende dalle emissioni
L’indicatore EEA non guarda soltanto al passato. Utilizzando le proiezioni climatiche CMIP6 impiegate anche dall’IPCC, mostra quanto possano divergere le traiettorie future a seconda delle emissioni di gas serra.
A livello mondiale, entro la fine del secolo il riscaldamento rispetto all’epoca preindustriale è stimato in 2,1-3,5 °C nello scenario intermedio SSP2-4.5 e in 3,3-5,7 °C nello scenario ad alte emissioni SSP5-8.5.
Soltanto gli scenari caratterizzati da una forte e rapida riduzione delle emissioni mantengono una possibilità di restare entro gli obiettivi dell’Accordo di Parigi: nello scenario SSP1-1.9 il riscaldamento alla fine del secolo è stimato fra 1 e 1,8 °C, mentre nello scenario SSP1-2.6 l’intervallo previsto è 1,3-2,4 °C.
Sono scenari che presuppongono una trasformazione profonda: fortissima riduzione delle emissioni nei prossimi decenni e raggiungimento di emissioni nette di CO₂ pari a zero, seguito in alcuni scenari da emissioni nette negative.
In Europa il rischio è ancora maggiore
Anche nel futuro l’Europa dovrebbe continuare a riscaldarsi più rapidamente della media mondiale.
Le proiezioni mostrano inoltre differenze importanti all’interno del continente. Gli aumenti maggiori sono attesi nell’Europa nord-orientale, nella Scandinavia settentrionale e nelle aree interne dei Paesi mediterranei. Il riscaldamento relativamente minore è invece previsto nell’Europa occidentale, in particolare Regno Unito, Irlanda, Francia occidentale, Benelux e Danimarca.
Per l’area mediterranea, dunque, il messaggio assume una rilevanza particolare. Non si tratta soltanto di convivere con estati mediamente più calde: l’aumento della temperatura di fondo modifica la probabilità e l’intensità degli estremi climatici e aumenta l’esposizione di popolazioni, territori ed ecosistemi.
Mitigazione e adattamento non sono alternative
I dati dell’EEA ricordano anche perché mitigazione e adattamento devono procedere contemporaneamente.
Una parte del cambiamento climatico è ormai presente e richiede città più preparate alle ondate di calore, sistemi sanitari capaci di proteggere le persone più vulnerabili, una migliore gestione dell’acqua, territori più resilienti a siccità, incendi e precipitazioni estreme e una diversa progettazione degli spazi urbani.
Ma l’adattamento non può sostituire la riduzione delle emissioni. La distanza fra un mondo che riesce a contenere il riscaldamento vicino a 1,5-2 °C e uno che procede verso 3, 4 o più gradi non è una semplice differenza numerica: significa livelli radicalmente diversi di rischio per società ed ecosistemi.
L’EEA sottolinea infatti che, senza drastici tagli alle emissioni globali di gas serra, è probabile che il limite dei 2 °C venga superato prima del 2050.
Ogni frazione di grado conta
Forse è proprio questo il dato più importante da ricavare dai grafici dell’Agenzia europea dell’ambiente. Il cambiamento climatico non è un interruttore che si accende quando vengono raggiunti 1,5 o 2 °C. Ogni ulteriore incremento della temperatura aumenta i rischi.
E l’Europa mostra già oggi che una media globale può nascondere trasformazioni regionali molto più intense.
Il decennio più caldo mai osservato, il superamento annuale di 1,5 °C nel 2024 e gli oltre 2,2 °C di riscaldamento medio registrati sulle terre europee nell’ultimo decennio non sono tre fenomeni distinti. Sono diverse misure dello stesso processo.
La questione non è più se il clima stia cambiando. I dati osservativi lo mostrano ormai con una chiarezza difficilmente contestabile. La variabile ancora nelle nostre mani è quanto ulteriore riscaldamento siamo disposti a produrre.
Per approfondire su Ambientenonsolo
Lo Stato del Clima in Europa nel 2024 – il quadro di Copernicus e WMO sul continente che si sta riscaldando più rapidamente.
1,55 °C sopra il livello preindustriale: la WMO conferma il record del 2024 – il bilancio dell’anno più caldo mai registrato.
Le temperature dovrebbero rimanere a livelli record o vicine nei prossimi cinque anni – le prospettive climatiche globali della WMO.
Copernicus: estate 2024, la più calda registrata a livello globale e per l’Europa – uno dei segnali più evidenti dell’accelerazione recente.Ho utilizzato l’aggiornamento EEA attualmente online, che comprende già i dati fino al 2025: è più recente della versione indicizzata in alcuni risultati di ricerca che si fermava al 2024. Aggiornami sui nuovi indicatori climatici EEA
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