tratto da https://ambientenonsolo.com/riforestazione-non-compensare-costruire/
Riforestazione. Non compensare. Costruire.

di Fabio Cavallari
[Gli articoli di Fabio Cavallari per Ambientenonsolo]
Non basta piantare alberi. Serve sapere perché. Serve sapere dove. E serve sapere per chi. La riforestazione non è un gesto poetico. È una scelta politica. Una strategia industriale. Un progetto economico. L’errore più grande è considerarla un’azione riparatoria, un modo per farsi perdonare. La vera riforestazione non è pentimento. È visione. È radice del futuro. In Italia ci sono centinaia di migliaia di ettari agricoli abbandonati. Spazi che potrebbero ospitare foreste produttive. Rigenerare suolo. Proteggere biodiversità. Rallentare l’erosione. Trattenere acqua. Assorbire anidride carbonica. Invece li lasciamo marcire. Ci diciamo sostenibili, ma ci manca una politica del verde. Una politica capace di legare ambiente, sviluppo e futuro. Ci manca una cultura del bosco. Non il culto romantico della passeggiata tra i pini, ma l’idea che un albero sia parte dell’economia. Parte della salute pubblica. Parte dell’educazione civica. La forestazione urbana, ad esempio, è uno dei capitoli più ignorati della transizione. Eppure, è tra i più efficaci. Riduce le isole di calore. Migliora la qualità dell’aria. Abbassa lo stress termico. Migliora la vivibilità delle periferie. Rende le città meno ostili. Serve un patto pubblico-privato. Un’alleanza di lungo periodo. Serve che le imprese non piantino alberi solo per alleggerire i bilanci di sostenibilità. Serve che i Comuni non li usino solo per i bandi europei. Serve che i cittadini li vivano. Che li rispettino. Che li conoscano.
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